PRESENTAZIONE A quasi 60 anni dalla Liberazione, in un periodo in cui la memoria storica sembra ormai vacillare, l'ANPI ha deciso di raccontare alle nuove generazioni quali drammatiche vicissitudini travolsero Valperga nel periodo della Resistenza, ossia dall'8 settembre 1943 fino al 25 aprile del 1945. Con grande soddisfazione siamo riusciti a ricostruire in ordine cronologico i fatti che scossero il nostro paese e la sua gente grazie alle preziose testimonianze d'alcuni ex partigiani, di familiari di partigiani caduti, di persone comuni, di Don Domenico e ai documenti in gran parte inediti dell'archivio storico del Comune di Valperga e dell' archivio dei fratelli Novascone di Cuorgnè. Mettere insieme le varie testimonianze, verificare le fonti, confortarle con documenti dell'epoca è stato un lavoro difficile ma che ci consente finalmente di dare alla nostra comunità una ricostruzione storica importante perché il sacrificio dei caduti della Resistenza è alla base della nostra democrazia. D'altra parte, ricordare che dal 1943 al 1945 i nostri paesi si mobilitarono contro il nazifascismo significa ribadire che "il 25 aprile non è una giornata qualsiasi" e che in fondo non fu una guerra civile ma guerra di liberazione, "guerra giusta ed inevitabile per aspirare alla libertà". E' da racconti come il nostro che si evince che allora c'erano uomini che, avendo aderito alla repubblica di Salò, erano pronti a tutte le angherie e violenze possibili contrapposti invece a chi era entrato in clandestinità ed aveva deciso di lottare per la libertà, sebbene disorganizzato con pochi mezzi militari e mal equipaggiato. Valperga diede il suo contributo alla guerra di liberazione, il paese non poteva e non voleva sottrarsi alla guerra giacché era un punto di passaggio delle truppe che da Torino salivano a rinforzare i presidi fascisti dell'altocanavese, luoghi di reclusione e di tortura dove soffrirono e perirono numerosi martiri della libertà. Per questo confluirono a Valperga formazioni partigiane che trovarono l'appoggio d'alcuni antifascisti locali e che, soprattutto, trovarono rifugio nelle frazioni di Gallenca e di Piandane. Le prime riunioni segrete d'antifascisti canavesani si svolsero proprio a Valperga nella Località Boggi Sotto, coordinate dal nostro Savio Savino e dal Geom.Cibrario. In seguito ai bombardamenti angloamericani su Torino, Valperga si prestò nel non facile compito di ospitare circa 1500 sfollati, tra questi anche il leggendario partigiano "Diavolo Nero" e il valoroso comandante della GL Bellandi. Per un soffio, il 30 luglio 1944, il nostro paese non fu del tutto bruciato dopo che i partigiani avevano respinto i nazifascisti a colpi di mitraglia sparati dal campanile e dal castello, mentre Feletto, per analoghe vicende, fu bruciata per ritorsioni contro i partigiani. Non a caso poi, se scorriamo tra le varie storie personali del racconto, le nostre strade sono state intitolate subito dopo la guerra ai caduti partigiani Massola, Tamietti, Poletto, Peradotto, Grosso, Villa poiché questi uomini hanno sacrificato la loro giovane vita per darci la libertà. Grazie alla lotta partigiana e al concorso della popolazione civile la dittatura fu sconfitta e dalle ceneri del regime nacque la Repubblica democratica e poi la pace. Oggi purtroppo l'Onu, l'Organizzazione delle Nazioni Unite che tutela la pace nel mondo e che dovrebbe fare di tutto per evitare nuovi conflitti internazionali, è entrata in crisi per la guerra in Iraq dalle conseguenze che crediamo saranno nefaste. Mettere in crisi il sistema di regole creato dalle Nazioni Unite, basato sull'assemblea democratica, per scatenare una guerra unilaterale è un grave errore cui va posto immediato rimedio se vogliamo evitare conflitti e tensioni internazionali. Di guerre mondiali il secolo che ci siamo lasciati alle spalle ne ha viste due e i racconti della seconda guerra mondiale dovrebbero essere un monito per le nuove generazioni ma anche per i potenti della terra, troppo interessati ad accaparrarsi le ricchezze del nostro amato pianeta. SENZA PACE NESSUNA GIUSTIZIA, SENZA GIUSTIZIA NESSUNA PACE! IL PRESIDENTE DELL'ANPI SEZ. VALPERGA-PERTUSIO GIOVANNI GIOLITTO Ringraziamenti All'amministrazione comunale per il contributo finanziario che ha reso possibile questa pubblicazione A tutti quelli che con dovizia di particolari ci hanno permesso di inanellare i vari fatti che la nostra gente e il nostro paese vissero tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945 A Lino Fogliasso per l'imprescindibile lavoro di ricerca e di ricostruzione storica. Ai nostri Martiri della libertà che con il loro coraggio e la loro abnegazione ci hanno permesso di costruire la pace e la democrazia. Introduzione Quando il Direttivo dell'ANPI di Valperga e Pertusio mi propose di scrivere una cronaca sui fatti accaduti a Valperga nel periodo della Resistenza, ho accettato volentieri la proposta pur sapendo le difficoltà che avrei incontrato. Descrivere il periodo della Resistenza a Valperga e a Pertusio ( frazione di Valperga all'epoca), non è stata cosa facile, ormai sono passati quasi 60 anni ed i ricordi sono alquanto affievoliti. Non esistono, o non si ha comunque conoscenza, di diari, memoriali, archivi privati, contenenti documentazione relativa a quel periodo. La maggior parte delle notizie proviene dalle pubblicazioni consultate, elencate nella bibliografia allegata, ed in particolare dal volume di Tullia De Mayo e Vincenzo Viano "Il prezzo della Libertà". Molte notizie sono inedite e provengono dalla consultazione dell'archivio storico comunale, che purtroppo custodisce uno scarso numero di documenti dell'epoca. Si sono rilevate notizie dai registri storici dello stato civile, dalle pratiche relative agli sfollati, dalle svariate circolari della Prefettura e dei Comandi militari, dagli elenchi di requisizioni di biciclette, automezzi, radio, quadrupedi ecc., dalle liste di leva, indennizzi per danni di guerra, delibere del Podestà e del C.L.N. Molti interessanti documenti consultati provengono dall'Archivio "Elio e Ezio Novascone" di Cuorgnè, per questo si ringrazia la disponibilità e la collaborazione del sig. Ezio Novascone. Testimonianze attendibili provengono da persone che furono presenti ai fatti o che raccolsero a loro volta racconti di altri. In questo secondo caso la notizia è riportata usando la forma condizionale, non essendo suffragata da documentazione o da testimonianza diretta. Con l'esame dei documenti reperiti e le testimonianze raccolte è stato possibile ricostruire molti avvenimenti. Ovviamente questa ricerca non è completa, bensì un primo tentativo di raccogliere pagine di un recente passato, finalizzato al recupero della memoria storica con particolare riferimento alla realtà locale. Non si esclude che, sia per le tragiche vicende del periodo che si è esaminato, sia per il notevole tempo da allora trascorso, vi possano essere delle inesattezze e senza dubbio vi saranno delle omissioni. Al termine di questa pubblicazione troverete alcune pagine bianche, sulle quali, eventuali ricordi o riflessioni potrebbero essere annotati. In tal modo, questa modesta pubblicazione sarebbe arricchita e, se riposta in un cassetto e dimenticata, in futuro potrà essere riletta, divenendo un originale documento storico. Alcune parti possono apparire particolarmente drammatiche, ciò però dipende dai fatti, dall'epilogo della guerra, voluta dal fascismo e, purtroppo, da molti condivisa. La guerra non può che produrre sofferenza, miseria, distruzione e morte. Anche ai giorni nostri, purtroppo. Lino Fogliasso VALPERGA : 8 settembre 1943 / 25 aprile 1945 Dal 25 luglio all'8 settembre, favoriti dal crollo del regime, nella nostra zona si susseguirono incontri e contatti tra gli antifascisti locali, che erano stati costretti alla clandestinità per oltre 20 anni, e gli altri che erano sfollati (*) dalla città ai nostri paesi. Partecipavano a questi incontri il geom. Cibrario Domenico e Savio Savino che anche durante il regime avevano mantenuto viva, seppur nella clandestinità, una cellula comunista valperghese che fu sempre un riferimento per gli antifascisti altocanavesani. Altre persone sfollate a Valperga, come l'avvocato Ferruccio Pastore, il maresciallo dell'esercito Mario Costa che diventerà il leggendario "Diavolo Nero", il tenente degli alpini Gino Viano, la cui famiglia è sfollata a Valperga, che diventerà il comandante Bellandy, il colonnello di Artiglieria Alpina Sorrentino (Bianchi) ed altri parteciparono a queste riunioni. Da questi incontri, che si tennero principalmente a Cuorgnè, nacque un gruppo dal quale prese concretamente avvio il Movimento di Resistenza della zona. (*)Durante la guerra si verificò l'esodo degli sfollati dalle città. Le città italiane erano pesantemente colpite da indiscriminati bombardamenti angloamericani e gli abitanti furono costretti a sfollare in massa nei paesi della provincia. Il comune di Valperga, che all'epoca comprendeva anche Pertusio, ospitò un gran numero di sfollati. Da una relazione del Commissario Prefettizio risalente al 16 dicembre 1942 si può comprendere quanto fossero numerosi: Da Torino n.1137, da Genova n.15 e da Milano n.7 per un totale di 1159 persone distribuite su 488 famiglie. La cifra va aumentata di tutti coloro che fanno la spola fra Torino e Valperga e che quivi pernottano soltanto; non si erra di molto affermando che le persone ospitate in Valperga superano le 1500, mentre le abitazioni occupate superano le 500. La maggior parte degli sfollati si è sistemata nel Capoluogo, per ovvie ragioni di comodità ferroviaria. Nelle frazioni gli sfollati sono invece assai restii ad avviarsi; purtuttavia diverse centinaia di persone si trovano nelle frazioni di Pertusio e Gallenca. La popolazione di Valperga è andata a gara nel dare la chiesta ospitalità, almeno 500 sono le persone che sono venute a Valperga senza avere parenti o conoscenze e che hanno trovato conveniente sistemazione ... Il maggior numero di sfollati si avrà dopo il mese di marzo del 1944, quando i bombardamenti angloamericani saranno pesantissimi sulle città ed avranno tragici effetti sulle persone che "dovrebbero essere liberate". Una lunga fila di fuggiaschi prenderà d'assalto i convogli ferroviari. Tutte le case disponibili saranno occupate. 1° novembre 1943: Primo bando della R.S.I. Costituitasi la Repubblica Sociale Italiana, per volontà ed agli ordini dei tedeschi, il 1° novembre del '43 esce il primo bando che intima a tutti i militari sbandati la presentazione e la consegna delle armi ...entro le ore 17 del 10 novembre... in caso contrario sarà considerato ribelle. Pochi rispondono al bando, la maggior parte raggiunge le prime bande in montagna. Il bando viene ulteriormente prorogato ma senza risultati. 18 gennaio 1944: Il primo morto Il primo morto nel territorio di Valperga è Sormani Italo Michele di anni 34, celibe, funzionario d'assicurazione, nato a Leggiuno Sangiano (Varese). Viene ucciso con un colpo di pistola al ventre mentre percorre in bicicletta la provinciale Salassa - Valperga, nei pressi del passaggio a livello. Non si conoscono le motivazioni di questa esecuzione, né chi l'abbia eseguita. Notte tra il 4 e 5 marzo 1944: Prime angherie dei "repubblichini" Iniziano le prime angherie dei fascisti della Repubblica di Salò. Ai Trucchi, militi repubblicani svaligiano tre case: quella di Cima Pietro che denuncia al Podestà di essere stato derubato di una catenella d'oro, di un anello d'oro, della vera matrimoniale, di una spilla, di un paio di orecchini ed altro; la casa di Capron Maria vedova Bellino, la quale denuncia un lungo elenco di oggetti asportati per un valore di oltre 12.500 Lire; stessa sorte tocca alla casa di Bellino Agnese in Orso, la quale denuncia di essere stata derubata di oggetti per un valore di oltre 12.000 Lire. 5 marzo 1944: Scadenza del termine per la presentazione ai distretti Scade il termine di presentazione ai distretti militari dei giovani delle classi 1924/1925. Pochissimi obbediscono al bando, la maggior parte raggiunge le formazioni partigiane. Il Movimento partigiano andrà sempre più sviluppandosi ed organizzandosi in formazioni armate che, nella nostra zona, verranno così definite: – VI° Divisione Alpina Canavesana "G.L."(Giustizia Libertà) al comando di Gino Viano (Bellandy), di ispirazione azionista (Partito d'Azione). – IV Divisione "Garibaldi" al comando di Giovanni Picat Re (Perotti), di ispirazione comunista. – Divisione Matteotti al comando di Piero Rossi, di ispirazione socialista. – VIII Divisione Autonoma Vall'Orco al comando di Giovanni Massucco (Casella/Cavalcanti) di ispirazione democristiana. 1° maggio 1944: Prima azione partigiana a Valperga I partigiani ed i Comitati clandestini antifascisti svolsero un'intensa propaganda per invitare gli operai all'astensione dal lavoro nelle fabbriche. Nella notte precedente partigiani del gruppo "Spartaco II" (Trione Giuseppe) segarono i pali della linea elettrica lungo la strada vecchia per Cuorgnè causando l'interruzione della corrente e impedendo così la produzione bellica in diverse officine. Inoltre, il sabotaggio alle linee elettriche servì per evitare ritorsioni fasciste verso gli operai che non si erano presentati al lavoro. Di questo episodio esiste la testimonianza di Bruno Amerigo..."una notte io e Aldo Bertotti eravamo nella strada vecchia verso Cuorgnè e mentre stavamo segando un palo di legno della linea elettrica qualcuno da distante ci intima il chi va là, presi dalla paura ci fermiamo ma nessuno si fa avanti e così dopo un po' di tempo completiamo la nostra opera". 5 marzo 1944. Primo caduto partigiano Avviene il primo scontro a fuoco e Valperga ha il primo caduto partigiano. Un reparto di camicie nere della G.N.R.(Guardia Nazionale Repubblicana) si scontra con una squadra d'azione del "Diavolo Nero". Nella sparatoria perde la vita, in Via Verdi, il partigiano Gianni Micheletto di anni 22, di Feletto, e rimane ferito il leggendario "Diavolo Nero" che riesce comunque a sfuggire alla cattura ponendosi in salvo con i compagni, dopo aver recuperato le armi del compagno caduto e quelle di tre fascisti rimasti sul terreno. Il "Diavolo Nero" (Mario Costa) è uno dei primi organizzatori, assieme a "Bellandy" (il tenente degli alpini Luigi Viano) di una banda armata che ha la prima base a Feletto, base che sarà poi trasferita a Piandane.(Piandane diventerà una base storica della "Gielle") Questa banda armata sarà l'ossatura della futura VI Divisione "G.L.". Il "Diavolo Nero" è una leggenda. Egli infatti percorre il Canavese con un motofurgoncino militare, facendosi beffe dei fascisti, compiendo azioni spericolate e seminando il panico nelle loro file. Il "Diavolo Nero" verrà ucciso a Torino in un'imboscata tesagli da camicie nere della G.N.R.. L'imboscata avvenne a seguito delazione di una spia che lo aveva riconosciuto. Pare che questa spia fosse di Valperga e che per questa delazione sia stata giustiziata dai partigiani. Aprile 1944: Riunione dei comandanti delle formazioni partigiane a casa di Savio Savino. Presso la casa di Savio Savino, in località Boggi, si tiene un'importante riunione con lo scopo di organizzare il Movimento Partigiano sotto una direzione più unitaria e compatta, onde evitare gravi inconvenienti dovuti agli eccessivi personalismi, ai frazionismi politici ecc. Alla riunione parteciperanno autorevoli esponenti della Resistenza piemontese quali: Duccio Galimberti (Ferrero), Massimo Vassallo, Gino Viano (Bellandy), il geom.Domenico Cibrario (Vienna), Ferraris, Gimmj Troglia e altri. 25 maggio 1944: Scadenza dell'ennesimo bando per la presentazione ai distretti. Scade l'ennesimo bando per la presentazione degli sbandati, ribelli e renitenti alla leva. Dopo le minacce, i ricatti, le lusinghe, i nazifascisti iniziano con i rastrellamenti, le fucilazioni e rivalse sulla popolazione civile e sui parenti dei partigiani. . Un manifesto del Comando Supremo Germanico "comunica" premi fino a L.5000 e chili 5 di sale per ogni segnalazione che renda possibile il sequestro di un deposito o di un rifornimento aereo di armi e di esplosivo oppure la cattura di un ribelle; fino a L.10000 e chili 10 di sale per la segnalazione di un deposito o rifornimento aereo di armi e di esplosivi oppure di un capobanda ed in altri casi particolari fino a L.1000 e 1 chilo di sale per ogni altra utile segnalazione di ribelli, armi nascoste, rifornimenti aerei, ecc. I fascisti si scatenano nella zona che da Cuorgnè va fino a Valperga, Salassa e Pertusio, arrestando centinaia di giovani che non avevano aderito ai bandi di arruolamento, molti di loro verranno deportati in Germania e non torneranno più. Questi rastrellamenti segneranno le scelte di molti giovani, giovani che raggiungeranno le bande partigiane in montagna. Uno di questi, Frasca Flavio, classe 1926 ci ha rilasciato una lunga testimonianza che qui viene riportata nei brani che riguardano Valperga:... quel giorno io dovevo lavorare dalla 6.00 alle 14.00, mentre andavo a Cuorgnè, semi, addormentato avevo trovato alcuni valperghesi che stavano scappando per il rastrellamento in corso. Tornai indietro e mi diressi al Roc sopra la chiesa di S.Aventino, in una posizione in cui è possibile controllare i movimenti nel paese. Al Roc vi erano altri ragazzi scappati al rastrellamento fascista: Reordino Valter, Ciocatto Sergio, Cotellero, Berra Guido e Bertoldi Guglielmo. Dal Roc, in preda alla paura di venire arrestati e portati via, scappammo verso Canischio dove sapevamo esserci partigiani. Entrammo nella Chiesa di Canischio, qualcuno avvisò i partigiani, poco dopo fuori dalla chiesa due persone ci puntarono la pistola sul petto, presentandosi ci dissero di essere partigiani, ci portarono prima ad Alpette e poi a Sparone. Nell'Alta Valle Orco erano dispiegate tutte le brigate partigiane e il nostro piccolo gruppo di valperghesi si divise. Bertoldi Guglielmo e Reordino Valter andarono con i garibaldini di Titala, io e gli altri con Bellandi a Ribordone nella VI Divisione GL, dove, da alcune settimane, si trovava anche il mio amico di Valperga Regaglia Enrico, partito alcune settimane prima per evitare la chiamata di leva. La vita in montagna era dura: si dormiva in baite umide, sopra le foglie, se c'erano, mangiando poco e male equipaggiati. I montanari non erano tanto contenti di avere i partigiani tra i piedi, quelli più giovani non vennero con noi ma quando arrivavano i fascisti erano i primi ad avvisarci e a scappare. Purtroppo non si rendevano conto che senza di noi i fascisti li avrebbero presi e deportati in Germania come migliaia di altri giovani italiani.... ...entrai poi a far parte del plotone Gualtiero, assumendo il nome Fedo, con Sergio Tamietti (Taylor) e Tha luciano (Olaf) entrambi di Valperga... Verso la fine dell'ottobre del 1944 mentre presidiavamo il Pian delle Masche con i tedeschi che sparavano nella vallata, vedemmo salire 4 o 5 persone affannate sulla neve, intimammo l'alt, uno di loro mi riconobbe, era il mio compaesano Berta Vincenzo. ...di fronte ai rastrellamenti e alle incursioni fasciste ci spostavamo da una cascina all'altra sulla collina valperghese, occupammo così anche la cascina di Don Boggio vicino alla Vigna Nuova. in molti, circa 70/80 partigiani e non c'erano viveri a sufficienza... ... l'inverno del 1944/45 fu uno dei più rigidi in quegli anni ed anche a Sale vi era molta neve, scendemmo a Valperga, alle Comunie in località Fiori... 26 maggio 1944: Rinvenimento cadavere in località Rivarotta In località Rivarotta viene rinvenuto, sommariamente interrato, il cadavere di Giuseppe Filiberto, di anni 49, residente a Rivarolo , podestà di Feletto e socio proprietario della fornace di Valperga. Il Filiberto era stato prelevato da quattro uomini armati e la sua esecuzione sarebbe avvenuta il giorno precedente il ritrovamento. 23 luglio 1944: Morte del partigiano Francesco Poletto In uno scontro a fuoco ad Agliè tra partigiani della 49° brigata Garibaldi e militi della Decima M.A.S. il garibaldino valperghese Francesco Poletto (Barba), di 19 anni, viene gravemente ferito. Verrà trasportato all'ospedale d'Ivrea, dove morirà. Dell'accaduto abbiamo una testimonianza di Mariuccia Ossola e di sua madre Teresa, titolari a quell'epoca dell'Albergo Sole prospiciente la zona dove avvenne lo scontro: "Una macchina di partigiani con 5 uomini a bordo stava scendendo ad Agliè proveniente da Cuceglio. Alla sua vista i militi della X MAS, che avevano le loro postazioni sotto i portici, hanno incominciato a sparare. Quei ragazzi erano proprio finiti, come si dice, in bocca al lupo. La macchina ha cercato di fare in retromarcia il tratto fino alla prima curva per nascondersi al tiro incrociato del nemico, ma uno di loro è stato colpito mortalmente, era il partigiano Poletto Francesco di Valperga. ... Noi, del bar, abbiamo avuto tutti i vetri rotti; presi dal panico in quell'occasione ci siamo rifugiati in cantina. Il partigiano ucciso aveva appena 19 anni. L'azione è stata d'una tale rapidità e imprevedibilità che abbiamo sulle prime stentato a capire quello che stava succedendo ..." Notte dal 28 al 29 luglio 1944: Furto alla conceria di Gallenca I fratelli Peradotto, titolari della conceria di Gallenca, denunciano un furto compiuto "da una banda di circa una ventina di individui armati ... asportando a mezzo di un'automobile ed un grosso camion cuoio per cinghie e articoli tecnici, senza rilasciare nessuna ricevuta. Il furto venne eseguito nella notte dal 28 al 29 luglio 1944 svegliando i proprietari già a letto sfondando una porta di abitazione ..." Sempre alla conceria di Gallenca, secondo alcune testimonianze, avvenne un tragico fatto. Pare che due partigiani si fossero recati alla conceria per requisire del cuoio (non si conoscono i nomi, l'eventuale formazione e la data del fatto). Ai partigiani di Bellandy venne comunicato che dei ladri stavano rubando alla conceria. Una squadra di partigiani (forse al comando del Diavolo Nero), raggiunse immediatamente la conceria ed aprì il fuoco sui due uomini, uccidendone uno e ferendo l'altro che riuscì comunque a fuggire. Accortisi poi, che i due erano effettivamente dei partigiani di un'altra formazione che stavano svolgendo una requisizione, raccolsero il cadavere dell'ucciso, lo misero sulla loro "Topolino", e portarono l'auto oltre Salassa, abbandonandola, e con essa il cadavere. Pare che questo fatto abbia creato un serio conflitto tra le formazioni partigiane interessate. 29 luglio 1944: A Genova viene fucilato il partigiano Goffredo Villa. Goffredo Villa, figlio di Francesco e della valperghese Maria Colombatto viene fucilato a Genova, nel Forte San Giuliano, da un plotone delle Brigate Nere. Poco prima dell'esecuzione trova la forza ed il coraggio di scrivere una breve lettera ai familiari. La lettera, scritta con un lapis blu, colpisce per la nitidezza delle parole e per la sobria intensità delle frasi, è scritta con mano ferma e lascia trasparire la preoccupazione di non far soffrire i familiari e di non essere rimproverato per questa morte. Si rivolge alla mamma, alla sorella Carmina, che in famiglia viene chiamata Milena, ed alla zia Lina, il papà è già morto, da dieci anni, e viene evocato come fonte di forza: 29 - 7 - 1944 Genova Cara mamma, Milena, zia Lina parenti e conoscenti tutti. Ciò che vi prego è che non piangiate e che non mi rimproveriate della fine che faccio. Dovete esserne fiere e rassegnate. Io sono calmissimo e conscio della fine che debbo fare. Questo perché sono fermamente convinto dei miei principi e del mio compito. Papà vi darà forza a voi come mi dà forza a me. Ricevete tanti baci e un eterno abbraccio. Goffredo Villa Corso Carbonara 7.12 Genova 30 luglio 1944: Combattimento di Valperga, rappresaglia con l'incendio di case e uccisione di Franco Rocco A Valperga si svolge un combattimento che è così descritto nel volume "Il prezzo della Libertà" di Tullia De Maio e Vincenzo Viano: I comandi delle formazioni partigiane venuti a conoscenza di colonne nemiche in marcia verso l'alto Canavese decidono di attaccarle a Valperga. Partecipano all'azione distaccamenti delle Brigate "Matteotti", della 47° "Garibaldi" compreso il distaccamento cecoslovacco della stessa formazione, la 49° "Garibaldi", le Brigate "Mario Costa" e "De Palo" della VI° Divisione "G.L." per una forza complessiva di quattrocento uomini. Il primo contatto lo ha avuto "Piero Piero" (Piero Urati) comandante delle "Matteotti" che ne ha sostenuto l'urto con un'avanguardia alcune ore prima. I partigiani della 47°, della "G.L." ed i Matteottini si appostano piazzando mitragliatori sul campanile e mitragliatrici alla curva della chiesa per battere il rettilineo della strada per Salassa. Altre squadre della 49° e della "Mario Costa" prendono posizione al castello, ai Trucchi e alla fornace. Un gruppo al comando di "Piero Piero", che li precede con una specie di autoblindo autofabbricata, si dirige a Busano per ostacolare un eventuale arrivo di truppe nemiche da quella parte. Verso le ore 16 si avvista la colonna composta da una trentina di automezzi provenienti da Salassa che sta avanzando a velocità moderata. Appena giunta a tiro delle armi viene presa tra due fuochi dal centro del paese e dalla strada per Busano. I camions si arrestano sbandando ed i guidatori dei primi automezzi, colpiti dalle raffiche, cadono riversi sui sedili. Dopo il primo panico, i repubblichini rispondono al fuoco mentre la coda della colonna cerca di retrocedere, ma viene colpita al fianco dai partigiani appostati in via Busano. Restano sul terreno diversi morti e feriti. Dal campanile e dal castello mitragliatori e mitragliatrici pesanti tengono sotto il fuoco il rettilineo della stazione. Un'altra colonna fascista proveniente da Favria verso Busano viene fermata e respinta. L'imboscata è riuscita e si è trasformata in un lungo combattimento. Sia a Valperga che a Busano tutti i tentativi fascisti di sfondare vengono respinti. Gli automezzi non riescono ad avanzare bloccati dal fuoco partigiano. E' ormai sera, gli scontri sono durati più del previsto con dispendio di molto munizionamento, i comandanti prevedendo l'arrivo di rinforzi nemici danno l'ordine di ritirarsi. E' buio quando i fascisti entrano in Valperga sotto la protezione dei carri armati tedeschi "Tigre" e per rappresaglia incendiano le case del Borghetto. Durante il combattimento muore il valperghese Rocco Franco, di anni 23 , che incautamente si è sporto sotto l'arco di via Volta ed è stato colpito dal tiro dei fascisti appostati alla stazione. Dei caduti nazifascisti nella battaglia di Valperga si conosce un solo nome: Vitarelli Giuseppe di anni 32 nativo di Pola. L'incendio per rappresaglia potrebbe essere esteso a tutta Valperga, fortunatamente è circoscritto alle case del Borghetto ed a diverse case di V. Mazzini come la locanda del Valentino e la panetteria Cresto. Dall'incrocio di Via Verdi e V. Villa, verso il centro di Valperga, i fascisti rompono porte, finestre e suppellettili varie. Alcune testimonianze fanno risalire lo scampato pericolo dell'incendio generalizzato all'intervento di una componente della famiglia Morgando, la famiglia che abitava la villa d'epoca che si trova all'incrocio di Via Busano, che, conoscendo bene il tedesco, potè spiegare al comandante germanico che i partigiani non erano del paese. Una testimonianza di Rita Ariotto attribuisce all'intervento del parroco, don Gaiottino, lo scampato pericolo: ...Domenica 31(?) luglio giunge a Valperga una colonna della Decima MAS diretta ad Ivrea con un malato grave. Un gruppo di partigiani, avvertiti del passaggio, all'angolo dell'attuale V. Busano con V. Mazzini (semaforo), spara sulla colonna. I militi rispondono al fuoco, accampano il ferito a casa nostra (noi eravamo tutti in cantina). Via i partigiani inizia la rappresaglia, si salva casa Morgando, perché una figlia era malata. Viene bruciato il Borghetto, il centro di Valperga viene fatto sgombrare con l'intenzione di dare fuoco ad altre case. Don Gaiottino in piazza della chiesa si inginocchia e così rimane davanti al capo dei Mas. Non so che cosa abbia detto. Non sono però state incendiate altre case, solo si è fatto murare la porta del campanile (e così è rimasto dal 1° agosto'44 fino alla fine della guerra) E' proprio vero che il silenzio, unito alla preghiera, è più eloquente di tante parole. I fascisti intimarono al parroco di murare la porta del campanile, per evitare che i partigiani potessero ancora accedere alla sommità del campanile e tenere sotto il tiro delle mitragliatrici le strade per Salassa e per Busano. L'alunna della seconda media, Garabello Denise, ha intervistato Pierino Ellena raccogliendo questa testimonianza sulla figura di don Gaiottino: ... il 31(?) 1944, quando 100 tedeschi avevano posizionato le bombe per bruciare Valperga, intervenne don Gaiottino, mostrò la sua forza d'animo quando, vicino al vecchio mulino, dove c'erano i soldati, chiese, con una Madonna in mano, di non incendiare il paese, ma se fosse stato necessario, di farlo prigioniero. Dal diario dell'allora prevosto di Cuorgnè, don Domenico Cibrario, pubblicato nel volume "Clero, guerra e Resistenza nella diocesi di Torino - 1940/1945 - Nelle relazioni dei parroci del 1945" di Giuseppe Tuninetti - Edizioni Piemme, Casale Monferrato 1996, apprendiamo che, dopo il combattimento, alcuni militi della X MAS "...entrarono con violenza in casa del prevosto di Valperga, lo insultarono villanamente e scaricarono il moschetto sul ritratto del Papa, gridando: "Quel porco di Pacelli" !" Molto probabilmente don Gaiottino in quell'occasione, oltre agli insulti, subì anche furti e danni materiali. Lo si deduce da un documento datato 21 dicembre 1948, relativo ad una pratica di indennizzo di danni di guerra che il parroco aveva concordato con la liquidazione di £.11.000 presso l'ufficio del Registro di Cuorgnè. Il giorno successivo al combattimento di Valperga, il Podestà fece affiggere dei manifestini: VALPERGHESI ! Vi invito a voler riprendere immediatamente le Vostre attività. I negozi si riaprano immediatamente, perché la calma assoluta deve regnare in Valperga, e nessun altro incidente deve accadere. La popolazione non deve temere nessuna deportazione, o altre cose del genere. Se uno scontro estraneo a noi, ha provocato l'incendio di alcune case, dobbiamo rivelarci degni di essere Canavesani, forti e leali e soprattutto Italiani. Le Forze Armate che hanno dovuto fare la suddetta rappresaglia, hanno riconosciuto pure loro che noi eravamo soggetti alla legge del più forte. Siamo forti, tale incidente non è avvenuto per nostra colpa. Come cosa superflua, invito la popolazione tutta ad essere corretta colle truppe di passaggio, e non ostacolare il compito loro assegnato. Siate calmi, tranquilli e disciplinati come sempre, e vedrete che ne trarremo vantaggi per noi, per Valperga e per la nostra bella Italia già tanto martoriata. Valperga, 31 luglio 1944 IL PODESTA rag. Remigio Bargero 31 luglio 1944: Uccisione del partigiano Pierino Grosso Dopo l'imboscata di Valperga i nazifascisti iniziano un grande rastrellamento che si estende da Rivara a Cuorgnè. A Buasca i fascisti bloccano alcuni operai che stanno uscendo dalle fabbriche, poiché e mancata l'energia elettrica, li perquisiscono e ne controllano i documenti. Incappa nel rastrellamento il partigiano Grosso Pierino di Valperga, di anni 32, della 49° "Garibaldi". Viene perquisito, nelle tasche ha il tesserino: è un garibaldino e per il nemico è un motivo sufficiente per essere messo al muro e ucciso con due colpi di pistola alla nuca. Le figlie di Pierino Grosso hanno raccolto, dai compagni del padre, questa testimonianza: ...Il giorno avanti era avvenuto il combattimento di Valperga con l'incendio per rappresaglia del Borghetto. Nostro padre, dalle colline vedeva i bagliori dell'incendio, circolavano voci che c'erano rappresaglie in corso nei confronti dei famigliari dei partigiani, aveva paura per nostra madre e per noi due piccoline sole a Valperga. Al mattino decide di scendere da Canischio e venire a casa per avere notizie, i compagni tentano in tutti i modi di dissuaderlo perché è pericoloso muoversi. Lui è in borghese e disarmato, vuole sincerarsi che moglie e figlie stiano bene, incomincia la discesa da Canischio, raggiunge Buasca e qui viene ucciso. I fascisti non permettono che gli venga data sepoltura. Dopo tre giorni la sua salma verrà caricata su di un carretto partito da Valperga e sepolta, senza funerale, nel cimitero di Cuorgnè. La figlia Luigina, all'epoca bambina, ricorda così la figura del padre : "Confesso che ero troppo piccola per capire e ricordare chi veramente era. Quel poco che ricordo e per quello che la mamma, i nonni, e altri che lo hanno conosciuto mi hanno riferito, mio padre era un uomo buono, onesto, gran lavoratore che sognava un mondo più giusto dove operai e contadini avevano il diritto di essere liberi e rispettati. Papà era convinto della sua fede comunista, rifiutò sempre di prendere la tessera fascista e per questo rischiò molto. Occultava in casa, con grande terrore di mia madre, volantini che incitavano la ribellione al regime fascista. Nascondeva in casa armi che poi portava in montagna ai partigiani. Poi anche lui andò nelle brigate partigiane combattenti Il mio papà non è stato un grande eroe della Resistenza, non ha compiuto grandi gesta, però ha pagato con la vita la scelta di essere un uomo libero.... ...qual è l'eredità che mi ha lasciato papà tramite le parole di chi lo ha ben conosciuto? Di vivere onestamente, di rispettare gli altri e pretendere di essere rispettati. Che nel mondo non ci razze diverse, ma ci sono uomini che devono avere pari diritti e pari dignità". Agosto 1944: Arresti di civili da parte della X MAS Con l'occupazione di Cuorgnè della X MAS, iniziano le rappresaglie nelle famiglie dei partigiani. I familiari dei giovani datisi alla macchia sono in gran parte imprigionati nella caserma Pinelli di Cuorgnè, fra loro numerosi valperghesi. Tra i prigionieri diverse mamme di giovani di leva che non si sono presentati all'arruolamento. Verranno trasferite in seguito, con autocarri militari, dalla caserma di Cuorgnè alle carceri "Le Nuove" di Torino. Una di loro, Domenica Serena, di salute cagionevole, avrà gravi problemi a causa dell'arresto e della successiva prigionia. L'aggravamento delle sue condizioni sarà causa della morte che avverrà, all'età di 47 anni, il 10 luglio dell'anno successivo. Domenica Serena sarà considerata vittima civile per causa di guerra. Anche diversi parroci sono perseguitati perché accusati di collaborazionismo con i partigiani. I primi ad essere imprigionati sono il parroco e vice parroco di Forno, poi quello di S. Giusto. Successivamente vengono reclusi i parroci di Feletto, di Bosconero e di Spineto. Il vice parroco di Pertusio, don Felice Bergera, sarà incarcerato per cinque giorni. Anche il prevosto di Pertusio, don Tomaso Favero, nonostante i suoi ottant'anni verrà trattenuto come ostaggio nella caserma di Cuorgnè. Il volume " Clero, guerra e Resistenza nella diocesi di Torino " contiene questa relazione sulla detenzione del parroco e del vice parroco di Pertusio: "...A beneficio di sfollati: fu dato in affitto un alloggio con due camere nei locali della canonica ad una famiglia di sfollati. Dei perseguitati per motivi di razza: dall'ottobre 1943 fino ai giorni della Liberazione fu ospitato in casa con alloggio e vitto il sig. Alessandro Momigliano, fu protetto e messo al sicuro sì da non avere avuto la minima noia. Dei perseguitati per motivi di politica: fu data ospitalità per un mese e mezzo alla signora Annunziata Spadaccini, proveniente da Nizza e nei giorni della persecuzione residente a Genova. Fu dato altresì alloggio e vitto per un mese circa al sig. Cellerino Antonio da Torino cercato dalla questura repubblicana. Sconosciuto in paese, declinava le proprie generalità al sig. prevosto can. Don Tommaso Favero e si raccomandava alla sua grazia come appartenente al CLN clandestino della DC. In seguito a denuncia veniva ricercato in paese la sera del 25 settembre 1944 da una squadra di repubblicani della X MAS al comando del tenente Bertozzi. Mentre la canonica veniva perseguita, il comandante interrogava il sig. prevosto per avere sicura traccia e così arrestare il Cellerino. Alle risposte evasive del prevosto e data la sua avanzata età, lo lasciava libero. Faceva però chiamare il vicecurato, Don Bergera Felice. Abusando della forza, faceva salire in macchina come responsabile il giovane prete e lo tratteneva nelle carceri di Cuorgnè per cinque giorni. Fu messo il libertà dietro il cambio fatto con prigionieri della X. Opera di mediazione: Per tre mesi consecutivi tutti i sacerdoti della parrocchia furono presi per turno come ostaggi. Il sig. prevosto, nonostante i suoi ottant'anni, dovette anch'egli presentarsi e fu trattenuto per una giornata intera nella caserma di Cuorgnè. Assistenza religiosa: Fu assistito e sacramentato un partigiano ferito in combattimento e ricoverato provvisoriamente in paese. ... 4 agosto 1944: Vengono prelevati numerosi ostaggi, compreso il podestà. I partigiani con un atto di sabotaggio interrompono le linee telefoniche. I tedeschi, per rappresaglia, prelevano undici uomini quali ostaggi e li portano nella caserma di Cuorgnè. Il giorno successivo 2 ostaggi sono rilasciati, viene convocato in caserma il Podestà e viene trattenuto come ostaggio. Non sappiamo quando siano stati rilasciati. Il giorno 9 agosto, il segretario comunale invia una lettera al Capo della Provincia per perorare il rilascio del Podestà: A S. Ecc.za Bruno Stefanini Capo della Provincia di Aosta, Vi comunico, per l'interessamento del caso, che domenica sera è stato prelevato il Podestà Bargero rag.Remigio dalle Forze Armate Repubblicane di presidio a Cuorgnè. E' ormai la terza volta che il Podestà viene prelevato. Questa volta non conosciamo ancora il motivo. Precedentemente era stato prelevato su denunce di privati in mala fede e poi subito rilasciato; qui si vede che è sempre la stessa fonte che spinge approfittando dell'alternamento dei reparti. ... Non comprendo tale modo di agire verso una autorità che rappresenta la Repubblica Sociale.... Certo che questo modo di agire stanca chi deve servire nelle condizioni che ci siamo venuti a trovare noi in questi paesi sede di incursioni alterne dalle Forze Armate Repubblicane e dei ribelli. Già è molto difficile opporsi ai ribelli quando partono le Forze Armate Repubblicane... I comuni di Valperga e Pratiglione con a capo il Podestà Bargero mai hanno mollato, anzi, specialmente a Valperga si sono prese iniziative e la popolazione ancora possiamo dire di tenerla in pugno. ... Disgraziatamente stavolta un po' di battaglia si è svolta in paese perché i ribelli scesi dalle montagne si sono appoggiate al nostro abitato e di ciò la popolazione ha già dovuto sopportare gravi rappresaglie. ... Prego il Vostro interessamento per la pronta liberazione del Podestà. Il 12 agosto il Podestà è ancora trattenuto in caserma, perché in quella data invia anch'egli una supplica al Capo della Provincia: ... Mi permetto farVi osservare che così facendo tutti i Podestà della zona dovrebbero essere fermati, essendo tutti senza forze armate e di P.S. ... Swcca solo essere trattenuto come ostaggio, dopo tutto quanto ho fatto, tutte le brutte avventure e pericoli corsi quando non si poteva comunicare con la Prefettura; e qui nella zona scorrazzano i ribelli armati che avremo dovuto fermare noi, e con quali mezzi? Confido nel Vostro autorevole interessamento e porgo distinti saluti. Settembre 1944: Brigate nere a Valperga Sono presenti a Valperga brigatisti neri del 115° battaglione "M" Montebello. Questa informazione si ha dalle fatture dei pasti consumati presso la Società Operaia allora trasformata nell'Albergo Impero, gestito dalla famiglia Ibis, che si trovava nell'edificio, ancora di proprietà Ibis, di V.Matteotti n° 3. 6 settembre 1944: Il partigiano Giuseppe Massola viene ferito mortalmente Una squadra della VI "G.L.", nell'intento di catturare prigionieri ed armi, attacca il treno la Canavesana nel tratto Oglianico-Favria. Nella sparatoria restano uccisi alcuni nemici. Purtroppo perdono la vita anche tre partigiani: Torriani Luigi, di anni 20, da Torino - Rolando Perino Domenico, di anni 24, da Busano e Massola Giuseppe, di anni 19, da Valperga. Giuseppe Massola, nato a Villanova Biellese nel 1924, viveva a Valperga nella cascina San Martino di Gallenca, con altri sette fratelli e quattro sorelle. Contadino, esentato dal servizio militare, dopo l'8 settembre '43 sente comunque il dovere di arruolarsi nella VI Divisione Alpina Canavesana G.L. Nell'assalto alla Canavesana del 6 settembre '44, rimane gravemente ferito all'addome. Soccorso da persone amiche, durante la notte viene trasportato a casa dai familiari, su un carro agricolo. Nonostante l'intervento del medico, morirà la mattina successiva, il 7 settembre '44. Si riportano alcuni brani della testimonianza di Palmira Santagiuliana, ved. Fusi, che si trovava sul treno all'epoca del fatto: ...ritornavo in treno da Bosconero dove ero andata ad acquistare un sacco di grano. Sul treno c'erano numerosi "repubblichini", nei pressi di Favria fu fatto fermare dai partigiani. Inizio subito una sparatoria, noi sbirciavamo dai finestrivi quello che stava accadendo, naturalmente con molta paura. Nella confusione di spari e armati che correvano, vidi un giovane cadere colpito nella scarpata ferroviaria. Lo riconobbi perché era uno di Gallenca, di San Martino, era Giuseppe Massola. Dopo qualche tempo il treno ripartì, non si fermò a Valperga ma raggiunse Cuorgnè. Ritornai a casa, e con mio marito andammo a portare la brutta notizia ai famigliari del povero Giuseppe. Essi partirono con un carretto ed andarono a recuperare il loro congiunto che non era morto ma gravemente ferito. Andai a trovarlo, ma non mi riconobbe, era ferito mortalmente, morì alcune ore dopo. Questo episodio mi rimase impresso nella mente con dolore... 8 settembre 1944: Assalto alla Canavesana "La Canavesana" è ancora fermata, tra Valperga e Salassa, da una squadra di "Gielle": i militi rispondono al fuoco e lo scontro si fa cruento. I partigiani non possono portare a fondo l'attacco per non colpire i civili. 13 settembre 1944: Vengono sequestrate le radio private La Decima Mas fa sequestrare, dal Comune, le radio, e ordina l'affissione dei nomi degli abitanti sulla facciata del portone della casa da essi abitata. Viene sollecitato il Podestà a comunicare se l'ordine è stato eseguito. Il Podestà, rag. Remigio Bargero, invia l'elenco dei nominativi delle persone proprietarie delle radio sequestrate (n° 31 radio) e comunica che la popolazione ha eseguito l'ordine di affiggere i nomi degli abitanti sui portoni di casa. 22 settembre 1944: Il partigiano Vittorio Peradotto viene ferito mortalmente Nella valle di Ribordone in località "Il Biro" muore il partigiano valperghese della VI "G.L." Vittorio Peradotto a seguito di ferite riportate durante uno scontro a fuoco con una pattuglia della X° MAS. Della sua morte esiste una testimonianza, del cugino Remo Bonetto di Cuorgnè, riportata nel volume "La Resistenza di Giustizia e Libertà nel Canavese" di Bruno Rolando: La sera dell'11 settembre Vittorio scende dall'alpe Testona, sede del Comando di Divisione, per raggiungere più in basso il cugino Remo e Dario Fenoglio. Devono andare per servizio a Cuorgnè, sono tutti e tre armati, e sono preceduti da Paolo Orso disarmato. Conoscono la strada ad occhi chiusi, alla frazione Ceresetta dovranno lasciare la strada che va Sparone per percorrere un sentiero a mezzacosta che porta alla frazione Frachiamo, per scendere alle Fasane, attraversare la strada provinciale ed infine il fiume Orco e giungere a Cuorgnè percorrendo il terreno sulla destra dell'Orco. Scendono tranquilli perché quel percorso è sicuro e non si sono mai fatti cattivi incontri. Camminavano da oltre un'ora quando sentono gridare: "Decima! Mani in alto!" ( i fascisti della X° avevano già bloccato di sorpresa Paolo che essendo disarmato non li aveva costretti a sparare). Questione di attimi e si sente un crepitare di colpi di mitra, anche perché non avevano alzate le mani. Vedo Vittorio che fa cenno di voltarsi ed io mi butto giù dal sentiero. In quel punto c'è un salto di 15 metri circa e vado a finire dopo qualche ruzzolone appeso con lo zaino ad un gruppo di piante. Sento sempre i colpi di mitra, mi sfilo lo zaino che lascio tra le piante e mi butto nuovamente giù. Trovo una balma (un riparo sotto roccia n.d.r.), mi metto sotto, tolgo la sicura ad una bomba a mano e resto in attesa degli eventi. Nel frattempo gli spari sono cessati e dopo circa un quarto d'ora vedo in alto, sul sentiero, degli uomini che tornano verso Frachiamo, vedo una maglia bianca in mezzo a loro, e subito penso: Dario è stato preso. Penso a mio cugino che era vestito quasi da cittadino e non mi passa per la testa nulla di grave e mi dico: avranno preso pure lui e così torno indietro attraverso il bosco. Arrivo a Ribordone e la ronda partigiana mi corre incontro, racconto dell'imboscata e vado a curarmi un taglio vicino alla bocca e tante graffiature, ma mentre sto raccontando la mia disavventura giunge una ragazza da Ceresetta che dice: "Venite giù che Vittorio è ferito gravemente!". Si corre a Talosio dove avevamo una 500 in dotazione a Ricco Enrico (Ricco morirà nella tragedia della Galisia) che parte immediatamente, mentre io salgo a Testona (due ore di salita ed una di discesa) a chiamare il dottore. Intanto Ricco è tornato col ferito e alle 1,30 circa siamo al capezzale di Vittorio dove il medico diagnostica un colpo alla spalla sinistra ed uno alla schiena, sono due brutte ferite ma dovrebbe farcela. Purtroppo non fù così, la sera del 22 avviene un improvviso peggioramento e dopo un'ora e mezza di agonia è spirato tra le mie braccia. 22 ottobre 1944: Cade a Ronco il garibaldino Vincenzo Comolo Nei giorni 20 - 21 e 22 ottobre '44 le truppe nazifasciste attaccano in forze le formazioni partigiane dislocate in Valle Soana. I combattimenti sono cruenti, l'artiglieria entra in azione e cannoneggia le postazioni partigiane. I distaccamenti sono costretti a ripiegare lasciando sul terreno oltre 30 compagni caduti. Tra questi vi è il garibaldino Vincenzo Comolo della 47^ brigata Garibaldi. Il suo cadavere viene rinvenuto nel comune di Ronco in località Pian la Sal. Vincenzo Comolo, nativo di Crevacuore (VC), di anni 51, operaio filatore è residente a Valperga. Non si sono reperite altre notizie sul Comolo, molto probabilmente era sfollato da Torino con la moglie, Galfione Romano Edvige, che risulterà ancora residente a Valperga nel dopoguerra. 9 ottobre 1944: Fucilazione del partigiano Franco Dusi Nella notte tra l'8 e il 9 la brigata "Mario Costa" della VI° GL si trasferisce in Valchiusella a Rueglio. Cinque partigiani, che hanno dovuto ritardare la partenza per un guasto ad un automezzo, vengono sorpresi da un rastrellamento tedesco e catturati alle Benne di Oglianico. Legati ai polsi, le braccia dietro la schiena, vengono quindi condotti ai Mastri a piedi, ed lì fucilati alla schiena con raffiche di fucile mitragliatore. Tra di loro vi è Franco Dusi , di anni 18, di Torino. Gli altri caduti sono: Dazzo Mario, Elio Mattioda, di 20 anni, da S.Anna di Castellamonte, Bruatto Bartolomeo e Ugo Marcone. Franco Dusi era residente a Valperga con la famiglia sfollata da Torino. Il padre Luigi, capitano di complemento e combattente della Prima guerra, richiamato in servizio per la Seconda guerra, morì a Valperga, nel 1943, a seguito di postumi di prigionia. Di Franco Dusi esiste un ricordo, a cura di Ferdinando Prat, pubblicato su "Il mio angolo di Resistenza - Gimmy Troglia": ...era nato a Torino il 15 aprile 1926. Animato da alti ideali, precocissimo nel corso degli studi (aveva quasi compiuto il primo biennio di Medicina quando morì), adempì con entusiasmo per parecchi mesi al suo dovere di partigiano, sorretto anche da un fisico robusto ed addestrato alla montagna... Un altro ricordo, toccante, di Dusi lo troviamo pubblicato nel "Diario partigiano" di Ada Gobetti: Franco Dusi è morto fucilato, nel Canavese. Penso a sua madre. Ma penso soprattutto a lui: a lui come lo vedevo bambino quando andavo a prendere Paolo alle elementari e sorridevo al suo visetto arguto ed alla sua aria di ponderata importanza; e ricordo quando venne a dare l'esame di ammissione al "Balbo" e sbalordì tutti colla sua conoscenza del sistema alpino; e come lo vidi crescere, anno per anno, accanto a Paolo. Me li vedevo dinanzi, nello stesso banco, a scuola, e perpetuamente cinciavano e si litigavano; e me li vedevo insieme a casa quando preparavano la licenza e traducevano Sofocle e leggevano Dante e Spinoza; e preparavano le voci per il "Dizionario Bompiani"; e si andava insieme in montagna. E sempre provavo, guardandolo, così bello e forte e intelligente, un intimo materno compiacimento e per lui, come per Paolo, costruivo i sogni più belli. E quando venne l'ora del pericolo, cercai di tenerlo fuori, quasi dominata da un timore presago. Ma Franco entrò lo stesso nella battaglia; non era uno che potesse starsene fuori. E ora è caduto. Pare impossibile, dopo simili colpi, poter continuare a camminare La madre di Franco Dusi scrisse una lettera al figlio il 27 giugno 1944 e, per le traversie e per i continui spostamenti della lotta partigiana, questi non potè riceverla. La lettera ritornò a chi l'aveva scritta, ed una copia venne conservata nell'archivio di Gimmy Troglia (Giacomo Troglia Ris). E' una lettera commovente, la madre, vedova da poco, si rivolge al figlio manifestandogli il proprio grande dispiacere per la sua lontananza. Un dispiacere composto, una supplica a fior di labbra, quasi volesse scusarsi del suo stato d'animo: 27 giugno 1944 Caro Franco, ho sperato che tu facessi una scappata da noi. Sento tanto la tua mancanza! I primi giorni non riuscivo a farmi forza; l'assenza di papà e la tua mi hanno accasciata, soprattutto quando ci riuniamo per i pranzi. Mi pare che la casa sia vuota per quanto le piccole, colle loro grida, dovrebbero riempire lo spazio di una caserma. Carlo sta molto fuori di casa e non occupa il suo posto importante che a tavola, dove si fa sempre onore. Ora a incominciato a prendere lezioni inglesi e così è un po' occupato. E io, colla mancanza dei treni, non ho potuto andare a Rivarolo, né a Torino, dove ho parecchie cose da sbrigare. A Rivarolo speravo anche di combinare delle lezioni che mi avevano promesse. Così, senza lezioni, e lavorando di cucito la mente arzigogola anche troppo e qualche volta sono molto stanca a forza di pensare. Il tuo ultimo appello di Fisica è il 7 luglio e se tu avessi avuto una quindicina di giorni di vacanza, avresti potuto preparati col mio aiuto. Se puoi e se vuoi, facciamo ancora in tempo. Mi pare che il pericolo, stando in casa, non sia grave. Molti stanno in casa e finora nessuno li ha disturbati. Ti avrei mandato tanto volentieri quello che mi avevi chiesto, se avessi saputo di cosa si trattava. Vieni almeno per cambiarti, che ne hai bisogno. Se vuoi invece che, per lo stesso mezzo, ti mandi calze, calzettoni e maglia di ricambio, non hai che da farmi cenno e io manderò tutto da G., per mezzo di Carlo il quale è già andato a ritirare la bicicletta che ora sta facendo aggiustare. Tu però devi avere ancora calzerotti buoni da qualche parte, in qualche sacco. I sacchi non puoi riportarmene uno a casa? Le giornate sono molte lunghe e molto tristi senza di te. Martedì scorso sono andata a Torino (era il giorno della Festa della Consolata) e sono andata al Santuario, per raccomandarti alla Vergine che ti ha protetto fin dalla nascita. A lei ti ho votato quando sei nato, a Lei ti ho raccomandato ora, certa del Suo aiuto potente. Lei ti è vicina sempre, in ogni istante, e può salvarti e ti salverà da ogni pericolo materiale e morale. Quando puoi entrare in chiesa, ricordati che sei sempre stato un buon cristiano e un saluto, anche affrettato, è sempre accetto a Dio, da chi ha tanta fede come ne hai sempre avuta tu, sull'esempio dei tuoi genitori. E un pensiero a Dio anche prima dei tuoi sonni!. Hai bisogno di the? Non soffri freddo con questa temperatura così irregolare? Un bacio da tutti: saluti cari dalla zia; Laura, anche lei, s'è accorta della tua assenza a tavola, chiedendomi dov'eri. Saluti da Ant. Un bacio grosso Mamma 10 novembre 1944: Imboscata sulla provinciale per Salassa e uccisione del civile Andrea Ariotto Nel pomeriggio del 10 novembre, sulla carrozzabile Salassa-Valperga, una squadra di garibaldini della 49° tende un'imboscata ad una pattuglia tedesca. In quel tratto di strada si trova, costretto al servizio di sorveglianza, il civile Andrea Ariotto, di 67 anni, di Valperga. I partigiani lo invitano a seguirli onde sfuggire al pericolo della rappresaglia, ma egli non accetta e il giorno dopo i nazisti lo fucilano. Bruno Amerigo ci ha fornito una sua testimoniaza del tragico fatto ... Ariotto era stato comandato alla guardia della zona tra Salassa e Valperga, una notte venne sorpreso dai partigiani che lo invitarono ad andarsene e a non dire nulla dato che stavano preparando un' imboscata. Poco dopo che l'Ariotto se ne andò passò una colonna di tedeschi con sidecar e camion, i partigiani spararono delle raffiche senza colpire nessuno. L'imboscata fu un fallimento, l'indomani i fascisti presero Ariotto considerandolo colpevole dell'agguato, lo portarono in caserma a Cuorgnè per un interrogatorio e poi tornati a Valperga lo fucilarono colpendolo alla nuca". Il servizio di guardia era regolato da un apposito ufficio istituito nei municipi. Era obbligatorio e non erano ammesse inadempienze. Le guardie avevano come distintivo un bracciale bianco e dovevano sottostare a turni di sorveglianza a tratti di strade, di linee elettriche, ponti e ferrovie. Le guardie erano responsabili delle strutture assegnate alla loro sorveglianza, qualora fosse successo qualsiasi atto di sabotaggio o attacco partigiano, esse venivano fucilate per rappresaglia. Oltre al servizio di guardia, era pure stata istituita una turnazione di ostaggi. Lo stesso ufficio che disciplinava il servizio di guardia, organizzava una turnazione di persone che dovevano recarsi presso la caserma Pinelli di Cuorgnè ed essere a disposizione come ostaggi. Qualora nel paese di loro provenienza fossero avvenuti atti partigiani, gli ostaggi ne avrebbero subito la rappresaglia. 22 novembre 1944: Uccisione di Pietro Varzino Uomini armati si recano a casa del valperghese Pietro Varzino, di anni 54, e gli intimano di uscire, egli si rifiuta e viene freddato a colpi di pistola in casa. 29 dicembre 1944: Muore il partigiano Vincenzo Loco Due partigiani dell' VIII Div. Autonoma "Vall'Orco", inviati alla ricerca di una squadra che era partita due giorni prima per un'azione senza più fare ritorno, incappano in truppe della "Folgore" nei pressi di Front. Nella sparatoria rimane gravemente ferito il partigiano Vincenzo Loco, originario da Foggia, e sfollato da Torino alla borgata Filippini di Gallenca. I Loco sono una famiglia numerosa, padre e madre e 10 figli. Una famiglia che verrà colpita duramente, anche un altro figlio morirà partigiano. 21 gennaio 1945 : Cade in combattimento il partigiano Pasquale Riva Cade in combattimento, sui monti di La Spezia a Torpiana, il partigiano valperghese Pasquale Riva, di anni 27, a cui verrà concessa la medaglia di bronzo al valore militare. Sergente della marina, l'8 settembre 1943 si trova a Valperga. Raggiunge successivamente un paese, in provincia di La Spezia, dove si trova la sua fidanzata, ed entra nelle file dei partigiani locali. La sua salma è tumulata nel cimitero di Zignago (La Spezia). 25 gennaio 1945: Cattura di due partigiani nei pressi di Pertusio Verso le prime ore dell'alba, due partigiani della VI Div. "G.L." mentre pernottano in una base di passaggio in una località tra Pertusio e Valperga, vengono catturati da una pattuglia nazista guidata da una spia. Questi, vestito in divisa da repubblichino, ma senza armi e con passamontagna sul viso che gli lascia scoperti solo gli occhi, li indica come partigiani. I catturati tradotti a Cuorgnè sono interrogati dagli ufficiali Hoffman e Dietrich subendo per vari giorni maltrattamenti. 26 gennaio 1945: Uccisione del partigiano Savino Loco Pattuglie nemiche in perlustrazione alla frazione Gallenca uccidono in località Quassasco il partigiano Savino Loco, di anni 19, da Foggia, dell' VIII Div. Autonoma "Vall'Orco", fratello di Vincenzo caduto a Front neanche un mese prima. Su questi fatti sono state raccolte le testimonianze di Motto Franco di Rivarotta, classe 1931, e di Renzo Bianchetta classe 1939, al tempo della guerra poco più che ragazzi. ...Rivarotta, era diventata un posto di rifugio di alcuni partigiani canavesani; alla Grangia di Baretto c'erano quelli della 49^ Brigata Garibaldi tra cui il Ratulin, Nino il Vercellese, Biondino di Bosconero, Gianni di Feletto (Gianni Micheletto) che venne poi ucciso a Valperga, Bastian di Pertusio e Gianni Motta di Salassa. Erano partigiani valorosi e coraggiosi, la gente di Rivarotta li aiutava come poteva ospitandoli e dandogli anche da mangiare. Alla Grangia Nuova c'erano invece quelli della Giovane Piemonte che erano alquanto disorganizzati. Quelli della Garibaldi erano corretti e rilasciavano dei buoni per il valore del bestiame che prelevavano. Alla fine della guerra mio padre riscosse questi buoni così come promesso dai partigiani. Uno sfollato che abitò a Rivarotta probabilmente informò i fascisti che noi ospitavamo i partigiani e allora ci ritrovammo improvvisamente le camice nere davanti all'uscio di casa". I fascisti, che arrivarono da Castellamonte attraversando la pontija, si sbagliarono di grosso perché andarono alla Grangia Nuova anziché alla Grangia di Baretto dove invece c'erano i partigiani più agguerriti. Bianchetta ricorda: Era mattino ed erano una ventina di fascisti, mia mamma fu obbligata ad andare avanti ed aprire tutte le porte delle case e delle stanze. Tutte le persone che i fascisti trovavano vennero messe al muro, alla fine raggrupparono 17 persone, quasi tutti abitanti di Quassasco e della Grangia Nuova e altri curiosi che si erano avvicinati a vedere cosa succedeva. I pochi partigiani presenti si erano fortunatamente dileguati, Loco Savino però non ce la fece e mentre tentava la fuga venne freddato da una raffica di mitragliatrice. La famiglia di Loco, era sfollata da Torino ed aveva trovato ospitalità nella borgata Filippini. Fu una grave perdita per la frazione di Gallenca perché i Loco erano brava gente che avevano sofferto fin troppo le conseguenze della guerra. Infine, alla sera mia madre per farmi stare tranquillo mi mandò a dormire a Rivarotta ma nel cuore della notte si scatenò un bombardamento, probabilmente gli alleati volevano colpire dei camion fascisti fermi a Salassa ma sbagliarono obiettivo e le bombe sfiorarono Rivarotta. Mi spaventai a morte. 10 febbraio 1945: Ferimento di due partigiani a Piandane Rastrellamenti nella zona di Valperga e Pertusio. Durante una puntata, in località Piandane, i nazifascisti feriscono due partigiani della VI "G.L." che, fortunosamente, riescono a porsi in salvo. Questi feriti, che troveranno ricovero in una casa delle Comunie, verranno poi curati segretamente dal dott. Aldo Balocco. Uno di essi dovrà essere operato d'urgenza per un colpo ricevuto all'addome. Il dott. Balocco predisporrà l'intervento utilizzando il tavolo da cucina come tavolo operatorio. L'intervento salverà la vita al partigiano. Dott. Balocco e dott. Vezzetti, i medici dei partigiani Il dott. Balocco è stato spesso chiamato a curare partigiani feriti, anche durante l'imperversare dei rastrellamenti. Non si è mai rifiutato; in piena notte, nelle località più nascoste e anche quando correva il grave pericolo di essere catturato come collaboratore dei "banditi", egli è sempre intervenuto per prestare la sua preziosa opera. Un altro medico di Valperga, il dott. Oreste Vezzetti, fu un vero samaritano per i partigiani feriti. Egli aderì al fascismo durante il periodo del cosiddetto "consenso", fu nominato fiduciario di zona del P.N.F.(Partito Nazionale Fascista), responsabile sanitario della G.I.L.(Gioventù Italiana del Littorio) canavesana e nel 1941 partì volontario, come ufficiale medico, per l'Africa settentrionale. L'esperienza del fronte fu un'occasione di critica per la sua fede politica. Rimpatriato da Bengasi, per motivi di salute, incominciò a prendere le distanze dal regime ormai compromesso in una sciagurata guerra che porterà solo lutti e tragedie. Non aderirà alla Repubblica di Salò, ma prenderà, invece, parte alla Resistenza sino a diventare il responsabile sanitario, ovviamente in forma clandestina, della VI "G.L.". Molti partigiani verranno curati e tenuti nascosti, dal dott, Vezzetti, nei reparti sanitari dell'Ospedale Maggiore di Torino trasferiti a Cuorgnè, presso l'asilo ed in località Campore, per via dei frequenti bombardamenti alleati ai quali Torino era sottoposta. Fine febbraio 1945: Fucilazione di falsi partigiani In località "Cave della fornace" (nei pressi dell'attuale campo da tennis) la polizia partigiana della VI "G.L.", intenta a reprimere i profittatori, i ladri e i falsi partigiani, elimina delle persone che si spacciano per partigiani ed eseguono requisizioni di merci e rapine a mano armata ed hanno allestito, in località Pedaggio di Cuorgnè, un magazzino di refurtiva che viene venduta per loro personale profitto. Le requisizioni partigiane Un problema che devono affrontare i partigiani è quello di fornire le derrate necessarie per il mantenimento degli uomini dislocati in montagna. Apposite squadre devono operare in pianura e procedere alle requisizioni. Le formazioni partigiane emettono appositi buoni di requisizione che vengono rilasciati ai proprietari dei beni prelevati. In alcuni casi, quando le formazioni hanno disponibilità di denaro in liquidità, ricevuto dai lanci aerei, pagano, ed emettono una regolare ricevuta di pagamento. Alcune formazioni emettono della carta moneta. In zona, la VI "G.L.", stampa "Buoni di liberazione" in pezzi da £.1000 £.5000 e £. 10000 che utilizza a pagamento della requisizione. Dopo la guerra, un apposito ufficio "Ufficio Stralcio delle Formazioni Partigiane" provvederà all'indennizzo dei danni subiti, dietro la presentazione dei buoni di requisizione rilasciati o della carta moneta emessa dalle formazioni partigiane. Ovviamente la pratica delle requisizioni crea dei malumori tra la popolazione. Per evitare che tale stato di disagio venga ulteriormente acuito dai furti che elementi isolati o in bande armate effettuano a fine privato spacciandosi per partigiani, le formazioni devono reprimere questo fenomeno con una drastica azione che prevede la cattura e fucilazione di questi elementi. 4 marzo 1945: Uccisione del partigiano Pierino Perona Un rastrellamento nazifascista investe Forno, Pratiglione e Prascorsano. Pattuglie in perlustrazione a Pemonte (Prascorsano) uccidono il garibaldino della 49° Brigata Garibaldi, Perona Pierino, di anni 22, della frazione Comunie di Valperga. 22 marzo 1945: Fucilazione del partigiano Sergio Tamietti Giorni prima una squadra della VI "G.L." cattura nei pressi di Feletto un paracadutista della "Folgore" del presidio di Volpiano e riconosciuto come "rastrellatore" viene passato per le armi, in località Benne di Oglianico. A seguito di questo, nei giorni seguenti, reparti di paracadutisti effettuano rastrellamenti nella zona e catturano in località Argentera sette partigiani della VI "G. L." di guardia ad un deposito di viveri. Vengono allineati contro il muro di cinta del cimitero di Argentera e, alle 17,30 del 22 marzo '45, vengono fucilati. Tra questi vi è Sergio Tamietti (Taylor), di anni 18, da Valperga, gli altri sono: Mario Porzio Vernino (Stalino), di anni 25, da Fara Novarese - Antonio Uligini (Nino), di anni 24, da Villarmarzana (Ro) - Alessandro Bianco, di anni 18, da Front e Renzo Scognamiglio (Gualtiero), comandante di distaccamento. La madre di Sergio Tamietti, Giovanna Chiapetto, era di Gallenca, il padre, Ulisse, lavorò per diversi anni alla conceria di Gallenca. La famiglia si trasferì poi a Torino, ma i legami con Valperga non furono mai interrotti. Sergio a Torino frequentò la Scuola Allievi Fiat, nell'estate del 1944 durante una gita in Valle Orco conobbe dei partigiani e vi si aggregò prendendo il nome di "Taylor". Pare che questo nome da partigiano derivasse dalla sua somiglianza all'attore cinematografico Taylor appunto, in voga a quel tempo. Prima della fucilazione, Sergio scrisse una breve e commovente lettera ai genitori che venne pubblicata nel volume "Le ore più belle" di De Rosa: Carissimi, vorrei dirvi tante cose ma non posso. Mi hanno preso e purtroppo sono di quelli sacrificati alla causa della Patria. Sappiate che vi ho sempre voluto bene ed in questo momento mi siete più che mai nel pensiero. Prega per me, mamma, vado a raggiungere Elio, col cuore in pace e fiero di sacrificarmi per l'Italia. Con me c'è Porzio, Gualtiero ed altri che non conoscevo. Vi ho sempre voluto bene e pregherò per voi. Salutatemi tanto Ambrosina e ditele che non l'ho mai dimenticata. Addio e arrivederci tutti lassù. Pregate per me. Addio, Addio. Sergio. Dopo l'eccidio dei partigiani all'Argentera, la VI "G:L:" diffuse un duro manifestino: Esercito di Liberazione Nazionale - VI Divisione Alpina Canavesana - Formazioni Giustizia e Libertà 26 marzo 1945 Il pomeriggio del 22 corr. in località Argentera di Rivarolo Canavese da un reparto della FOLGORE del distaccamento di Volpiano al comando del S.Ten. Muratore sono stati trucidati i: Ten.RENZO SCOGNAMIGLIO - Serg. Magg MARIO PORZIO - Alpino ANTONIO ULIGINI - Alpino SERGIO TAMIETTI - Alpino ALESSANDRO BIANCO Vogliamo che si conosca come sono caduti, da forti, vittime della più bassa ferocia, scatenata contro l'ardire di una Fede ed un Ideale giusti e altissimi contro la generosa dedizione all'avvenire della Patria. La figura onesta e luminosa del Ten. RENZO SCOGNAMIGLIO, buone e sorridente sempre, giovinezza nobile rara ed ardente che al piombo fraticida ha offerto il petto ed è stato ucciso con un'ultima rivoltellata alla tempia, i Suoi COMPAGNI che hanno avuto il capo sfracellato e reso irriconoscibile, ci lasciano l'eredità preziosa del loro Esempio. Morendo vi hanno lasciato il loro perdono, ma non ne siete degne canaglie della Folgore infame e maledetta, maledetta da Dio e dalle Madri. Vigliacchi, vigliacchi vi gridiamo sul viso. La nostra giustizia vi raggiungerà implacabile prossima o lontana, è il giuramento solenne a tutti i nostri Morti. Provocate il Popolo nella sua carne, sentite il disprezzo e l'odio che suscitate e con il terrore volete soffocare la reazione legittima che sentite avanzare. Insorgeremo tutti contro la vostra prepotenza per abbattere la vostra illegalità ed i vostri assassinii i furti le distruzioni saranno puniti. Soffriamo profondamente in quest'ora il dolore per la perdita irreparabile dei COMPAGNI e con noi è il cuore di tutti i migliori che si associano nell'esprimere alle Famiglie i sensi del più vivo e sentito compianto. 30 marzo 1945: Uccisione di Carlo Boggio Nella notte viene prelevato, da uomini armati, nella sua abitazione, Boggio Carlo, di anni 45, detto l'"Aris" per via della sua folta chioma ricciuta. Il Boggio è un fascista della prima ora, è stato per lunghi anni istruttore del servizio premilitare ed impegnato attivista del fascismo canavesano. Viene portato in via Busano, nella zona dove attualmente sorgono i pozzi dell'acquedotto, e freddato a colpi di pistola. 4 aprile 1945: A Gallenca uccisione di Sebastiano Brino (Noto) Alla sera, uomini armati prelevano dalla sua casa, in località Bonauda di Gallenca, Sebastiano Brino, di anni 42, sfollato da Torino e partigiano della formazione Giovane Piemonte dell'VIII Divisione Vall'Orco. Viene portato nei pressi della Società di Gallenca e giustiziato. 18 aprile 1945: Rinvenimento di cadavere ai Trucchi Viene rinvenuto, in località Trucchi-Belvedere, sepolto da pochi cm. di terra, il cadavere di una persona sconosciuta, il dott.Balocco, in veste di ufficiale sanitario, redige il referto medico ...sepolto da parecchi giorni...si nota una ferita da arma da fuoco alla nuca...mi si riferisce che la fossa venne casualmente scoperta da bambini della vicina cascina, che si recarono a pascolare le pecore, e che vista tutta la terra smossa frugarono il terreno vedendone fuoriuscire una mano. Il cadavere viene tumulato nel cimitero di Valperga come persona sconosciuta. Il successivo 10 agosto avviene il riconoscimento della salma da parte di parenti e conoscenti, si tratta di un certo M.P. di Pont Canavese, già partigiano di Bellandy, fuggito dalla formazione perché condannato per furto e poi passato al nemico. Guiderà i tedeschi nei rastrellamenti, compreso quello notturno avvenuto nella zona di Pertusio il 14 gennaio 1945 contro una squadra partigiana. M.P. verrà in seguito catturato dai partigiani, processato per tradimento, condannato e giustiziato. Un grande problema che dovevano fronteggiare gli uomini della Resistenza era l'attività delle spie. La sopravvivenza dei partigiani non poteva consentire delazioni. Si procedeva continuamente alla loro "bonifica". Prima con avvertimenti e intimidazioni, e poi, se non ascoltati, con la loro eliminazione fisica. Il Tribunale Partigiano è inesorabile contro le spie, specialmente nell'inverno '44/45 quando, approfittando della crisi del Movimento Partigiano, esse risultano molto attive. 3 maggio 1945: Morte di Edoardo Baudrino. Non è ancora finita, il 1° maggio si sono svolti grandi festeggiamenti per la fine della guerra, il paese è imbandierato ed un corteo raggiunge il cimitero per onorare i caduti partigiani. Giorni dopo, una lunga colonna tedesca in ritirata attraversa il Canavese per raggiungere Ivrea. Il suo passaggio sarà disseminato di sangue. Il 3 maggio la colonna raggiunge Valperga, tutti si sono rinchiusi in casa per paura, Edoardo Baudrino, di anni 63, che sta uscendo dal barbiere, cerca di correre per mettersi al riparo ma viene raggiunto da una raffica sotto l'arco di Volta. Morirà nello stesso punto dove il 30 luglio dell'anno precedente aveva trovato la morte Franco Rocco. I loro nomi sono stati accomunati sulla stessa lapide. 11 maggio 1945: Rinvenimento di cadaveri il località Braidacroce In località Braidacroce vengono rinvenuti i cadaveri di due sconosciuti. Il dott. Balocco redige il referto medico constatando che i cadaveri, dall'età presunta di 22 - 28 anni, sono sepolti nella stessa fossa a circa 50 cm. di profondità e presentano ferite da arma da fuoco alla nuca. Entrambi i cadaveri vestono la divisa dell'aviazione di panno turchino, sulla giubba di uno di essi vi sono i gradi di caporal maggiore. Queste salme non verranno mai identificate trattandosi di persone non del luogo e prive di documenti. Da testimonianze dei residenti, pare che le due persone, prima di essere eliminate, fossero state tenute prigioniere, alla borgata Boriglione, da uomini appartenenti ad una squadra partigiana che operava nella zona di Busano. Di queste esecuzioni non si hanno notizie relative al movente ed agli esecutori. 15 maggio 1945: Rinvenimento cadaveri in località "Cave della fornace" Alle "Cave della fornace", sono rinvenuti, sepolti in due fosse, i cadaveri di cinque sconosciuti. Il dott. Balocco redige i referti medici descrivendo nei minimi particolari le caratteristiche delle salme ed il loro vestiario, elementi che saranno utili per la identificazione. Identificazione che avverrà, per quattro dei cinque cadaveri, nei mesi di agosto e settembre successivi. Si tratta delle persone fucilate, alla fine di febbraio del '45, dalla polizia partigiana "G.L". I quattro cadaveri identificati vengono così riconosciuti: P.G., di anni 42, di Cuorgnè. - B.E., di anni 43, detto il Francese, di Cuorgnè. - P.G., di anni 42, di Locana. - P.G.B., di anni 35, di Pont Canavese. Fucilati perché ritenuti profittatori e ladri... Sono prelevati e fucilati dai patrioti parecchi individui che rubavano a mano armata, da soli o con l'aiuto degli Ucraini, svaligiando le case. Avevano al Pedaggio (di Cuorgnè) un vero magazzino di vendita, al quale...persone insospettate di Cuorgnè inviavano i clienti. Sono in tutto una decina di persone. Con la fucilazione di alcuni ( fra cui Boeris detto il Francese) le rapine cessano di colpo...(da "Appunti per una storia di Cuorgnè) di Mario Bertotti - Editore Enrico, Ivrea 1983) 17 maggio 1945: Prime esperienze democratiche - Nomina dei consultori. Il C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) di Valperga composto da Savio Giuseppe che è stato nominato Sindaco, Savio Savino Vice Sindaco, avv. Ferruccio Pastore, avv. Guido Sorrentino, ed Elena Defendente, procedono alla nomina dei consultori (carica simile al consigliere comunale). ...questo comitato ha deliberato di rendere di pubblica ragione i nomi dei componenti la consulta, notificando inoltre che i consultori sono stati scelti tra i rappresentanti delle varie categorie del popolo onde possano portare in seno al comitato stesso tutte le notizie in merito a difficoltà, bisogni, problemi da risolvere ecc. ... I consultori nominati sono: Cibrario Pierino, Bertotti Lorenzo, Bertotti Mario, Boriglione Pietro, Ellena Sebastiano, Ronchetto Virginio, Falletti Secondo, Falletti Carlo, Alice Giuseppe, Cibrario geom. Domenico, Vallero Luigi, Bertotti Guido, Bertotti Enrico, Cerutto Michele, Terrando Pietro, Vallero Secondo, Terrando Giuseppe, Giacoma Rosa Giacomo, Terrando Gioachino, Frasca Giovanni, Carbonatto Rodolfo, Cresto Battista. 29 maggio 1945: Il C.L.N. si trasforma in Giunta comunale. Il C.L.N. composto da: Savio Giuseppe rappresentante della Democrazia Cristiana, Savio Savino del Partito Comunista, Pastore avv. Ferruccio del Partito Socialista, Ronchetto geom. Virginio del Partito d'Azione ed Ellena Defendente del Partito Liberale, delibera di trasformare il Comitato di Liberazione Nazionale in Giunta comunale: Sindaco: Savio Giuseppe V.Sindaco: Savio Savino Assessori : Pastore avv. Ferruccio, Ronchetto geom. Virginio, Ellena Defendente. 26 agosto 1945: Il C.L.N. procede alla nomina dell'Amministrazione comunale. Sono tempi convulsi, le prime esperienze democratiche hanno bisogno di fasi d'assestamento. Vengono rinominati i componenti della Giunta comunale ed i rappresentanti del C.L.N.: Sindaco: Savio Giuseppe V.Sindaco :Savio Savino Assessori effettivi: geom. Cibrario Domenico, Bertotti Enrico Assessori supplenti: geom. Ronchetto Virginio, Ricca Lorenzo fu Matteo Il Comitato di Liberazione Nazionale è così composto: Bertotti Guido in rappresentanza della Democrazioa Cristiana, Savio Savino del Partito Comunista, avv. Pastore Ferruccio del Partito Socialista, Bergandi Giuseppe di Luigi del Partito d'Azione ed Ellena Defendente senza partito (contadini) 8 giugno 1945: Rinvenimento di due cadaveri Alle Comunie vengono trovati i cadaveri di due sconosciuti, uno in località Prella e l'altro in località "Cave nuove di granito". Solito referto medico del dott. Balocco e relativo riconoscimento delle salme avvenuto nel mese di agosto successivo. Il primo cadavere viene identificato come Costantino Pietro di Rivarolo di anni 17, il secondo come Spina Sabino di anni 32 residente a Rivarolo. Anche in questo caso non si conoscono le motivazioni dell'esecuzione e chi l'abbia eseguita. 17 ottobre 1945: Relazione del Sindaco sull'ufficiale Fumai La guerra è finita da sei mesi, ma le questioni sono più vive che mai. Si tenta di rendere giustizia ai molti che hanno subito, raccogliendo prove e testimonianze sui misfatti compiuti dai nazifascisti. Il sindaco di Valperga, Giuseppe Savio, primo sindaco della Liberazione nominato dal C.L.N., invia al Comando dei Carabinieri reali di Cuorgnè una relazione su un ufficiale della X MAS comandante di un reparto nominato "Mai morti" che si rese famoso per i crimini compiuti. Questo ufficiale si chiamava Fumai: Relazione su Fumai. Da informazioni assunte non risulta che Fumai fosse presente a Valperga dopo la battaglia del 30 luglio '44; mentre risulta che suoi ufficiali inferiori gridassero di bruciare tutto il paese. Al mattino sui muri abbiamo trovato scritto "W Fumai" e perciò è da ritenersi che chi ha fatto appiccare il fuoco fossero soldati ai suoi ordini dei quali lui deve rispondere. I danni recati dopo tale azione di rappresaglia a Valperga ammontano a diverse milioni, incendi appiccati ad una ventina di case con diverse distrutte ed altre danneggiate. Risulta inoltre che quel vile abbia fatto fucilare a Pratiglione tre partigiani dopo averli costretti a fare segnalazioni agli aerei promettendo loro di graziarli, viceversa dopo essersi servito di loro li ha fatti fucilare. Pratiglione può spiegare meglio la viltà di quel delinquente. Valperga 17 ottobre 1945 IL SINDACO Giuseppe Savio 4 marzo 1946: Morte del Sindaco Giuseppe Savio Sono passati appena dieci mesi dall'insediamento della prima amministrazione democratica nominata dal C.L.N., i problemi sono tanti, bisogna ricostruire un paese distrutto, sono necessarie molte energie. In questo delicato frangente il Sindaco Giuseppe Savio, muore improvvisamente all'età di 30 anni. Il paese è costernato, l'A.N.P.I. ed C.L.N. fanno affiggere un manifesto listato a lutto: La vita saggia e operosa di SAVIO GIUSEPPE Il nostro giovane Sindaco designato dal Comitato di Liberazione Nazionale, primo Sindaco della nuova democrazia popolare Valperghese è stata troncata da morte improvvisa. Il C.L.N. che lo ebbe fra i suoi attivi rappresentanti nella dura vigilia della Liberazione, lo ricorda con commosso affetto e lo addita a tutti i Valperghesi, che, con Lui, han perso un buon cittadino, un sincero Patriota, un saggio e onesto amministratore. L'A.N.P.I. e il Fronte della Gioventù, da Lui potenziati, si uniscono al C.L.N., per tributare al defunto Sindaco degne onoranze. La Consulta Comunale, che ha perso il suo stimato ed apprezzato Sindaco, invita la popolazione al funerale che si svolgerà Martedì 5 corr. alle ore 16 a spese del C.L.N. L'A.N.P.I Valperga 4 marzo 1946 La Consulta Comunale Il Fronte della Gioventù Il C.L.N. Dopo la morte del Sindaco Savio, a Valperga si insedia il Commissario Prefettizio che gestirà l'Amministrazione comunale fino alle prime elezioni amministrative del 24 ottobre 1948 quando un altro Savio, Savio Savino, diventerà Sindaco. Ma questa è già storia del dopoguerra. Bibliografia e archivi consultati: – A.Bellotto: "Acthung Bandengefahr! - Castellamonte nella lotta di Liberazione" Comune di Castellamonte - Comitato per le onoranze ai Caduti della Resistenza 1961. – AA.VV.: "Agliè nei giorni della Resistenza" - Tipografia Ferraro, Ivrea 1995 – Archivio "Elio e Ezio Novascone - Cuorgnè. – Archivio Storico Comune di Valperga – M. Bertotti: "Appunti per una storia di Cuorgnè" – T. De Mayo e V. Viano: "Il prezzo della Libertà" - Edizione A.N.P.I, Cuorgnè 1977. – G. De Rosa: "Le ore più belle" – L. Doglione: "Assalto alla Canavesana" - Edizione A.N.P.I. Favria e Oglianico, 25 aprile 2000. – L. Doglione: "Per la Libertà" - Edizione A.N.P.I. Favria e Oglianico, 25 aprile 1998. – A.Dovis: "Storia del plotone Gualtiero" - Editrice Libreria dell'Orco, 1996 – A.Gobetti: "Diario partigiano" - Einaudi, Torino 1956 – P. Rolando: "La Resistenza di Giustizia e Libertà nel Canavese" – G. Troglia: "Il mio angolo di Resistenza" a cura di Ferdinando Prat - Editori F.lli Enrico, Ivrea 1976. – G. Tuninetti: "Clero, guerra e Resistenza nella diocesi di Torino - Nelle relazioni dei parroci del 1945" Edizioni Piemme - Casale Monferrato 1996.