Savio Savino
Con questa pubblicazione la Società
Operaia di Mutuo Soccorso di Valperga, intende degnamente
ricordare, in occasione del 55° anniversario della
Liberazione, la nobile figura di Savio Savino.
Persona che ha lasciato nella comunità valperghese
un'impronta indelebile: fervente antifascista partecipò
attivamente alla Resistenza, fece parte del C.L.N. valperghese,
fu Sindaco di Valperga, amministratore della Società
Operaia e ideatore della Fondazione che porta il suo
nome.
Un ringraziamento va al Comune di Valperga e alla sezione
A.N.P.I. di Valperga che, con il loro contributo, hanno
concorso alla realizzazione di questa pubblicazione.
Un particolare ringraziamento a tutti coloro che con
idee, suggerimenti, ricerche e scritti hanno collaborato
alla stesura del testo.
Confidiamo che questo omaggio alla figura e all'opera
di Savio Savino venga apprezzato dai valperghesi, e
che il suo ricordo rimanga sempre parte viva nella memoria
collettiva della comunità.
Valperga, 25 aprile 2000 Il Presidente della Società
Operaia
di Valperga
(Vernetti Rosina Adriano)
Un ricordo di Savino Savio
di Angelo Paviolo
Stabilire, nelle volontà testamentarie, l'istituzione
di una borsa di studio a proprio nome può anche
essere solo il desiderio di non morire del tutto, di
essere ricordato in qualche modo, di lasciare una traccia
di sé. Talora è invece soprattutto un
messaggio di incoraggiamento per le generazioni che
vengono, un atto di fede nel futuro, una forma anche
inconscia di educazione della società e soprattutto
un esempio di filantropia al di là della propria
vita.
Questo lo vediamo in particolare in persone che chiudendo
la loro esistenza lasciano assieme all'eredità
di una borsa di studio una più grande eredità
di ricordi e di esempi, di una vita generosa e attiva,
di onestà limpida e di impegno sociale. E' certo
il caso di Savino Savio che fu esempio per tutti, anche
per coloro che non condividevano le sue idee politiche
dai quali fu sempre rispettato, anche perché,
figura di spicco di un partito strettamente dogmatico,
fu tollerante verso le idee altrui, rispettoso di ogni
uomo, mai superbo nei momenti della vittoria, sempre
dignitoso anche durante le persecuzioni.
Non poté seguire cicli regolari di scuola come
avrebbe voluto, per ragioni economiche familiari, che
gli imposero questa rinuncia e l'obbligo del lavoro
fin da giovanissimo; ma si fece un piano personale di
studi, in cui la sua innata curiosità lo portava
a spaziare in campi diversi, anche in forme non sempre
organiche, che tuttavia gli permisero una cultura a
vasto raggio, con le caratteristiche lacune degli autodidatti,
ma con la forza grande delle conquiste quotidiane e
la fierezza interiore dell'uomo che si forma da sé.
Si avvicinò alla politica per cercarvi una risposta
comune ai troppi "perché" personali
che rimanevano senza spiegazioni; subì le persecuzioni
del fascismo senza piegarsi, ma aspettando con pazienza
il momento della vittoria: che per lui non fu rivalsa,
non fu prepotenza, non fu violenza.
Ma nell'attesa non aveva perso tempo: si era fatto,
con l'esempio e senza supponenza, maestro di nuove tecniche
agrarie, aveva aperto orizzonti nuovi e si era creato
un'attività moderna nel mondo antico e generoso
della campagna.
Fu membro della Resistenza, fu Sindaco del suo paese,
con umiltà e umanità. Non abbandonò
mai il lavoro duro e poco remunerativo della campagna,
che gli garantiva spazi in cui vivere e libertà
per cui vivere. Non era per lui il mondo dei vinti,
e non fu solo il mondo dei ricordi e delle speranze.
Capì a fondo anche i problemi di chi aveva lasciato
la campagna per l'officina, perché sapeva che
lì una parte notevole delle forze del lavoro
giovanile avrebbe trovato un'occupazione diversa da
quella del piccolo, isolato, spesso chiuso lavoro dei
campi.
Maestro nell'impegno politico e civico, maestro per
la dignità contro le violenze durante gli anni
bui e di tolleranza nel momento della libertà,
maestro di tecnica agraria sul lavoro: ma ancora sentiva
nel cuore quell'ingiustizia subita da bambino, quando,
allorché i ricchi potevano andare alla scuola,
alla sua povertà non rimaneva che il lavoro dei
campi.
Savio Savino e il suo tempo
Savio Savino nacque a Valperga, in
località Puet, il 17 febbraio 1898 da una povera
e modesta famiglia contadina.
Dopo aver frequentato le scuole elementari, pur dimostrando
grande inclinazione e passione per lo studio, dovette
aiutare il padre Domenico e la madre Caterina nei lavori
del piccolo podere agricolo, perché gli stessi
non avevano la possibilità finanziaria di farlo
continuare negli studi. Tale grande passione, però,
lo spinse ed invogliò per tutta la vita ad una
intenso impegno come autodidatta: letture, consultazioni,
frequenze di corsi serali gli permisero di formare ed
ampliare le sue conoscenze.
Partecipò come soldato alla prima Guerra Mondiale,
finita la guerra iniziò la sua militanza, di
convinto e fervente antifascista, nelle file del Partito
Comunista Italiano. Fu vittima di persecuzioni ed angherie
da parte degli squadristi locali, nel 1922 subì
bastonature e l'umiliazione di essere costretto a bere
l'olio di ricino.
Per non incorrere nelle imboscate notturne dovette molte
volte dormire fuori casa, una sera squadristi provenienti
da Cuorgnè irruppero nella sua casa, non trovandolo
se la presero con la madre insultandola e schiaffeggiandola.
Costretto al silenzio dall'affermarsi della dittatura
fascista , Savio Savino si dedicò con impegno
ai lavori della terra, non volle essere un contadino
conservatore, ma ricercò innovazioni e modifiche,
che avrebbero consentito migliori utilizzi dei fondi.
Dai Puet si trasferì, con la sorella Angela,
ai Boggi di Sotto ed iniziò la attività
di vivaista-frutticoltore.
La sua passione per gli alberi da frutto ed il suo impegno
come autodidatta gli permisero di diventare un esperto
in materia.
La ricerca di innovazione lo portò, in società
con il suo coetaneo Bertotti Giovanni a intraprendere
una coltivazione che fece molto discutere i contadini
dell'epoca. In un appezzamento di terra, coltivato a
vigneto, in località Piantanuovo, i due soci
decisero di attuare un esperimento agricolo: estirparono
le viti, tra lo sbalordimento generale, e piantarono
centinaia di alberi di pero. Era il '34, le novità
erano viste come stranezze, l'estirpare le viti era
una bestemmia. I due soci continuarono imperterriti
nel loro progetto ed ebbero successo. La morte prematura
di Bertotti Giovanni costrinse Savio Savino a continuare
da solo l'attività. Egli alternò l'impegno
per il frutteto con la cura del vivaio e con la vendita
delle piante, nei mercati.
Partiva all'alba con la bicicletta, alla quale legava
le piante da vendere, e raggiungeva i vari mercati canavesani
percorrendo notevoli distanze. Questa sua attività
gli permise di organizzare una rete clandestina di collegamento
tra gli antifascisti dei diversi paesi, e quando il
25 luglio del 1943 cadde il fascismo, fu tra gli organizzatori
delle prime esperienze democratiche. Dopo l'armistizio
dell'8 settembre del 1943 e il ritorno del fascismo
con la Repubblica Sociale, Savio Savino dovette rientrare
nella clandestinità e fu un importante organizzatore
della Resistenza canavesana. Alla Liberazione fece parte
del primo C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale)
valperghese, in rappresentanza del Partito Comunista,
assieme al geom. Domenico Cibrario (P.C.I.), all'avvocato
Ferruccio Pastore (P.S.I.) ed a Savio Giuseppe (D.C.).
Con l'avvento della democrazia, l'impegno politico e
sociale di Savio Savino non ebbe soste: fu candidato
all'Assemblea Costituente del 1946 nelle file del Partito
Comunista per il Collegio Torino-Novara-Vercelli, fu
candidato per il Fronte Popolare (P.C.I - P.S.I.) nelle
elezioni politiche per la Camera dei Deputati del 18
aprile 1948. In entrambe le consultazioni ebbe un buon
consenso di suffragi. Nell'autunno del 1948, al 24 ottobre,
si tennero a Valperga le prime elezioni comunali dove
parteciparono tre liste: una di sinistra, una di ispirazione
democristiana ed una di rappresentanza contadina. Vinse
la lista di sinistra e Savio Savino venne eletto Sindaco,
carica che ricoprì fino al 1953. Furono cinque
anni difficili, bisognava ricostruire e le risorse erano
scarse, egli governò ed amministrò Valperga
con grande spirito di onestà e di giustizia.
Un suo merito importante, riconosciuto anche dagli avversari,
fu quello di avere una grande misura di buon senso.
Lo stesso Savio Savino sosteneva che "il buon senso
nel decidere e nel comandare supplisce ed aiuta a risolvere
anche quello che la legge non è in grado di fare."
Oltre all'impegno politico e sociale, fu valente amministratore
della Società Operaia di Valperga, anche la sua
attività lavorativa ebbe un notevole sviluppo.
Nel 1951 iniziò la costruzione di un magazzino
agricolo, con annessa abitazione (attuale sede della
Fondazione che porta il suo nome) ai Boggi di Sotto
in adiacenza alla provinciale per Salassa.
Vittima di un male incurabile e sentendo prossima la
fine, Savio Savino dispose come volontà testamentaria
che la sua casa e parte del terreno fossero destinati
ad una Fondazione per una Borsa di studio a favore di
giovani studenti, figli di contadini poveri.
Questa ultima volontà di Savio Savino rifletteva
il dramma della sua giovinezza, quando non poté
soddisfare la sua sete di sapere a causa dell'estrema
povertà della sua famiglia.
Con il suo lascito testamentario, volle dare ai figli
dei contadini poveri di Valperga almeno una possibilità
di studio.
Savio Savino pose fine alle sue sofferenze il 17 giugno
1960.
Nel 1976 il Comune di Valperga, per onorarlo, gli dedicherà
la piazza antistante la stazione.
La Fondazione "SAVIO SAVINO"
Dal primo verbale di deliberazione,
anno 1964:
L'anno millenovecentosessantaquattro ed alli tredici
del mese di Giugno, in Valperga nella sala delle adunanze
dell'edificio comunale, previo esaurimento delle formalità
prescritte dalla legge, convocati a seduta sono intervenuti
i signori:
-Pent Aldo - Sindaco del comune di Valperga
-Errio Domenico - Presidente della Società Cooperativa
Operaia di Consumo di Valperga
-Pastore avv. Franco Membro di detta Società
-Peradotto Mario - Idem
-Bertotti Aldo - Idem ed esecutore testamentario
-Vota Antonio - Esecutore testamentario
-Enrietto Giacomo - Esecutore testamentario
Assume la presidenza il signor Pent Aldo in qualità
di consigliere più anziano.
Assiste alla seduta il segretario comunale Bertotto
Tullio.
Il signor Vota Antonio, a nome degli esecutori testamentari,
presenta il seguente indirizzo di omaggio alla memoria
del Fondatore della borsa di studio:
Ill.mo signor Sindaco di Valperga, signor presidente,
signori amministratori della Società Cooperativa
di Valperga, signori esecutori testamentari, ricorre
mercoledì prossimo, 17 Giugno, il quarto anniversario
della morte di Savio Savino, contadino progressista,
pioniere della frutticoltura nel Canavese, dirigente
dei contadini poveri, partigiano combattente, Sindaco
di Valperga alla Liberazione.
Instancabile lavoratore diede tutto se stesso alla causa
dei lavoratori.
Volle legare il suo nome ad una Fondazione per una borsa
di studio a favore di un figlio di contadini poveri.
Oggi nel quarto anniversario della sua morte, siamo
qui riuniti, noi esecutori testamentari, voi componenti
il primo Consiglio di Amministrazione della Fondazione,
per il passaggio delle consegne.
Eleviamo il nostro reverente pensiero al figlio dell'operosa
Valperga che, con il suo lavoro, con la sua opera, con
i suoi sacrifici, ben onorò la sua terra natale.
A nome degli esecutori testamentari propongo al Consiglio
di Amministrazione della Fondazione qui riunito che,
in occasione della assegnazione della prima Borsa di
studio, venga murata, nella casa che già fu di
Savio Savino, una lapide commemorativa:
-FONDAZIONE SAVIO SAVINO - ENTE MORALE - Decreto del
Presidente della Repubblica n-107- 30 Gennaio 1964
La seduta continuava con la nomina
nei membri del primo Consiglio di Amministrazione. Era
la prima espressione operativa della Fondazione conseguente
alle volontà testamentarie.
Savio Savino muore a Valperga il 17 Giugno 1960; a distanza
di pochi giorni gli esecutori testamentari, scelti dal
defunto tra gli amici fidati e compagni di tante lotte,
provvedono alla registrazione notarile e pubblicazione
del testamento olografo:
" ......................per una Fondazione intestata
mio nome il reddito dovrà Borsa di studio a favore
di un giovane contadino di Valperga, lascio la mia casa
in regione Boggi ed il terreno di tavole 85. Questa
proprietà non potrà essere alienata......"
Cuorgnè, 23 Giugno 1960.
Consapevoli del valore di quel lascito, gli esecutori
testamentari non perdono tempo e avviano immediatamente
l'iter per la costituzione della Fondazione e relativo
riconoscimento giuridico.
Nasce una bozza di statuto redatta secondo i canoni
dettati dal Consiglio di Stato. E avanti, nei meandri
burocratici, prefetture, ministeri,....
Dopo alcuni aggiustamenti dello statuto si perviene
alla erezione della Fondazione in Ente Morale, approvazione
dello statuto e pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale
del 23 Marzo 1964, con decreto del Presidente della
Repubblica, Antonio Segni.
E' opportuno a questo punto riassumere
gli aspetti fondamentali coperti dallo statuto definitivo:
* Scopo della Fondazione - istituzione di una borsa
di studio da conferire anno per anno al figlio di un
contadino non abbiente (titolare di un reddito non superiore
al minimo richiesto per l'esenzione dall'imposta complementare)
residente nel comune di Valperga, meritevole già
a partire dalla licenza elementare, per dare al medesimo
la possibilità di intraprendere e portare a termine
gli studi ulteriori sino al conseguimento del diploma
o della laurea;
* Rendite - la Fondazione utilizza per il suo scopo
le rendite dei beni testamentari citati sopra, oltre
a quanto può derivare da beni che pervengano
alla Fondazione attraverso lasciti o donazioni;
* Ammontare della borsa - l'ammontare minimo è
di 300 mila lire e medio di 400 mila lire;
* Consiglio di amministrazione - dura in carica 3 anni
ed è formato da 5 componenti:
- Sindaco pro tempore
- Presidente pro tempore della Società Cooperativa
di Consumo di Valperga
- Tre membri designati dalla Società Cooperativa
fra i suoi amministratori. Cura l'ordinaria e straordinaria
amministrazione del patrimonio della Fondazione, approva
i bilanci preventivi e consuntivi annuali, emana il
regolamento per l'assegnazione della borsa e il bando
di concorso, elegge un presidente (che ha la rappresentanza
legale della Fondazione) e un segretario;
* Commissione giudicatrice - è formata da 5 membri
designati di anno in anno:
- il presidente nominato dal Provveditore agli Studi
di Torino
- due membri nominati dal Consiglio Comunale di cui
almeno uno scelto tra i componenti del corpo insegnante
delle scuole elementari di Valperga
- due membri nominati dal Consiglio di Amministrazione
della Società Operaia.
La commissione giudicatrice, riunita
per la prima volta il 1° ottobre 1964, delibera
la divisione in parti uguali della prima borsa di studio
di £ 300 mila tra i due partecipanti, proposta
accolta all'unanimità dal consiglio d'amministrazione
riunito il 14 novembre.
Il 29 novembre 1964 nel corso di una cerimonia alla
presenza di numerose autorità e di una piccola
folla viene apposta su una parete della casa del defunto
Savio Savino una lapide a ricordo dell'istituzione della
Fondazione da lui voluta.
Seguono i discorsi ufficiali sulla figura di Savio Savino
e sulla Fondazione, infine la consegna della prima borsa
di studio ai due partecipanti e discorsi ufficiali da
parte delle autorità scolastiche.
La cerimonia ha termine presso la tomba del fondatore
con l'omaggio floreale e una breve orazione sulla figura
e l'opera.
L'attività della Fondazione
è continuata in tutti questi anni; numerosi Consigli
di Amministrazione si sono avvicendati nella gestione,
non priva di difficoltà, di opere di manutenzione,
vicende alterne con inquilini e confinanti della proprietà
di Savio Savino e l'accantonamento annuale per la borsa
di studio, somma che è andata progressivamente
aumentando in passo con i cambiamenti economico-sociali
intervenuti.
Le Commissioni Giudicatrici si sono destreggiate bene
tra interpretazioni dello statuto e deroghe ai regolamenti
per applicare ogni anno una formula equa, anche per
far fronte alla difficoltà crescente di avere
partecipanti figli di contadini. Spesso oltre alla borsa
sono stati dati assegni di studio, di importo inferiore,
nei casi in cui il partecipante aveva solo in parte
i requisiti richiesti, in particolare nei riguardi del
merito scolastico.
Ad oggi la borsa è stata assegnata 35 volte,
beneficiando circa 60 studenti; tre di questi hanno
conseguito la laurea e dieci un diploma. Gli importi
annuali della borsa sono passati dalle 300 mila lire
iniziali a circa 2 milioni.
Riflessioni di un beneficiario della borsa di studio
"SAVIO SAVINO"
di Vacca Cavalotto Piero
Erano gli anni '60, ricordo in modo attenuato la notizia
circolante in paese della morte di Savio Savino. Mio
padre lo ricordava come persona attiva all'interno del
movimento dei coltivatori, in politica e pioniere nel
campo dei vivai di piante da frutto. Contadino con un'apertura
mentale non comune; la dimostrazione risulterà
evidente con l'istituzione della borsa di studio da
lui lasciata a favore di figli di contadini.
In quegli anni '60 faceva comparsa la piccola meccanizzazione
agricola, ma in certe famiglie a reddito derivante esclusivamente
dalla terra la vita non era affatto semplice: affitti
da pagare, giornate lavorative interminabili, raccolti
persi per l'inclemenza delle stagioni. Molti contadini
sognavano per i loro figli una vita diversa, attraverso
lo studio, in fabbrica o in ufficio, una vita con meno
stenti e fatiche. In fondo avevano la riprova della
validità di questa strada dai molti che già
avevano lasciato la terra per l'industria, con lo stipendio
sicuro, le ferie, la macchina e per dedicarsi solo part-time
ai campi.
In quel clima è maturato lo stimolo familiare
allo studio, trovando un terreno fertile nel sottoscritto
avido di conoscenze, particolarmente quelle scientifiche
La borsa di studio Savio Savino, istituita nel '64,
è stato un ulteriore stimolo ad inoltrarmi negli
studi e portarli a termine.
Ricordo in una giornata autunnale lo scoprimento della
lapide, i discorsi delle autorità, la consegna
della prima borsa di studio di 300 mila lire, divise
alla pari con un collega, somma di tutto rispetto per
il periodo. E via, di anno in anno, di prova in prova,
superiori e poi università, l'appuntamento con
la borsa era fisso, sempre con cifre crescenti a sollevare
le misere finanze famigliari dissanguate da costo di
libri, trasferimenti ed esigenze varie.
Si giunge al '73 con il conseguimento della laurea,
fiori sulla tomba di Savio Savino, festeggiamenti conviviali
con la Fondazione per il termine di un ciclo. Nel discorso
del Sindaco di allora, colonnello Giacobbo il ricordo
della figura del suo predecessore e l'enfasi sull'importanza
della borsa per Valperga: il sottoscritto annichilito
da tanto clamore a stento è riuscito a fare i
ringraziamenti ai presenti per l'aiuto ricevuto, qualche
parola di apprezzamento per l'operato di Savio Savino
e gli auguri per i futuri beneficiari della borsa.
E poi il lavoro, la professione, la famiglia, la vita....
E' difficile comunque quando si ha poco più di
vent'anni apprezzare appieno la valenza dell'ideatore
della Fondazione. E' solo con maggior maturità,
parlandone in famiglia o sostando davanti alla tomba
di Savio Savino, che ho compreso meglio lo spessore
della persona ed il suo operato. Non tutti nella sua
situazione avrebbero pensato ad una cosa cosi' importante
per Valperga! E l'apertura verso esperienze nuove, lo
studio come bagaglio culturale personale, il pensiero
amoroso verso il mondo contadino, di cui lui era stato
parte attiva e conoscitore profondo dei valori e dei
disagi.
Nessun vincolo su scelte specifiche di studio: semplice
emancipazione del mondo rurale.
Io devo molto a lui, perché in assenza della
borsa probabilmente non avrei portato a compimento il
ciclo di studi; l'aiuto economico e lo stimolo per ottenere
buoni risultati sono stati fondamentali, una sorta di
adozione a distanza che Savio Savino ha voluto perpetuare
verso giovani e famiglie in difficoltà.
Mi sono chiesto più volte perché non abbia
voluto legare la borsa ad un indirizzo agrario. I tempi
sono cambiati, oggi dopo l'esperienza industriale molti
potrebbero essere incentivati ad indirizzi verso l'ambiente
o verso un'agricoltura non tradizionale, di cui Savio
Savino è stato uno dei pionieri. Se malcelato
in lui fosse stato il desiderio di una continuità
con i problemi della terra, spero di non averlo tradito
completamente, in quanto in tutta la vita lavorativa
ho sperimentato uno sdoppiamento di interessi, da un
lato la professione nel campo tecnico e tecnologico,
dall'altro un attaccamento ombelicale con i campi e
la realtà della terra sul territorio. La cosa
è faticosa per certi versi, ma l'attaccamento
alla terra e alle tradizioni allevia in certi momenti
il disagio creato dalle contraddizioni della nostra
società tecnologica.
A fine '97 l'allora sindaco, Dott. Frasca, mi chiese
di ideare un logo per la Fondazione nella ricorrenza
del centenario della nascita di Savio Savino.
Di primo acchito pensai di non poter accettare l'incombenza
in quanto non esperto grafico, ma solo un dilettante
che di tanto in tanto si cimenta con le meraviglie messe
a disposizione dall'informatica. Successivamente ho
pensato che non potevo sottrarmi all'incarico per il
filo tutt'altro che sottile che mi lega alla Fondazione
ed in particolare a Savio Savino.
E' con questo spirito che ho inserito nel logo proposto
gli elementi peculiari della vita e dell'opera di Savio
Savino:
* Il libro aperto per indicare la sua considerazione
per lo studio
* L'ambiente della sua Valperga, il campanile, la fascia
di sindaco dei tempi difficili del dopoguerra
* Un albero fruttifero su un campo senza confini
* La data 1964, anno di istituzione della borsa.
Questo è un piccolo omaggio che faccio a Savio
Savino come beneficiario della borsa da lui istituita,
nel centenario della nascita.
Un ringraziamento va alla Fondazione ed alle Commissioni
giudicatrici per il lavoro svolto in questi anni, un
augurio ai futuri beneficiari per le soddisfazioni derivanti
dallo studio e la speranza, nei limiti imposti dalla
evoluzione veloce della nostra società come tendenze
e professioni, di un coinvolgimento dei giovani in una
agricoltura moderna e nell'ambiente per una migliore
valorizzazione e fruibilità del nostro splendido
territorio.
Grazie SAVIO SAVINO
Quale futuro per la borsa?
Ci si interroga sulla validità
della formula iniziale. Certo Savio Savino non poteva
immaginare i cambiamenti sociali che sarebbero intervenuti!
In ogni caso il valore morale intrinseco del suo lascito
rimane immutato nel tempo.
Probabilmente occorrerà rivedere lo statuto per
estendere la partecipazione ai figli di altre categorie
di lavoratori. Per una valorizzazione della borsa si
dovrebbe puntare maggiormente agli obiettivi di riconoscimento
del merito, destinandola ad un numero limitato di studenti
che dimostrino con i risultati predisposizione allo
studio e al conseguimento di obiettivi di un certo rilievo
e limitando la tendenza a dare il classico incentivo
generalizzato, tenendo conto in ogni caso delle situazioni
economiche famigliari.
L'importo della borsa dovrà, compatibilmente
con le esigenze di gestione della Fondazione, essere
continuamente adeguato alle esigenze di studio e di
efficacia dell'incentivo.
Una ulteriore novità potrebbe consistere nel
favorire le discipline che hanno un legame con l'agricoltura
come diplomi o lauree in agraria e scienze dell'ambiente,
per la buona pace di Savio savino.
|