PRESENTAZIONE
A quasi 60 anni dalla Liberazione,
in un periodo in cui la memoria storica sembra ormai
vacillare, l'ANPI ha deciso di raccontare alle nuove
generazioni quali drammatiche vicissitudini travolsero
Valperga nel periodo della Resistenza, ossia dall'8
settembre 1943 fino al 25 aprile del 1945.
Con grande soddisfazione siamo riusciti a ricostruire
in ordine cronologico i fatti che scossero il nostro
paese e la sua gente grazie alle preziose testimonianze
d'alcuni ex partigiani, di familiari di partigiani caduti,
di persone comuni, di Don Domenico e ai documenti in
gran parte inediti dell'archivio storico del Comune
di Valperga e dell' archivio dei fratelli Novascone
di Cuorgnè.
Mettere insieme le varie testimonianze, verificare le
fonti, confortarle con documenti dell'epoca è
stato un lavoro difficile ma che ci consente finalmente
di dare alla nostra comunità una ricostruzione
storica importante perché il sacrificio dei caduti
della Resistenza è alla base della nostra democrazia.
D'altra parte, ricordare che dal 1943 al 1945 i nostri
paesi si mobilitarono contro il nazifascismo significa
ribadire che "il 25 aprile non è una giornata
qualsiasi" e che in fondo non fu una guerra civile
ma guerra di liberazione, "guerra giusta ed inevitabile
per aspirare alla libertà".
E' da racconti come il nostro che si evince che allora
c'erano uomini che, avendo aderito alla repubblica di
Salò, erano pronti a tutte le angherie e violenze
possibili contrapposti invece a chi era entrato in clandestinità
ed aveva deciso di lottare per la libertà, sebbene
disorganizzato con pochi mezzi militari e mal equipaggiato.
Valperga diede il suo contributo alla guerra di liberazione,
il paese non poteva e non voleva sottrarsi alla guerra
giacché era un punto di passaggio delle truppe
che da Torino salivano a rinforzare i presidi fascisti
dell'altocanavese, luoghi di reclusione e di tortura
dove soffrirono e perirono numerosi martiri della libertà.
Per questo confluirono a Valperga formazioni partigiane
che trovarono l'appoggio d'alcuni antifascisti locali
e che, soprattutto, trovarono rifugio nelle frazioni
di Gallenca e di Piandane.
Le prime riunioni segrete d'antifascisti canavesani
si svolsero proprio a Valperga nella Località
Boggi Sotto, coordinate dal nostro Savio Savino e dal
Geom.Cibrario.
In seguito ai bombardamenti angloamericani su Torino,
Valperga si prestò nel non facile compito di
ospitare circa 1500 sfollati, tra questi anche il leggendario
partigiano "Diavolo Nero" e il valoroso comandante
della GL Bellandi.
Per un soffio, il 30 luglio 1944, il nostro paese non
fu del tutto bruciato dopo che i partigiani avevano
respinto i nazifascisti a colpi di mitraglia sparati
dal campanile e dal castello, mentre Feletto, per analoghe
vicende, fu bruciata per ritorsioni contro i partigiani.
Non a caso poi, se scorriamo tra le varie storie personali
del racconto, le nostre strade sono state intitolate
subito dopo la guerra ai caduti partigiani Massola,
Tamietti, Poletto, Peradotto, Grosso, Villa poiché
questi uomini hanno sacrificato la loro giovane vita
per darci la libertà.
Grazie alla lotta partigiana e al concorso della popolazione
civile la dittatura fu sconfitta e dalle ceneri del
regime nacque la Repubblica democratica e poi la pace.
Oggi purtroppo l'Onu, l'Organizzazione delle Nazioni
Unite che tutela la pace nel mondo e che dovrebbe fare
di tutto per evitare nuovi conflitti internazionali,
è entrata in crisi per la guerra in Iraq dalle
conseguenze che crediamo saranno nefaste.
Mettere in crisi il sistema di regole creato dalle Nazioni
Unite, basato sull'assemblea democratica, per scatenare
una guerra unilaterale è un grave errore cui
va posto immediato rimedio se vogliamo evitare conflitti
e tensioni internazionali.
Di guerre mondiali il secolo che ci siamo lasciati alle
spalle ne ha viste due e i racconti della seconda guerra
mondiale dovrebbero essere un monito per le nuove generazioni
ma anche per i potenti della terra, troppo interessati
ad accaparrarsi le ricchezze del nostro amato pianeta.
SENZA PACE NESSUNA GIUSTIZIA, SENZA GIUSTIZIA NESSUNA
PACE!
IL PRESIDENTE DELL'ANPI SEZ. VALPERGA-PERTUSIO
GIOVANNI GIOLITTO
Ringraziamenti
All'amministrazione comunale per il
contributo finanziario che ha reso possibile questa
pubblicazione
A tutti quelli che con dovizia di
particolari ci hanno permesso di inanellare i vari fatti
che la nostra gente e il nostro paese vissero tra l'8
settembre 1943 e il 25 aprile 1945
A Lino Fogliasso per l'imprescindibile
lavoro di ricerca e di ricostruzione storica.
Ai nostri Martiri della libertà
che con il loro coraggio e la loro abnegazione ci hanno
permesso di costruire la pace e la democrazia.
Introduzione
Quando il Direttivo dell'ANPI di Valperga
e Pertusio mi propose di scrivere una cronaca sui fatti
accaduti a Valperga nel periodo della Resistenza, ho
accettato volentieri la proposta pur sapendo le difficoltà
che avrei incontrato.
Descrivere il periodo della Resistenza a Valperga e
a Pertusio ( frazione di Valperga all'epoca), non è
stata cosa facile, ormai sono passati quasi 60 anni
ed i ricordi sono alquanto affievoliti. Non esistono,
o non si ha comunque conoscenza, di diari, memoriali,
archivi privati, contenenti documentazione relativa
a quel periodo. La maggior parte delle notizie proviene
dalle pubblicazioni consultate, elencate nella bibliografia
allegata, ed in particolare dal volume di Tullia De
Mayo e Vincenzo Viano "Il prezzo della Libertà".
Molte notizie sono inedite e provengono dalla consultazione
dell'archivio storico comunale, che purtroppo custodisce
uno scarso numero di documenti dell'epoca. Si sono rilevate
notizie dai registri storici dello stato civile, dalle
pratiche relative agli sfollati, dalle svariate circolari
della Prefettura e dei Comandi militari, dagli elenchi
di requisizioni di biciclette, automezzi, radio, quadrupedi
ecc., dalle liste di leva, indennizzi per danni di guerra,
delibere del Podestà e del C.L.N.
Molti interessanti documenti consultati provengono dall'Archivio
"Elio e Ezio Novascone" di Cuorgnè,
per questo si ringrazia la disponibilità e la
collaborazione del sig. Ezio Novascone.
Testimonianze attendibili provengono da persone che
furono presenti ai fatti o che raccolsero a loro volta
racconti di altri.
In questo secondo caso la notizia è riportata
usando la forma condizionale, non essendo suffragata
da documentazione o da testimonianza diretta.
Con l'esame dei documenti reperiti e le testimonianze
raccolte è stato possibile ricostruire molti
avvenimenti. Ovviamente questa ricerca non è
completa, bensì un primo tentativo di raccogliere
pagine di un recente passato, finalizzato al recupero
della memoria storica con particolare riferimento alla
realtà locale.
Non si esclude che, sia per le tragiche vicende del
periodo che si è esaminato, sia per il notevole
tempo da allora trascorso, vi possano essere delle inesattezze
e senza dubbio vi saranno delle omissioni.
Al termine di questa pubblicazione troverete alcune
pagine bianche, sulle quali, eventuali ricordi o riflessioni
potrebbero essere annotati. In tal modo, questa modesta
pubblicazione sarebbe arricchita e, se riposta in un
cassetto e dimenticata, in futuro potrà essere
riletta, divenendo un originale documento storico.
Alcune parti possono apparire particolarmente drammatiche,
ciò però dipende dai fatti, dall'epilogo
della guerra, voluta dal fascismo e, purtroppo, da molti
condivisa. La guerra non può che produrre sofferenza,
miseria, distruzione e morte.
Anche ai giorni nostri, purtroppo.
Lino Fogliasso
VALPERGA : 8 settembre 1943 / 25
aprile 1945
Dal 25 luglio all'8 settembre, favoriti
dal crollo del regime, nella nostra zona si susseguirono
incontri e contatti tra gli antifascisti locali, che
erano stati costretti alla clandestinità per
oltre 20 anni, e gli altri che erano sfollati (*) dalla
città ai nostri paesi. Partecipavano a questi
incontri il geom. Cibrario Domenico e Savio Savino che
anche durante il regime avevano mantenuto viva, seppur
nella clandestinità, una cellula comunista valperghese
che fu sempre un riferimento per gli antifascisti altocanavesani.
Altre persone sfollate a Valperga, come l'avvocato Ferruccio
Pastore, il maresciallo dell'esercito Mario Costa che
diventerà il leggendario "Diavolo Nero",
il tenente degli alpini Gino Viano, la cui famiglia
è sfollata a Valperga, che diventerà il
comandante Bellandy, il colonnello di Artiglieria Alpina
Sorrentino (Bianchi) ed altri parteciparono a queste
riunioni. Da questi incontri, che si tennero principalmente
a Cuorgnè, nacque un gruppo dal quale prese concretamente
avvio il Movimento di Resistenza della zona.
(*)Durante la guerra si verificò l'esodo degli
sfollati dalle città. Le città italiane
erano pesantemente colpite da indiscriminati bombardamenti
angloamericani e gli abitanti furono costretti a sfollare
in massa nei paesi della provincia. Il comune di Valperga,
che all'epoca comprendeva anche Pertusio, ospitò
un gran numero di sfollati. Da una relazione del Commissario
Prefettizio risalente al 16 dicembre 1942 si può
comprendere quanto fossero numerosi: Da Torino n.1137,
da Genova n.15 e da Milano n.7 per un totale di 1159
persone distribuite su 488 famiglie. La cifra va aumentata
di tutti coloro che fanno la spola fra Torino e Valperga
e che quivi pernottano soltanto; non si erra di molto
affermando che le persone ospitate in Valperga superano
le 1500, mentre le abitazioni occupate superano le 500.
La maggior parte degli sfollati si è sistemata
nel Capoluogo, per ovvie ragioni di comodità
ferroviaria. Nelle frazioni gli sfollati sono invece
assai restii ad avviarsi; purtuttavia diverse centinaia
di persone si trovano nelle frazioni di Pertusio e Gallenca.
La popolazione di Valperga è andata a gara nel
dare la chiesta ospitalità, almeno 500 sono le
persone che sono venute a Valperga senza avere parenti
o conoscenze e che hanno trovato conveniente sistemazione
...
Il maggior numero di sfollati si avrà dopo il
mese di marzo del 1944, quando i bombardamenti angloamericani
saranno pesantissimi sulle città ed avranno tragici
effetti sulle persone che "dovrebbero essere liberate".
Una lunga fila di fuggiaschi prenderà d'assalto
i convogli ferroviari. Tutte le case disponibili saranno
occupate.
1° novembre 1943: Primo bando
della R.S.I.
Costituitasi la Repubblica Sociale Italiana, per volontà
ed agli ordini dei tedeschi, il 1° novembre del
'43 esce il primo bando che intima a tutti i militari
sbandati la presentazione e la consegna delle armi ...entro
le ore 17 del 10 novembre... in caso contrario sarà
considerato ribelle. Pochi rispondono al bando, la maggior
parte raggiunge le prime bande in montagna. Il bando
viene ulteriormente prorogato ma senza risultati.
18 gennaio 1944: Il primo morto
Il primo morto nel territorio di Valperga è Sormani
Italo Michele di anni 34, celibe, funzionario d'assicurazione,
nato a Leggiuno Sangiano (Varese). Viene ucciso con
un colpo di pistola al ventre mentre percorre in bicicletta
la provinciale Salassa - Valperga, nei pressi del passaggio
a livello. Non si conoscono le motivazioni di questa
esecuzione, né chi l'abbia eseguita.
Notte tra il 4 e 5 marzo 1944: Prime
angherie dei "repubblichini"
Iniziano le prime angherie dei fascisti della Repubblica
di Salò. Ai Trucchi, militi repubblicani svaligiano
tre case: quella di Cima Pietro che denuncia al Podestà
di essere stato derubato di una catenella d'oro, di
un anello d'oro, della vera matrimoniale, di una spilla,
di un paio di orecchini ed altro; la casa di Capron
Maria vedova Bellino, la quale denuncia un lungo elenco
di oggetti asportati per un valore di oltre 12.500 Lire;
stessa sorte tocca alla casa di Bellino Agnese in Orso,
la quale denuncia di essere stata derubata di oggetti
per un valore di oltre 12.000 Lire.
5 marzo 1944: Scadenza del termine per la presentazione
ai distretti
Scade il termine di presentazione ai distretti militari
dei giovani delle classi 1924/1925. Pochissimi obbediscono
al bando, la maggior parte raggiunge le formazioni partigiane.
Il Movimento partigiano andrà sempre più
sviluppandosi ed organizzandosi in formazioni armate
che, nella nostra zona, verranno così definite:
– VI° Divisione Alpina Canavesana
"G.L."(Giustizia Libertà) al comando
di Gino Viano (Bellandy), di ispirazione azionista (Partito
d'Azione).
– IV Divisione "Garibaldi"
al comando di Giovanni Picat Re (Perotti), di ispirazione
comunista.
– Divisione Matteotti al comando
di Piero Rossi, di ispirazione socialista.
– VIII Divisione Autonoma Vall'Orco
al comando di Giovanni Massucco (Casella/Cavalcanti)
di ispirazione democristiana.
1° maggio 1944: Prima azione partigiana
a Valperga
I partigiani ed i Comitati clandestini antifascisti
svolsero un'intensa propaganda per invitare gli operai
all'astensione dal lavoro nelle fabbriche. Nella notte
precedente partigiani del gruppo "Spartaco II"
(Trione Giuseppe) segarono i pali della linea elettrica
lungo la strada vecchia per Cuorgnè causando
l'interruzione della corrente e impedendo così
la produzione bellica in diverse officine. Inoltre,
il sabotaggio alle linee elettriche servì per
evitare ritorsioni fasciste verso gli operai che non
si erano presentati al lavoro.
Di questo episodio esiste la testimonianza di Bruno
Amerigo..."una notte io e Aldo Bertotti eravamo
nella strada vecchia verso Cuorgnè e mentre stavamo
segando un palo di legno della linea elettrica qualcuno
da distante ci intima il chi va là, presi dalla
paura ci fermiamo ma nessuno si fa avanti e così
dopo un po' di tempo completiamo la nostra opera".
5 marzo 1944. Primo caduto partigiano
Avviene il primo scontro a fuoco e Valperga ha il primo
caduto partigiano. Un reparto di camicie nere della
G.N.R.(Guardia Nazionale Repubblicana) si scontra con
una squadra d'azione del "Diavolo Nero". Nella
sparatoria perde la vita, in Via Verdi, il partigiano
Gianni Micheletto di anni 22, di Feletto, e rimane ferito
il leggendario "Diavolo Nero" che riesce comunque
a sfuggire alla cattura ponendosi in salvo con i compagni,
dopo aver recuperato le armi del compagno caduto e quelle
di tre fascisti rimasti sul terreno. Il "Diavolo
Nero" (Mario Costa) è uno dei primi organizzatori,
assieme a "Bellandy" (il tenente degli alpini
Luigi Viano) di una banda armata che ha la prima base
a Feletto, base che sarà poi trasferita a Piandane.(Piandane
diventerà una base storica della "Gielle")
Questa banda armata sarà l'ossatura della futura
VI Divisione "G.L.". Il "Diavolo Nero"
è una leggenda. Egli infatti percorre il Canavese
con un motofurgoncino militare, facendosi beffe dei
fascisti, compiendo azioni spericolate e seminando il
panico nelle loro file. Il "Diavolo Nero"
verrà ucciso a Torino in un'imboscata tesagli
da camicie nere della G.N.R.. L'imboscata avvenne a
seguito delazione di una spia che lo aveva riconosciuto.
Pare che questa spia fosse di Valperga e che per questa
delazione sia stata giustiziata dai partigiani.
Aprile 1944: Riunione dei comandanti
delle formazioni partigiane a casa di Savio Savino.
Presso la casa di Savio Savino, in località Boggi,
si tiene un'importante riunione con lo scopo di organizzare
il Movimento Partigiano sotto una direzione più
unitaria e compatta, onde evitare gravi inconvenienti
dovuti agli eccessivi personalismi, ai frazionismi politici
ecc. Alla riunione parteciperanno autorevoli esponenti
della Resistenza piemontese quali: Duccio Galimberti
(Ferrero), Massimo Vassallo, Gino Viano (Bellandy),
il geom.Domenico Cibrario (Vienna), Ferraris, Gimmj
Troglia e altri.
25 maggio 1944: Scadenza dell'ennesimo bando per la
presentazione ai distretti.
Scade l'ennesimo bando per la presentazione degli sbandati,
ribelli e renitenti alla leva. Dopo le minacce, i ricatti,
le lusinghe, i nazifascisti iniziano con i rastrellamenti,
le fucilazioni e rivalse sulla popolazione civile e
sui parenti dei partigiani. .
Un manifesto del Comando Supremo Germanico "comunica"
premi fino a L.5000 e chili 5 di sale per ogni segnalazione
che renda possibile il sequestro di un deposito o di
un rifornimento aereo di armi e di esplosivo oppure
la cattura di un ribelle; fino a L.10000 e chili 10
di sale per la segnalazione di un deposito o rifornimento
aereo di armi e di esplosivi oppure di un capobanda
ed in altri casi particolari fino a L.1000 e 1 chilo
di sale per ogni altra utile segnalazione di ribelli,
armi nascoste, rifornimenti aerei, ecc.
I fascisti si scatenano nella zona che da Cuorgnè
va fino a Valperga, Salassa e Pertusio, arrestando centinaia
di giovani che non avevano aderito ai bandi di arruolamento,
molti di loro verranno deportati in Germania e non torneranno
più.
Questi rastrellamenti segneranno le scelte di molti
giovani, giovani che raggiungeranno le bande partigiane
in montagna. Uno di questi, Frasca Flavio, classe 1926
ci ha rilasciato una lunga testimonianza che qui viene
riportata nei brani che riguardano Valperga:... quel
giorno io dovevo lavorare dalla 6.00 alle 14.00, mentre
andavo a Cuorgnè, semi, addormentato avevo trovato
alcuni valperghesi che stavano scappando per il rastrellamento
in corso.
Tornai indietro e mi diressi al Roc sopra la chiesa
di S.Aventino, in una posizione in cui è possibile
controllare i movimenti nel paese.
Al Roc vi erano altri ragazzi scappati al rastrellamento
fascista: Reordino Valter, Ciocatto Sergio, Cotellero,
Berra Guido e Bertoldi Guglielmo.
Dal Roc, in preda alla paura di venire arrestati e portati
via, scappammo verso Canischio dove sapevamo esserci
partigiani.
Entrammo nella Chiesa di Canischio, qualcuno avvisò
i partigiani, poco dopo fuori dalla chiesa due persone
ci puntarono la pistola sul petto, presentandosi ci
dissero di essere partigiani, ci portarono prima ad
Alpette e poi a Sparone. Nell'Alta Valle Orco erano
dispiegate tutte le brigate partigiane e il nostro piccolo
gruppo di valperghesi si divise.
Bertoldi Guglielmo e Reordino Valter andarono con i
garibaldini di Titala, io e gli altri con Bellandi a
Ribordone nella VI Divisione GL, dove, da alcune settimane,
si trovava anche il mio amico di Valperga Regaglia Enrico,
partito alcune settimane prima per evitare la chiamata
di leva.
La vita in montagna era dura: si dormiva in baite umide,
sopra le foglie, se c'erano, mangiando poco e male equipaggiati.
I montanari non erano tanto contenti di avere i partigiani
tra i piedi, quelli più giovani non vennero con
noi ma quando arrivavano i fascisti erano i primi ad
avvisarci e a scappare.
Purtroppo non si rendevano conto che senza di noi i
fascisti li avrebbero presi e deportati in Germania
come migliaia di altri giovani italiani....
...entrai poi a far parte del plotone Gualtiero, assumendo
il nome Fedo, con Sergio Tamietti (Taylor) e Tha luciano
(Olaf) entrambi di Valperga...
Verso la fine dell'ottobre del 1944 mentre presidiavamo
il Pian delle Masche con i tedeschi che sparavano nella
vallata, vedemmo salire 4 o 5 persone affannate sulla
neve, intimammo l'alt, uno di loro mi riconobbe, era
il mio compaesano Berta Vincenzo.
...di fronte ai rastrellamenti e alle incursioni fasciste
ci spostavamo da una cascina all'altra sulla collina
valperghese, occupammo così anche la cascina
di Don Boggio vicino alla Vigna Nuova. in molti, circa
70/80 partigiani e non c'erano viveri a sufficienza...
... l'inverno del 1944/45 fu uno dei più rigidi
in quegli anni ed anche a Sale vi era molta neve, scendemmo
a Valperga, alle Comunie in località Fiori...
26 maggio 1944: Rinvenimento cadavere
in località Rivarotta
In località Rivarotta viene rinvenuto, sommariamente
interrato, il cadavere di Giuseppe Filiberto, di anni
49, residente a Rivarolo , podestà di Feletto
e socio proprietario della fornace di Valperga. Il Filiberto
era stato prelevato da quattro uomini armati e la sua
esecuzione sarebbe avvenuta il giorno precedente il
ritrovamento.
23 luglio 1944: Morte del partigiano
Francesco Poletto
In uno scontro a fuoco ad Agliè tra partigiani
della 49° brigata Garibaldi e militi della Decima
M.A.S. il garibaldino valperghese Francesco Poletto
(Barba), di 19 anni, viene gravemente ferito. Verrà
trasportato all'ospedale d'Ivrea, dove morirà.
Dell'accaduto abbiamo una testimonianza di Mariuccia
Ossola e di sua madre Teresa, titolari a quell'epoca
dell'Albergo Sole prospiciente la zona dove avvenne
lo scontro: "Una macchina di partigiani con 5 uomini
a bordo stava scendendo ad Agliè proveniente
da Cuceglio. Alla sua vista i militi della X MAS, che
avevano le loro postazioni sotto i portici, hanno incominciato
a sparare. Quei ragazzi erano proprio finiti, come si
dice, in bocca al lupo. La macchina ha cercato di fare
in retromarcia il tratto fino alla prima curva per nascondersi
al tiro incrociato del nemico, ma uno di loro è
stato colpito mortalmente, era il partigiano Poletto
Francesco di Valperga. ... Noi, del bar, abbiamo avuto
tutti i vetri rotti; presi dal panico in quell'occasione
ci siamo rifugiati in cantina. Il partigiano ucciso
aveva appena 19 anni. L'azione è stata d'una
tale rapidità e imprevedibilità che abbiamo
sulle prime stentato a capire quello che stava succedendo
..."
Notte dal 28 al 29 luglio 1944: Furto
alla conceria di Gallenca
I fratelli Peradotto, titolari della conceria di Gallenca,
denunciano un furto compiuto "da una banda di circa
una ventina di individui armati ... asportando a mezzo
di un'automobile ed un grosso camion cuoio per cinghie
e articoli tecnici, senza rilasciare nessuna ricevuta.
Il furto venne eseguito nella notte dal 28 al 29 luglio
1944 svegliando i proprietari già a letto sfondando
una porta di abitazione ..."
Sempre alla conceria di Gallenca, secondo alcune testimonianze,
avvenne un tragico fatto. Pare che due partigiani si
fossero recati alla conceria per requisire del cuoio
(non si conoscono i nomi, l'eventuale formazione e la
data del fatto). Ai partigiani di Bellandy venne comunicato
che dei ladri stavano rubando alla conceria. Una squadra
di partigiani (forse al comando del Diavolo Nero), raggiunse
immediatamente la conceria ed aprì il fuoco sui
due uomini, uccidendone uno e ferendo l'altro che riuscì
comunque a fuggire. Accortisi poi, che i due erano effettivamente
dei partigiani di un'altra formazione che stavano svolgendo
una requisizione, raccolsero il cadavere dell'ucciso,
lo misero sulla loro "Topolino", e portarono
l'auto oltre Salassa, abbandonandola, e con essa il
cadavere. Pare che questo fatto abbia creato un serio
conflitto tra le formazioni partigiane interessate.
29 luglio 1944: A Genova viene fucilato
il partigiano Goffredo Villa.
Goffredo Villa, figlio di Francesco e della valperghese
Maria Colombatto viene fucilato a Genova, nel Forte
San Giuliano, da un plotone delle Brigate Nere. Poco
prima dell'esecuzione trova la forza ed il coraggio
di scrivere una breve lettera ai familiari. La lettera,
scritta con un lapis blu, colpisce per la nitidezza
delle parole e per la sobria intensità delle
frasi, è scritta con mano ferma e lascia trasparire
la preoccupazione di non far soffrire i familiari e
di non essere rimproverato per questa morte. Si rivolge
alla mamma, alla sorella Carmina, che in famiglia viene
chiamata Milena, ed alla zia Lina, il papà è
già morto, da dieci anni, e viene evocato come
fonte di forza:
29 - 7 - 1944 Genova
Cara mamma, Milena, zia Lina parenti e conoscenti tutti.
Ciò che vi prego è che non piangiate e
che non mi rimproveriate della fine che faccio. Dovete
esserne fiere e rassegnate. Io sono calmissimo e conscio
della fine che debbo fare. Questo perché sono
fermamente convinto dei miei principi e del mio compito.
Papà vi darà forza a voi come mi dà
forza a me. Ricevete tanti baci e un eterno abbraccio.
Goffredo Villa Corso Carbonara 7.12 Genova
30 luglio 1944: Combattimento di Valperga,
rappresaglia con l'incendio di case e uccisione di Franco
Rocco
A Valperga si svolge un combattimento che è così
descritto nel volume "Il prezzo della Libertà"
di Tullia De Maio e Vincenzo Viano: I comandi delle
formazioni partigiane venuti a conoscenza di colonne
nemiche in marcia verso l'alto Canavese decidono di
attaccarle a Valperga.
Partecipano all'azione distaccamenti delle Brigate "Matteotti",
della 47° "Garibaldi" compreso il distaccamento
cecoslovacco della stessa formazione, la 49° "Garibaldi",
le Brigate "Mario Costa" e "De Palo"
della VI° Divisione "G.L." per una forza
complessiva di quattrocento uomini.
Il primo contatto lo ha avuto "Piero Piero"
(Piero Urati) comandante delle "Matteotti"
che ne ha sostenuto l'urto con un'avanguardia alcune
ore prima.
I partigiani della 47°, della "G.L." ed
i Matteottini si appostano piazzando mitragliatori sul
campanile e mitragliatrici alla curva della chiesa per
battere il rettilineo della strada per Salassa. Altre
squadre della 49° e della "Mario Costa"
prendono posizione al castello, ai Trucchi e alla fornace.
Un gruppo al comando di "Piero Piero", che
li precede con una specie di autoblindo autofabbricata,
si dirige a Busano per ostacolare un eventuale arrivo
di truppe nemiche da quella parte.
Verso le ore 16 si avvista la colonna composta da una
trentina di automezzi provenienti da Salassa che sta
avanzando a velocità moderata.
Appena giunta a tiro delle armi viene presa tra due
fuochi dal centro del paese e dalla strada per Busano.
I camions si arrestano sbandando ed i guidatori dei
primi automezzi, colpiti dalle raffiche, cadono riversi
sui sedili.
Dopo il primo panico, i repubblichini rispondono al
fuoco mentre la coda della colonna cerca di retrocedere,
ma viene colpita al fianco dai partigiani appostati
in via Busano. Restano sul terreno diversi morti e feriti.
Dal campanile e dal castello mitragliatori e mitragliatrici
pesanti tengono sotto il fuoco il rettilineo della stazione.
Un'altra colonna fascista proveniente da Favria verso
Busano viene fermata e respinta.
L'imboscata è riuscita e si è trasformata
in un lungo combattimento. Sia a Valperga che a Busano
tutti i tentativi fascisti di sfondare vengono respinti.
Gli automezzi non riescono ad avanzare bloccati dal
fuoco partigiano. E' ormai sera, gli scontri sono durati
più del previsto con dispendio di molto munizionamento,
i comandanti prevedendo l'arrivo di rinforzi nemici
danno l'ordine di ritirarsi.
E' buio quando i fascisti entrano in Valperga sotto
la protezione dei carri armati tedeschi "Tigre"
e per rappresaglia incendiano le case del Borghetto.
Durante il combattimento muore il valperghese Rocco
Franco, di anni 23 , che incautamente si è sporto
sotto l'arco di via Volta ed è stato colpito
dal tiro dei fascisti appostati alla stazione. Dei caduti
nazifascisti nella battaglia di Valperga si conosce
un solo nome: Vitarelli Giuseppe di anni 32 nativo di
Pola.
L'incendio per rappresaglia potrebbe essere esteso a
tutta Valperga, fortunatamente è circoscritto
alle case del Borghetto ed a diverse case di V. Mazzini
come la locanda del Valentino e la panetteria Cresto.
Dall'incrocio di Via Verdi e V. Villa, verso il centro
di Valperga, i fascisti rompono porte, finestre e suppellettili
varie. Alcune testimonianze fanno risalire lo scampato
pericolo dell'incendio generalizzato all'intervento
di una componente della famiglia Morgando, la famiglia
che abitava la villa d'epoca che si trova all'incrocio
di Via Busano, che, conoscendo bene il tedesco, potè
spiegare al comandante germanico che i partigiani non
erano del paese. Una testimonianza di Rita Ariotto attribuisce
all'intervento del parroco, don Gaiottino, lo scampato
pericolo: ...Domenica 31(?) luglio giunge a Valperga
una colonna della Decima MAS diretta ad Ivrea con un
malato grave. Un gruppo di partigiani, avvertiti del
passaggio, all'angolo dell'attuale V. Busano con V.
Mazzini (semaforo), spara sulla colonna.
I militi rispondono al fuoco, accampano il ferito a
casa nostra (noi eravamo tutti in cantina).
Via i partigiani inizia la rappresaglia, si salva casa
Morgando, perché una figlia era malata. Viene
bruciato il Borghetto, il centro di Valperga viene fatto
sgombrare con l'intenzione di dare fuoco ad altre case.
Don Gaiottino in piazza della chiesa si inginocchia
e così rimane davanti al capo dei Mas. Non so
che cosa abbia detto. Non sono però state incendiate
altre case, solo si è fatto murare la porta del
campanile (e così è rimasto dal 1°
agosto'44 fino alla fine della guerra)
E' proprio vero che il silenzio, unito alla preghiera,
è più eloquente di tante parole.
I fascisti intimarono al parroco di murare la porta
del campanile, per evitare che i partigiani potessero
ancora accedere alla sommità del campanile e
tenere sotto il tiro delle mitragliatrici le strade
per Salassa e per Busano.
L'alunna della seconda media, Garabello Denise, ha intervistato
Pierino Ellena raccogliendo questa testimonianza sulla
figura di don Gaiottino: ... il 31(?) 1944, quando 100
tedeschi avevano posizionato le bombe per bruciare Valperga,
intervenne don Gaiottino, mostrò la sua forza
d'animo quando, vicino al vecchio mulino, dove c'erano
i soldati, chiese, con una Madonna in mano, di non incendiare
il paese, ma se fosse stato necessario, di farlo prigioniero.
Dal diario dell'allora prevosto di Cuorgnè, don
Domenico Cibrario, pubblicato nel volume "Clero,
guerra e Resistenza nella diocesi di Torino - 1940/1945
- Nelle relazioni dei parroci del 1945" di Giuseppe
Tuninetti - Edizioni Piemme, Casale Monferrato 1996,
apprendiamo che, dopo il combattimento, alcuni militi
della X MAS "...entrarono con violenza in casa
del prevosto di Valperga, lo insultarono villanamente
e scaricarono il moschetto sul ritratto del Papa, gridando:
"Quel porco di Pacelli" !"
Molto probabilmente don Gaiottino in quell'occasione,
oltre agli insulti, subì anche furti e danni
materiali. Lo si deduce da un documento datato 21 dicembre
1948, relativo ad una pratica di indennizzo di danni
di guerra che il parroco aveva concordato con la liquidazione
di £.11.000 presso l'ufficio del Registro di Cuorgnè.
Il giorno successivo al combattimento di Valperga, il
Podestà fece affiggere dei manifestini:
VALPERGHESI !
Vi invito a voler riprendere immediatamente le Vostre
attività. I negozi si riaprano immediatamente,
perché la calma assoluta deve regnare in Valperga,
e nessun altro incidente deve accadere. La popolazione
non deve temere nessuna deportazione, o altre cose del
genere.
Se uno scontro estraneo a noi, ha provocato l'incendio
di alcune case, dobbiamo rivelarci degni di essere Canavesani,
forti e leali e soprattutto Italiani. Le Forze Armate
che hanno dovuto fare la suddetta rappresaglia, hanno
riconosciuto pure loro che noi eravamo soggetti alla
legge del più forte.
Siamo forti, tale incidente non è avvenuto per
nostra colpa. Come cosa superflua, invito la popolazione
tutta ad essere corretta colle truppe di passaggio,
e non ostacolare il compito loro assegnato.
Siate calmi, tranquilli e disciplinati come sempre,
e vedrete che ne trarremo vantaggi per noi, per Valperga
e per la nostra bella Italia già tanto martoriata.
Valperga, 31 luglio 1944 IL PODESTA rag. Remigio Bargero
31 luglio 1944: Uccisione del partigiano
Pierino Grosso
Dopo l'imboscata di Valperga i nazifascisti iniziano
un grande rastrellamento che si estende da Rivara a
Cuorgnè. A Buasca i fascisti bloccano alcuni
operai che stanno uscendo dalle fabbriche, poiché
e mancata l'energia elettrica, li perquisiscono e ne
controllano i documenti. Incappa nel rastrellamento
il partigiano Grosso Pierino di Valperga, di anni 32,
della 49° "Garibaldi". Viene perquisito,
nelle tasche ha il tesserino: è un garibaldino
e per il nemico è un motivo sufficiente per essere
messo al muro e ucciso con due colpi di pistola alla
nuca. Le figlie di Pierino Grosso hanno raccolto, dai
compagni del padre, questa testimonianza: ...Il giorno
avanti era avvenuto il combattimento di Valperga con
l'incendio per rappresaglia del Borghetto. Nostro padre,
dalle colline vedeva i bagliori dell'incendio, circolavano
voci che c'erano rappresaglie in corso nei confronti
dei famigliari dei partigiani, aveva paura per nostra
madre e per noi due piccoline sole a Valperga. Al mattino
decide di scendere da Canischio e venire a casa per
avere notizie, i compagni tentano in tutti i modi di
dissuaderlo perché è pericoloso muoversi.
Lui è in borghese e disarmato, vuole sincerarsi
che moglie e figlie stiano bene, incomincia la discesa
da Canischio, raggiunge Buasca e qui viene ucciso. I
fascisti non permettono che gli venga data sepoltura.
Dopo tre giorni la sua salma verrà caricata su
di un carretto partito da Valperga e sepolta, senza
funerale, nel cimitero di Cuorgnè.
La figlia Luigina, all'epoca bambina, ricorda così
la figura del padre : "Confesso che ero troppo
piccola per capire e ricordare chi veramente era. Quel
poco che ricordo e per quello che la mamma, i nonni,
e altri che lo hanno conosciuto mi hanno riferito, mio
padre era un uomo buono, onesto, gran lavoratore che
sognava un mondo più giusto dove operai e contadini
avevano il diritto di essere liberi e rispettati. Papà
era convinto della sua fede comunista, rifiutò
sempre di prendere la tessera fascista e per questo
rischiò molto. Occultava in casa, con grande
terrore di mia madre, volantini che incitavano la ribellione
al regime fascista. Nascondeva in casa armi che poi
portava in montagna ai partigiani. Poi anche lui andò
nelle brigate partigiane combattenti Il mio papà
non è stato un grande eroe della Resistenza,
non ha compiuto grandi gesta, però ha pagato
con la vita la scelta di essere un uomo libero....
...qual è l'eredità che mi ha lasciato
papà tramite le parole di chi lo ha ben conosciuto?
Di vivere onestamente, di rispettare gli altri e pretendere
di essere rispettati. Che nel mondo non ci razze diverse,
ma ci sono uomini che devono avere pari diritti e pari
dignità".
Agosto 1944: Arresti di civili da
parte della X MAS
Con l'occupazione di Cuorgnè della X MAS, iniziano
le rappresaglie nelle famiglie dei partigiani. I familiari
dei giovani datisi alla macchia sono in gran parte imprigionati
nella caserma Pinelli di Cuorgnè, fra loro numerosi
valperghesi.
Tra i prigionieri diverse mamme di giovani di leva che
non si sono presentati all'arruolamento. Verranno trasferite
in seguito, con autocarri militari, dalla caserma di
Cuorgnè alle carceri "Le Nuove" di
Torino. Una di loro, Domenica Serena, di salute cagionevole,
avrà gravi problemi a causa dell'arresto e della
successiva prigionia. L'aggravamento delle sue condizioni
sarà causa della morte che avverrà, all'età
di 47 anni, il 10 luglio dell'anno successivo. Domenica
Serena sarà considerata vittima civile per causa
di guerra. Anche diversi parroci sono perseguitati perché
accusati di collaborazionismo con i partigiani. I primi
ad essere imprigionati sono il parroco e vice parroco
di Forno, poi quello di S. Giusto. Successivamente vengono
reclusi i parroci di Feletto, di Bosconero e di Spineto.
Il vice parroco di Pertusio, don Felice Bergera, sarà
incarcerato per cinque giorni. Anche il prevosto di
Pertusio, don Tomaso Favero, nonostante i suoi ottant'anni
verrà trattenuto come ostaggio nella caserma
di Cuorgnè.
Il volume " Clero, guerra e Resistenza nella diocesi
di Torino " contiene questa relazione sulla detenzione
del parroco e del vice parroco di Pertusio: "...A
beneficio di sfollati: fu dato in affitto un alloggio
con due camere nei locali della canonica ad una famiglia
di sfollati.
Dei perseguitati per motivi di razza: dall'ottobre 1943
fino ai giorni della Liberazione fu ospitato in casa
con alloggio e vitto il sig. Alessandro Momigliano,
fu protetto e messo al sicuro sì da non avere
avuto la minima noia.
Dei perseguitati per motivi di politica: fu data ospitalità
per un mese e mezzo alla signora Annunziata Spadaccini,
proveniente da Nizza e nei giorni della persecuzione
residente a Genova. Fu dato altresì alloggio
e vitto per un mese circa al sig. Cellerino Antonio
da Torino cercato dalla questura repubblicana. Sconosciuto
in paese, declinava le proprie generalità al
sig. prevosto can. Don Tommaso Favero e si raccomandava
alla sua grazia come appartenente al CLN clandestino
della DC. In seguito a denuncia veniva ricercato in
paese la sera del 25 settembre 1944 da una squadra di
repubblicani della X MAS al comando del tenente Bertozzi.
Mentre la canonica veniva perseguita, il comandante
interrogava il sig. prevosto per avere sicura traccia
e così arrestare il Cellerino. Alle risposte
evasive del prevosto e data la sua avanzata età,
lo lasciava libero. Faceva però chiamare il vicecurato,
Don Bergera Felice. Abusando della forza, faceva salire
in macchina come responsabile il giovane prete e lo
tratteneva nelle carceri di Cuorgnè per cinque
giorni. Fu messo il libertà dietro il cambio
fatto con prigionieri della X.
Opera di mediazione: Per tre mesi consecutivi tutti
i sacerdoti della parrocchia furono presi per turno
come ostaggi. Il sig. prevosto, nonostante i suoi ottant'anni,
dovette anch'egli presentarsi e fu trattenuto per una
giornata intera nella caserma di Cuorgnè.
Assistenza religiosa: Fu assistito e sacramentato un
partigiano ferito in combattimento e ricoverato provvisoriamente
in paese. ...
4 agosto 1944: Vengono prelevati numerosi
ostaggi, compreso il podestà.
I partigiani con un atto di sabotaggio interrompono
le linee telefoniche. I tedeschi, per rappresaglia,
prelevano undici uomini quali ostaggi e li portano nella
caserma di Cuorgnè. Il giorno successivo 2 ostaggi
sono rilasciati, viene convocato in caserma il Podestà
e viene trattenuto come ostaggio. Non sappiamo quando
siano stati rilasciati. Il giorno 9 agosto, il segretario
comunale invia una lettera al Capo della Provincia per
perorare il rilascio del Podestà:
A S. Ecc.za Bruno Stefanini Capo della Provincia di
Aosta,
Vi comunico, per l'interessamento del caso, che domenica
sera è stato prelevato il Podestà Bargero
rag.Remigio dalle Forze Armate Repubblicane di presidio
a Cuorgnè.
E' ormai la terza volta che il Podestà viene
prelevato. Questa volta non conosciamo ancora il motivo.
Precedentemente era stato prelevato su denunce di privati
in mala fede e poi subito rilasciato; qui si vede che
è sempre la stessa fonte che spinge approfittando
dell'alternamento dei reparti.
... Non comprendo tale modo di agire verso una autorità
che rappresenta la Repubblica Sociale....
Certo che questo modo di agire stanca chi deve servire
nelle condizioni che ci siamo venuti a trovare noi in
questi paesi sede di incursioni alterne dalle Forze
Armate Repubblicane e dei ribelli.
Già è molto difficile opporsi ai ribelli
quando partono le Forze Armate Repubblicane...
I comuni di Valperga e Pratiglione con a capo il Podestà
Bargero mai hanno mollato, anzi, specialmente a Valperga
si sono prese iniziative e la popolazione ancora possiamo
dire di tenerla in pugno.
... Disgraziatamente stavolta un po' di battaglia si
è svolta in paese perché i ribelli scesi
dalle montagne si sono appoggiate al nostro abitato
e di ciò la popolazione ha già dovuto
sopportare gravi rappresaglie. ...
Prego il Vostro interessamento per la pronta liberazione
del Podestà.
Il 12 agosto il Podestà è ancora trattenuto
in caserma, perché in quella data invia anch'egli
una supplica al Capo della Provincia:
... Mi permetto farVi osservare che così facendo
tutti i Podestà della zona dovrebbero essere
fermati, essendo tutti senza forze armate e di P.S.
...
Swcca solo essere trattenuto come ostaggio, dopo tutto
quanto ho fatto, tutte le brutte avventure e pericoli
corsi quando non si poteva comunicare con la Prefettura;
e qui nella zona scorrazzano i ribelli armati che avremo
dovuto fermare noi, e con quali mezzi?
Confido nel Vostro autorevole interessamento e porgo
distinti saluti.
Settembre 1944: Brigate nere a Valperga
Sono presenti a Valperga brigatisti neri del 115°
battaglione "M" Montebello. Questa informazione
si ha dalle fatture dei pasti consumati presso la Società
Operaia allora trasformata nell'Albergo Impero, gestito
dalla famiglia Ibis, che si trovava nell'edificio, ancora
di proprietà Ibis, di V.Matteotti n° 3.
6 settembre 1944: Il partigiano Giuseppe
Massola viene ferito mortalmente
Una squadra della VI "G.L.", nell'intento
di catturare prigionieri ed armi, attacca il treno la
Canavesana nel tratto Oglianico-Favria. Nella sparatoria
restano uccisi alcuni nemici. Purtroppo perdono la vita
anche tre partigiani: Torriani Luigi, di anni 20, da
Torino - Rolando Perino Domenico, di anni 24, da Busano
e Massola Giuseppe, di anni 19, da Valperga.
Giuseppe Massola, nato a Villanova Biellese nel 1924,
viveva a Valperga nella cascina San Martino di Gallenca,
con altri sette fratelli e quattro sorelle. Contadino,
esentato dal servizio militare, dopo l'8 settembre '43
sente comunque il dovere di arruolarsi nella VI Divisione
Alpina Canavesana G.L. Nell'assalto alla Canavesana
del 6 settembre '44, rimane gravemente ferito all'addome.
Soccorso da persone amiche, durante la notte viene trasportato
a casa dai familiari, su un carro agricolo. Nonostante
l'intervento del medico, morirà la mattina successiva,
il 7 settembre '44.
Si riportano alcuni brani della testimonianza di Palmira
Santagiuliana, ved. Fusi, che si trovava sul treno all'epoca
del fatto:
...ritornavo in treno da Bosconero dove ero andata ad
acquistare un sacco di grano. Sul treno c'erano numerosi
"repubblichini", nei pressi di Favria fu fatto
fermare dai partigiani. Inizio subito una sparatoria,
noi sbirciavamo dai finestrivi quello che stava accadendo,
naturalmente con molta paura. Nella confusione di spari
e armati che correvano, vidi un giovane cadere colpito
nella scarpata ferroviaria. Lo riconobbi perché
era uno di Gallenca, di San Martino, era Giuseppe Massola.
Dopo qualche tempo il treno ripartì, non si fermò
a Valperga ma raggiunse Cuorgnè. Ritornai a casa,
e con mio marito andammo a portare la brutta notizia
ai famigliari del povero Giuseppe. Essi partirono con
un carretto ed andarono a recuperare il loro congiunto
che non era morto ma gravemente ferito. Andai a trovarlo,
ma non mi riconobbe, era ferito mortalmente, morì
alcune ore dopo. Questo episodio mi rimase impresso
nella mente con dolore...
8 settembre 1944: Assalto alla Canavesana
"La Canavesana" è ancora fermata, tra
Valperga e Salassa, da una squadra di "Gielle":
i militi rispondono al fuoco e lo scontro si fa cruento.
I partigiani non possono portare a fondo l'attacco per
non colpire i civili.
13 settembre 1944: Vengono sequestrate
le radio private
La Decima Mas fa sequestrare, dal Comune, le radio,
e ordina l'affissione dei nomi degli abitanti sulla
facciata del portone della casa da essi abitata. Viene
sollecitato il Podestà a comunicare se l'ordine
è stato eseguito.
Il Podestà, rag. Remigio Bargero, invia l'elenco
dei nominativi delle persone proprietarie delle radio
sequestrate (n° 31 radio) e comunica che la popolazione
ha eseguito l'ordine di affiggere i nomi degli abitanti
sui portoni di casa.
22 settembre 1944: Il partigiano Vittorio
Peradotto viene ferito mortalmente
Nella valle di Ribordone in località "Il
Biro" muore il partigiano valperghese della VI
"G.L." Vittorio Peradotto a seguito di ferite
riportate durante uno scontro a fuoco con una pattuglia
della X° MAS. Della sua morte esiste una testimonianza,
del cugino Remo Bonetto di Cuorgnè, riportata
nel volume "La Resistenza di Giustizia e Libertà
nel Canavese" di Bruno Rolando: La sera dell'11
settembre Vittorio scende dall'alpe Testona, sede del
Comando di Divisione, per raggiungere più in
basso il cugino Remo e Dario Fenoglio. Devono andare
per servizio a Cuorgnè, sono tutti e tre armati,
e sono preceduti da Paolo Orso disarmato. Conoscono
la strada ad occhi chiusi, alla frazione Ceresetta dovranno
lasciare la strada che va Sparone per percorrere un
sentiero a mezzacosta che porta alla frazione Frachiamo,
per scendere alle Fasane, attraversare la strada provinciale
ed infine il fiume Orco e giungere a Cuorgnè
percorrendo il terreno sulla destra dell'Orco. Scendono
tranquilli perché quel percorso è sicuro
e non si sono mai fatti cattivi incontri. Camminavano
da oltre un'ora quando sentono gridare: "Decima!
Mani in alto!" ( i fascisti della X° avevano
già bloccato di sorpresa Paolo che essendo disarmato
non li aveva costretti a sparare).
Questione di attimi e si sente un crepitare di colpi
di mitra, anche perché non avevano alzate le
mani.
Vedo Vittorio che fa cenno di voltarsi ed io mi butto
giù dal sentiero. In quel punto c'è un
salto di 15 metri circa e vado a finire dopo qualche
ruzzolone appeso con lo zaino ad un gruppo di piante.
Sento sempre i colpi di mitra, mi sfilo lo zaino che
lascio tra le piante e mi butto nuovamente giù.
Trovo una balma (un riparo sotto roccia n.d.r.), mi
metto sotto, tolgo la sicura ad una bomba a mano e resto
in attesa degli eventi. Nel frattempo gli spari sono
cessati e dopo circa un quarto d'ora vedo in alto, sul
sentiero, degli uomini che tornano verso Frachiamo,
vedo una maglia bianca in mezzo a loro, e subito penso:
Dario è stato preso. Penso a mio cugino che era
vestito quasi da cittadino e non mi passa per la testa
nulla di grave e mi dico: avranno preso pure lui e così
torno indietro attraverso il bosco.
Arrivo a Ribordone e la ronda partigiana mi corre incontro,
racconto dell'imboscata e vado a curarmi un taglio vicino
alla bocca e tante graffiature, ma mentre sto raccontando
la mia disavventura giunge una ragazza da Ceresetta
che dice: "Venite giù che Vittorio è
ferito gravemente!". Si corre a Talosio dove avevamo
una 500 in dotazione a Ricco Enrico (Ricco morirà
nella tragedia della Galisia) che parte immediatamente,
mentre io salgo a Testona (due ore di salita ed una
di discesa) a chiamare il dottore. Intanto Ricco è
tornato col ferito e alle 1,30 circa siamo al capezzale
di Vittorio dove il medico diagnostica un colpo alla
spalla sinistra ed uno alla schiena, sono due brutte
ferite ma dovrebbe farcela. Purtroppo non fù
così, la sera del 22 avviene un improvviso peggioramento
e dopo un'ora e mezza di agonia è spirato tra
le mie braccia.
22 ottobre 1944: Cade a Ronco il garibaldino
Vincenzo Comolo
Nei giorni 20 - 21 e 22 ottobre '44 le truppe nazifasciste
attaccano in forze le formazioni partigiane dislocate
in Valle Soana. I combattimenti sono cruenti, l'artiglieria
entra in azione e cannoneggia le postazioni partigiane.
I distaccamenti sono costretti a ripiegare lasciando
sul terreno oltre 30 compagni caduti. Tra questi vi
è il garibaldino Vincenzo Comolo della 47^ brigata
Garibaldi. Il suo cadavere viene rinvenuto nel comune
di Ronco in località Pian la Sal. Vincenzo Comolo,
nativo di Crevacuore (VC), di anni 51, operaio filatore
è residente a Valperga. Non si sono reperite
altre notizie sul Comolo, molto probabilmente era sfollato
da Torino con la moglie, Galfione Romano Edvige, che
risulterà ancora residente a Valperga nel dopoguerra.
9 ottobre 1944: Fucilazione del partigiano
Franco Dusi
Nella notte tra l'8 e il 9 la brigata "Mario Costa"
della VI° GL si trasferisce in Valchiusella a Rueglio.
Cinque partigiani, che hanno dovuto ritardare la partenza
per un guasto ad un automezzo, vengono sorpresi da un
rastrellamento tedesco e catturati alle Benne di Oglianico.
Legati ai polsi, le braccia dietro la schiena, vengono
quindi condotti ai Mastri a piedi, ed lì fucilati
alla schiena con raffiche di fucile mitragliatore. Tra
di loro vi è Franco Dusi , di anni 18, di Torino.
Gli altri caduti sono: Dazzo Mario, Elio Mattioda, di
20 anni, da S.Anna di Castellamonte, Bruatto Bartolomeo
e Ugo Marcone.
Franco Dusi era residente a Valperga con la famiglia
sfollata da Torino. Il padre Luigi, capitano di complemento
e combattente della Prima guerra, richiamato in servizio
per la Seconda guerra, morì a Valperga, nel 1943,
a seguito di postumi di prigionia.
Di Franco Dusi esiste un ricordo, a cura di Ferdinando
Prat, pubblicato su "Il mio angolo di Resistenza
- Gimmy Troglia": ...era nato a Torino il 15 aprile
1926. Animato da alti ideali, precocissimo nel corso
degli studi (aveva quasi compiuto il primo biennio di
Medicina quando morì), adempì con entusiasmo
per parecchi mesi al suo dovere di partigiano, sorretto
anche da un fisico robusto ed addestrato alla montagna...
Un altro ricordo, toccante, di Dusi lo troviamo pubblicato
nel "Diario partigiano" di Ada Gobetti:
Franco Dusi è morto fucilato, nel Canavese.
Penso a sua madre. Ma penso soprattutto a lui: a lui
come lo vedevo bambino quando andavo a prendere Paolo
alle elementari e sorridevo al suo visetto arguto ed
alla sua aria di ponderata importanza; e ricordo quando
venne a dare l'esame di ammissione al "Balbo"
e sbalordì tutti colla sua conoscenza del sistema
alpino; e come lo vidi crescere, anno per anno, accanto
a Paolo. Me li vedevo dinanzi, nello stesso banco, a
scuola, e perpetuamente cinciavano e si litigavano;
e me li vedevo insieme a casa quando preparavano la
licenza e traducevano Sofocle e leggevano Dante e Spinoza;
e preparavano le voci per il "Dizionario Bompiani";
e si andava insieme in montagna. E sempre provavo, guardandolo,
così bello e forte e intelligente, un intimo
materno compiacimento e per lui, come per Paolo, costruivo
i sogni più belli. E quando venne l'ora del pericolo,
cercai di tenerlo fuori, quasi dominata da un timore
presago. Ma Franco entrò lo stesso nella battaglia;
non era uno che potesse starsene fuori. E ora è
caduto.
Pare impossibile, dopo simili colpi, poter continuare
a camminare
La madre di Franco Dusi scrisse una lettera al figlio
il 27 giugno 1944 e, per le traversie e per i continui
spostamenti della lotta partigiana, questi non potè
riceverla. La lettera ritornò a chi l'aveva scritta,
ed una copia venne conservata nell'archivio di Gimmy
Troglia (Giacomo Troglia Ris).
E' una lettera commovente, la madre, vedova da poco,
si rivolge al figlio manifestandogli il proprio grande
dispiacere per la sua lontananza. Un dispiacere composto,
una supplica a fior di labbra, quasi volesse scusarsi
del suo stato d'animo:
27 giugno 1944 Caro Franco, ho sperato che tu facessi
una scappata da noi. Sento tanto la tua mancanza! I
primi giorni non riuscivo a farmi forza; l'assenza di
papà e la tua mi hanno accasciata, soprattutto
quando ci riuniamo per i pranzi. Mi pare che la casa
sia vuota per quanto le piccole, colle loro grida, dovrebbero
riempire lo spazio di una caserma. Carlo sta molto fuori
di casa e non occupa il suo posto importante che a tavola,
dove si fa sempre onore. Ora a incominciato a prendere
lezioni inglesi e così è un po' occupato.
E io, colla mancanza dei treni, non ho potuto andare
a Rivarolo, né a Torino, dove ho parecchie cose
da sbrigare. A Rivarolo speravo anche di combinare delle
lezioni che mi avevano promesse. Così, senza
lezioni, e lavorando di cucito la mente arzigogola anche
troppo e qualche volta sono molto stanca a forza di
pensare.
Il tuo ultimo appello di Fisica è il 7 luglio
e se tu avessi avuto una quindicina di giorni di vacanza,
avresti potuto preparati col mio aiuto. Se puoi e se
vuoi, facciamo ancora in tempo. Mi pare che il pericolo,
stando in casa, non sia grave. Molti stanno in casa
e finora nessuno li ha disturbati.
Ti avrei mandato tanto volentieri quello che mi avevi
chiesto, se avessi saputo di cosa si trattava.
Vieni almeno per cambiarti, che ne hai bisogno.
Se vuoi invece che, per lo stesso mezzo, ti mandi calze,
calzettoni e maglia di ricambio, non hai che da farmi
cenno e io manderò tutto da G., per mezzo di
Carlo il quale è già andato a ritirare
la bicicletta che ora sta facendo aggiustare. Tu però
devi avere ancora calzerotti buoni da qualche parte,
in qualche sacco. I sacchi non puoi riportarmene uno
a casa?
Le giornate sono molte lunghe e molto tristi senza di
te. Martedì scorso sono andata a Torino (era
il giorno della Festa della Consolata) e sono andata
al Santuario, per raccomandarti alla Vergine che ti
ha protetto fin dalla nascita. A lei ti ho votato quando
sei nato, a Lei ti ho raccomandato ora, certa del Suo
aiuto potente.
Lei ti è vicina sempre, in ogni istante, e può
salvarti e ti salverà da ogni pericolo materiale
e morale.
Quando puoi entrare in chiesa, ricordati che sei sempre
stato un buon cristiano e un saluto, anche affrettato,
è sempre accetto a Dio, da chi ha tanta fede
come ne hai sempre avuta tu, sull'esempio dei tuoi genitori.
E un pensiero a Dio anche prima dei tuoi sonni!.
Hai bisogno di the? Non soffri freddo con questa temperatura
così irregolare?
Un bacio da tutti: saluti cari dalla zia; Laura, anche
lei, s'è accorta della tua assenza a tavola,
chiedendomi dov'eri.
Saluti da Ant. Un bacio grosso Mamma
10 novembre 1944: Imboscata sulla
provinciale per Salassa e uccisione del civile Andrea
Ariotto
Nel pomeriggio del 10 novembre, sulla carrozzabile Salassa-Valperga,
una squadra di garibaldini della 49° tende un'imboscata
ad una pattuglia tedesca. In quel tratto di strada si
trova, costretto al servizio di sorveglianza, il civile
Andrea Ariotto, di 67 anni, di Valperga. I partigiani
lo invitano a seguirli onde sfuggire al pericolo della
rappresaglia, ma egli non accetta e il giorno dopo i
nazisti lo fucilano.
Bruno Amerigo ci ha fornito una sua testimoniaza del
tragico fatto ... Ariotto era stato comandato alla guardia
della zona tra Salassa e Valperga, una notte venne sorpreso
dai partigiani che lo invitarono ad andarsene e a non
dire nulla dato che stavano preparando un' imboscata.
Poco dopo che l'Ariotto se ne andò passò
una colonna di tedeschi con sidecar e camion, i partigiani
spararono delle raffiche senza colpire nessuno.
L'imboscata fu un fallimento, l'indomani i fascisti
presero Ariotto considerandolo colpevole dell'agguato,
lo portarono in caserma a Cuorgnè per un interrogatorio
e poi tornati a Valperga lo fucilarono colpendolo alla
nuca".
Il servizio di guardia era regolato da un apposito ufficio
istituito nei municipi. Era obbligatorio e non erano
ammesse inadempienze. Le guardie avevano come distintivo
un bracciale bianco e dovevano sottostare a turni di
sorveglianza a tratti di strade, di linee elettriche,
ponti e ferrovie. Le guardie erano responsabili delle
strutture assegnate alla loro sorveglianza, qualora
fosse successo qualsiasi atto di sabotaggio o attacco
partigiano, esse venivano fucilate per rappresaglia.
Oltre al servizio di guardia, era pure stata istituita
una turnazione di ostaggi. Lo stesso ufficio che disciplinava
il servizio di guardia, organizzava una turnazione di
persone che dovevano recarsi presso la caserma Pinelli
di Cuorgnè ed essere a disposizione come ostaggi.
Qualora nel paese di loro provenienza fossero avvenuti
atti partigiani, gli ostaggi ne avrebbero subito la
rappresaglia.
22 novembre 1944: Uccisione di Pietro
Varzino
Uomini armati si recano a casa del valperghese Pietro
Varzino, di anni 54, e gli intimano di uscire, egli
si rifiuta e viene freddato a colpi di pistola in casa.
29 dicembre 1944: Muore il partigiano
Vincenzo Loco
Due partigiani dell' VIII Div. Autonoma "Vall'Orco",
inviati alla ricerca di una squadra che era partita
due giorni prima per un'azione senza più fare
ritorno, incappano in truppe della "Folgore"
nei pressi di Front. Nella sparatoria rimane gravemente
ferito il partigiano Vincenzo Loco, originario da Foggia,
e sfollato da Torino alla borgata Filippini di Gallenca.
I Loco sono una famiglia numerosa, padre e madre e 10
figli. Una famiglia che verrà colpita duramente,
anche un altro figlio morirà partigiano.
21 gennaio 1945 : Cade in combattimento
il partigiano Pasquale Riva
Cade in combattimento, sui monti di La Spezia a Torpiana,
il partigiano valperghese Pasquale Riva, di anni 27,
a cui verrà concessa la medaglia di bronzo al
valore militare. Sergente della marina, l'8 settembre
1943 si trova a Valperga. Raggiunge successivamente
un paese, in provincia di La Spezia, dove si trova la
sua fidanzata, ed entra nelle file dei partigiani locali.
La sua salma è tumulata nel cimitero di Zignago
(La Spezia).
25 gennaio 1945: Cattura di due partigiani nei pressi
di Pertusio
Verso le prime ore dell'alba, due partigiani della VI
Div. "G.L." mentre pernottano in una base
di passaggio in una località tra Pertusio e Valperga,
vengono catturati da una pattuglia nazista guidata da
una spia. Questi, vestito in divisa da repubblichino,
ma senza armi e con passamontagna sul viso che gli lascia
scoperti solo gli occhi, li indica come partigiani.
I catturati tradotti a Cuorgnè sono interrogati
dagli ufficiali Hoffman e Dietrich subendo per vari
giorni maltrattamenti.
26 gennaio 1945: Uccisione del partigiano
Savino Loco
Pattuglie nemiche in perlustrazione alla frazione Gallenca
uccidono in località Quassasco il partigiano
Savino Loco, di anni 19, da Foggia, dell' VIII Div.
Autonoma "Vall'Orco", fratello di Vincenzo
caduto a Front neanche un mese prima.
Su questi fatti sono state raccolte le testimonianze
di Motto Franco di Rivarotta, classe 1931, e di Renzo
Bianchetta classe 1939, al tempo della guerra poco più
che ragazzi.
...Rivarotta, era diventata un posto di rifugio di alcuni
partigiani canavesani; alla Grangia di Baretto c'erano
quelli della 49^ Brigata Garibaldi tra cui il Ratulin,
Nino il Vercellese, Biondino di Bosconero, Gianni di
Feletto (Gianni Micheletto) che venne poi ucciso a Valperga,
Bastian di Pertusio e Gianni Motta di Salassa.
Erano partigiani valorosi e coraggiosi, la gente di
Rivarotta li aiutava come poteva ospitandoli e dandogli
anche da mangiare.
Alla Grangia Nuova c'erano invece quelli della Giovane
Piemonte che erano alquanto disorganizzati.
Quelli della Garibaldi erano corretti e rilasciavano
dei buoni per il valore del bestiame che prelevavano.
Alla fine della guerra mio padre riscosse questi buoni
così come promesso dai partigiani.
Uno sfollato che abitò a Rivarotta probabilmente
informò i fascisti che noi ospitavamo i partigiani
e allora ci ritrovammo improvvisamente le camice nere
davanti all'uscio di casa".
I fascisti, che arrivarono da Castellamonte attraversando
la pontija, si sbagliarono di grosso perché andarono
alla Grangia Nuova anziché alla Grangia di Baretto
dove invece c'erano i partigiani più agguerriti.
Bianchetta ricorda: Era mattino ed erano una ventina
di fascisti, mia mamma fu obbligata ad andare avanti
ed aprire tutte le porte delle case e delle stanze.
Tutte le persone che i fascisti trovavano vennero messe
al muro, alla fine raggrupparono 17 persone, quasi tutti
abitanti di Quassasco e della Grangia Nuova e altri
curiosi che si erano avvicinati a vedere cosa succedeva.
I pochi partigiani presenti si erano fortunatamente
dileguati, Loco Savino però non ce la fece e
mentre tentava la fuga venne freddato da una raffica
di mitragliatrice.
La famiglia di Loco, era sfollata da Torino ed aveva
trovato ospitalità nella borgata Filippini.
Fu una grave perdita per la frazione di Gallenca perché
i Loco erano brava gente che avevano sofferto fin troppo
le conseguenze della guerra.
Infine, alla sera mia madre per farmi stare tranquillo
mi mandò a dormire a Rivarotta ma nel cuore della
notte si scatenò un bombardamento, probabilmente
gli alleati volevano colpire dei camion fascisti fermi
a Salassa ma sbagliarono obiettivo e le bombe sfiorarono
Rivarotta.
Mi spaventai a morte.
10 febbraio 1945: Ferimento di due
partigiani a Piandane
Rastrellamenti nella zona di Valperga e Pertusio. Durante
una puntata, in località Piandane, i nazifascisti
feriscono due partigiani della VI "G.L." che,
fortunosamente, riescono a porsi in salvo. Questi feriti,
che troveranno ricovero in una casa delle Comunie, verranno
poi curati segretamente dal dott. Aldo Balocco. Uno
di essi dovrà essere operato d'urgenza per un
colpo ricevuto all'addome. Il dott. Balocco predisporrà
l'intervento utilizzando il tavolo da cucina come tavolo
operatorio. L'intervento salverà la vita al partigiano.
Dott. Balocco e dott. Vezzetti, i
medici dei partigiani
Il dott. Balocco è stato spesso chiamato a curare
partigiani feriti, anche durante l'imperversare dei
rastrellamenti. Non si è mai rifiutato; in piena
notte, nelle località più nascoste e anche
quando correva il grave pericolo di essere catturato
come collaboratore dei "banditi", egli è
sempre intervenuto per prestare la sua preziosa opera.
Un altro medico di Valperga, il dott. Oreste Vezzetti,
fu un vero samaritano per i partigiani feriti. Egli
aderì al fascismo durante il periodo del cosiddetto
"consenso", fu nominato fiduciario di zona
del P.N.F.(Partito Nazionale Fascista), responsabile
sanitario della G.I.L.(Gioventù Italiana del
Littorio) canavesana e nel 1941 partì volontario,
come ufficiale medico, per l'Africa settentrionale.
L'esperienza del fronte fu un'occasione di critica per
la sua fede politica. Rimpatriato da Bengasi, per motivi
di salute, incominciò a prendere le distanze
dal regime ormai compromesso in una sciagurata guerra
che porterà solo lutti e tragedie. Non aderirà
alla Repubblica di Salò, ma prenderà,
invece, parte alla Resistenza sino a diventare il responsabile
sanitario, ovviamente in forma clandestina, della VI
"G.L.". Molti partigiani verranno curati e
tenuti nascosti, dal dott, Vezzetti, nei reparti sanitari
dell'Ospedale Maggiore di Torino trasferiti a Cuorgnè,
presso l'asilo ed in località Campore, per via
dei frequenti bombardamenti alleati ai quali Torino
era sottoposta.
Fine febbraio 1945: Fucilazione di
falsi partigiani
In località "Cave della fornace" (nei
pressi dell'attuale campo da tennis) la polizia partigiana
della VI "G.L.", intenta a reprimere i profittatori,
i ladri e i falsi partigiani, elimina delle persone
che si spacciano per partigiani ed eseguono requisizioni
di merci e rapine a mano armata ed hanno allestito,
in località Pedaggio di Cuorgnè, un magazzino
di refurtiva che viene venduta per loro personale profitto.
Le requisizioni partigiane
Un problema che devono affrontare i partigiani è
quello di fornire le derrate necessarie per il mantenimento
degli uomini dislocati in montagna. Apposite squadre
devono operare in pianura e procedere alle requisizioni.
Le formazioni partigiane emettono appositi buoni di
requisizione che vengono rilasciati ai proprietari dei
beni prelevati. In alcuni casi, quando le formazioni
hanno disponibilità di denaro in liquidità,
ricevuto dai lanci aerei, pagano, ed emettono una regolare
ricevuta di pagamento. Alcune formazioni emettono della
carta moneta. In zona, la VI "G.L.", stampa
"Buoni di liberazione" in pezzi da £.1000
£.5000 e £. 10000 che utilizza a pagamento
della requisizione. Dopo la guerra, un apposito ufficio
"Ufficio Stralcio delle Formazioni Partigiane"
provvederà all'indennizzo dei danni subiti, dietro
la presentazione dei buoni di requisizione rilasciati
o della carta moneta emessa dalle formazioni partigiane.
Ovviamente la pratica delle requisizioni crea dei malumori
tra la popolazione. Per evitare che tale stato di disagio
venga ulteriormente acuito dai furti che elementi isolati
o in bande armate effettuano a fine privato spacciandosi
per partigiani, le formazioni devono reprimere questo
fenomeno con una drastica azione che prevede la cattura
e fucilazione di questi elementi.
4 marzo 1945: Uccisione del partigiano
Pierino Perona
Un rastrellamento nazifascista investe Forno, Pratiglione
e Prascorsano. Pattuglie in perlustrazione a Pemonte
(Prascorsano) uccidono il garibaldino della 49°
Brigata Garibaldi, Perona Pierino, di anni 22, della
frazione Comunie di Valperga.
22 marzo 1945: Fucilazione del partigiano
Sergio Tamietti
Giorni prima una squadra della VI "G.L." cattura
nei pressi di Feletto un paracadutista della "Folgore"
del presidio di Volpiano e riconosciuto come "rastrellatore"
viene passato per le armi, in località Benne
di Oglianico. A seguito di questo, nei giorni seguenti,
reparti di paracadutisti effettuano rastrellamenti nella
zona e catturano in località Argentera sette
partigiani della VI "G. L." di guardia ad
un deposito di viveri.
Vengono allineati contro il muro di cinta del cimitero
di Argentera e, alle 17,30 del 22 marzo '45, vengono
fucilati. Tra questi vi è Sergio Tamietti (Taylor),
di anni 18, da Valperga, gli altri sono: Mario Porzio
Vernino (Stalino), di anni 25, da Fara Novarese - Antonio
Uligini (Nino), di anni 24, da Villarmarzana (Ro) -
Alessandro Bianco, di anni 18, da Front e Renzo Scognamiglio
(Gualtiero), comandante di distaccamento.
La madre di Sergio Tamietti, Giovanna Chiapetto, era
di Gallenca, il padre, Ulisse, lavorò per diversi
anni alla conceria di Gallenca. La famiglia si trasferì
poi a Torino, ma i legami con Valperga non furono mai
interrotti. Sergio a Torino frequentò la Scuola
Allievi Fiat, nell'estate del 1944 durante una gita
in Valle Orco conobbe dei partigiani e vi si aggregò
prendendo il nome di "Taylor". Pare che questo
nome da partigiano derivasse dalla sua somiglianza all'attore
cinematografico Taylor appunto, in voga a quel tempo.
Prima della fucilazione, Sergio scrisse una breve e
commovente lettera ai genitori che venne pubblicata
nel volume "Le ore più belle" di De
Rosa:
Carissimi,
vorrei dirvi tante cose ma non posso. Mi hanno preso
e purtroppo sono di quelli sacrificati alla causa della
Patria. Sappiate che vi ho sempre voluto bene ed in
questo momento mi siete più che mai nel pensiero.
Prega per me, mamma, vado a raggiungere Elio, col cuore
in pace e fiero di sacrificarmi per l'Italia.
Con me c'è Porzio, Gualtiero ed altri che non
conoscevo. Vi ho sempre voluto bene e pregherò
per voi. Salutatemi tanto Ambrosina e ditele che non
l'ho mai dimenticata.
Addio e arrivederci tutti lassù.
Pregate per me. Addio, Addio.
Sergio.
Dopo l'eccidio dei partigiani all'Argentera, la VI "G:L:"
diffuse un duro manifestino:
Esercito di Liberazione Nazionale - VI Divisione Alpina
Canavesana - Formazioni Giustizia e Libertà 26
marzo 1945
Il pomeriggio del 22 corr. in località Argentera
di Rivarolo Canavese da un reparto della FOLGORE del
distaccamento di Volpiano al comando del S.Ten. Muratore
sono stati trucidati i: Ten.RENZO SCOGNAMIGLIO - Serg.
Magg MARIO PORZIO - Alpino ANTONIO ULIGINI - Alpino
SERGIO TAMIETTI - Alpino ALESSANDRO BIANCO
Vogliamo che si conosca come sono caduti, da forti,
vittime della più bassa ferocia, scatenata contro
l'ardire di una Fede ed un Ideale giusti e altissimi
contro la generosa dedizione all'avvenire della Patria.
La figura onesta e luminosa del Ten. RENZO SCOGNAMIGLIO,
buone e sorridente sempre, giovinezza nobile rara ed
ardente che al piombo fraticida ha offerto il petto
ed è stato ucciso con un'ultima rivoltellata
alla tempia, i Suoi COMPAGNI che hanno avuto il capo
sfracellato e reso irriconoscibile, ci lasciano l'eredità
preziosa del loro Esempio.
Morendo vi hanno lasciato il loro perdono, ma non ne
siete degne canaglie della Folgore infame e maledetta,
maledetta da Dio e dalle Madri. Vigliacchi, vigliacchi
vi gridiamo sul viso. La nostra giustizia vi raggiungerà
implacabile prossima o lontana, è il giuramento
solenne a tutti i nostri Morti. Provocate il Popolo
nella sua carne, sentite il disprezzo e l'odio che suscitate
e con il terrore volete soffocare la reazione legittima
che sentite avanzare.
Insorgeremo tutti contro la vostra prepotenza per abbattere
la vostra illegalità ed i vostri assassinii i
furti le distruzioni saranno puniti.
Soffriamo profondamente in quest'ora il dolore per la
perdita irreparabile dei COMPAGNI e con noi è
il cuore di tutti i migliori che si associano nell'esprimere
alle Famiglie i sensi del più vivo e sentito
compianto.
30 marzo 1945: Uccisione di Carlo
Boggio
Nella notte viene prelevato, da uomini armati, nella
sua abitazione, Boggio Carlo, di anni 45, detto l'"Aris"
per via della sua folta chioma ricciuta. Il Boggio è
un fascista della prima ora, è stato per lunghi
anni istruttore del servizio premilitare ed impegnato
attivista del fascismo canavesano. Viene portato in
via Busano, nella zona dove attualmente sorgono i pozzi
dell'acquedotto, e freddato a colpi di pistola.
4 aprile 1945: A Gallenca uccisione di Sebastiano Brino
(Noto)
Alla sera, uomini armati prelevano dalla sua casa, in
località Bonauda di Gallenca, Sebastiano Brino,
di anni 42, sfollato da Torino e partigiano della formazione
Giovane Piemonte dell'VIII Divisione Vall'Orco. Viene
portato nei pressi della Società di Gallenca
e giustiziato.
18 aprile 1945: Rinvenimento di cadavere
ai Trucchi
Viene rinvenuto, in località Trucchi-Belvedere,
sepolto da pochi cm. di terra, il cadavere di una persona
sconosciuta, il dott.Balocco, in veste di ufficiale
sanitario, redige il referto medico ...sepolto da parecchi
giorni...si nota una ferita da arma da fuoco alla nuca...mi
si riferisce che la fossa venne casualmente scoperta
da bambini della vicina cascina, che si recarono a pascolare
le pecore, e che vista tutta la terra smossa frugarono
il terreno vedendone fuoriuscire una mano. Il cadavere
viene tumulato nel cimitero di Valperga come persona
sconosciuta. Il successivo 10 agosto avviene il riconoscimento
della salma da parte di parenti e conoscenti, si tratta
di un certo M.P. di Pont Canavese, già partigiano
di Bellandy, fuggito dalla formazione perché
condannato per furto e poi passato al nemico. Guiderà
i tedeschi nei rastrellamenti, compreso quello notturno
avvenuto nella zona di Pertusio il 14 gennaio 1945 contro
una squadra partigiana. M.P. verrà in seguito
catturato dai partigiani, processato per tradimento,
condannato e giustiziato. Un grande problema che dovevano
fronteggiare gli uomini della Resistenza era l'attività
delle spie. La sopravvivenza dei partigiani non poteva
consentire delazioni. Si procedeva continuamente alla
loro "bonifica". Prima con avvertimenti e
intimidazioni, e poi, se non ascoltati, con la loro
eliminazione fisica.
Il Tribunale Partigiano è inesorabile contro
le spie, specialmente nell'inverno '44/45 quando, approfittando
della crisi del Movimento Partigiano, esse risultano
molto attive.
3 maggio 1945: Morte di Edoardo Baudrino.
Non è ancora finita, il 1° maggio si sono
svolti grandi festeggiamenti per la fine della guerra,
il paese è imbandierato ed un corteo raggiunge
il cimitero per onorare i caduti partigiani. Giorni
dopo, una lunga colonna tedesca in ritirata attraversa
il Canavese per raggiungere Ivrea. Il suo passaggio
sarà disseminato di sangue. Il 3 maggio la colonna
raggiunge Valperga, tutti si sono rinchiusi in casa
per paura, Edoardo Baudrino, di anni 63, che sta uscendo
dal barbiere, cerca di correre per mettersi al riparo
ma viene raggiunto da una raffica sotto l'arco di Volta.
Morirà nello stesso punto dove il 30 luglio dell'anno
precedente aveva trovato la morte Franco Rocco. I loro
nomi sono stati accomunati sulla stessa lapide.
11 maggio 1945: Rinvenimento di cadaveri
il località Braidacroce
In località Braidacroce vengono rinvenuti i cadaveri
di due sconosciuti. Il dott. Balocco redige il referto
medico constatando che i cadaveri, dall'età presunta
di 22 - 28 anni, sono sepolti nella stessa fossa a circa
50 cm. di profondità e presentano ferite da arma
da fuoco alla nuca. Entrambi i cadaveri vestono la divisa
dell'aviazione di panno turchino, sulla giubba di uno
di essi vi sono i gradi di caporal maggiore. Queste
salme non verranno mai identificate trattandosi di persone
non del luogo e prive di documenti. Da testimonianze
dei residenti, pare che le due persone, prima di essere
eliminate, fossero state tenute prigioniere, alla borgata
Boriglione, da uomini appartenenti ad una squadra partigiana
che operava nella zona di Busano. Di queste esecuzioni
non si hanno notizie relative al movente ed agli esecutori.
15 maggio 1945: Rinvenimento cadaveri
in località "Cave della fornace"
Alle "Cave della fornace", sono rinvenuti,
sepolti in due fosse, i cadaveri di cinque sconosciuti.
Il dott. Balocco redige i referti medici descrivendo
nei minimi particolari le caratteristiche delle salme
ed il loro vestiario, elementi che saranno utili per
la identificazione. Identificazione che avverrà,
per quattro dei cinque cadaveri, nei mesi di agosto
e settembre successivi. Si tratta delle persone fucilate,
alla fine di febbraio del '45, dalla polizia partigiana
"G.L". I quattro cadaveri identificati vengono
così riconosciuti: P.G., di anni 42, di Cuorgnè.
- B.E., di anni 43, detto il Francese, di Cuorgnè.
- P.G., di anni 42, di Locana. - P.G.B., di anni 35,
di Pont Canavese.
Fucilati perché ritenuti profittatori e ladri...
Sono prelevati e fucilati dai patrioti parecchi individui
che rubavano a mano armata, da soli o con l'aiuto degli
Ucraini, svaligiando le case. Avevano al Pedaggio (di
Cuorgnè) un vero magazzino di vendita, al quale...persone
insospettate di Cuorgnè inviavano i clienti.
Sono in tutto una decina di persone. Con la fucilazione
di alcuni ( fra cui Boeris detto il Francese) le rapine
cessano di colpo...(da "Appunti per una storia
di Cuorgnè) di Mario Bertotti - Editore Enrico,
Ivrea 1983)
17 maggio 1945: Prime esperienze democratiche
- Nomina dei consultori.
Il C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) di Valperga
composto da Savio Giuseppe che è stato nominato
Sindaco, Savio Savino Vice Sindaco, avv. Ferruccio Pastore,
avv. Guido Sorrentino, ed Elena Defendente, procedono
alla nomina dei consultori (carica simile al consigliere
comunale). ...questo comitato ha deliberato di rendere
di pubblica ragione i nomi dei componenti la consulta,
notificando inoltre che i consultori sono stati scelti
tra i rappresentanti delle varie categorie del popolo
onde possano portare in seno al comitato stesso tutte
le notizie in merito a difficoltà, bisogni, problemi
da risolvere ecc. ...
I consultori nominati sono:
Cibrario Pierino, Bertotti Lorenzo, Bertotti Mario,
Boriglione Pietro, Ellena Sebastiano, Ronchetto Virginio,
Falletti Secondo, Falletti Carlo, Alice Giuseppe, Cibrario
geom. Domenico, Vallero Luigi, Bertotti Guido, Bertotti
Enrico, Cerutto Michele, Terrando Pietro, Vallero Secondo,
Terrando Giuseppe, Giacoma Rosa Giacomo, Terrando Gioachino,
Frasca Giovanni, Carbonatto Rodolfo, Cresto Battista.
29 maggio 1945: Il C.L.N. si trasforma
in Giunta comunale.
Il C.L.N. composto da: Savio Giuseppe rappresentante
della Democrazia Cristiana, Savio Savino del Partito
Comunista, Pastore avv. Ferruccio del Partito Socialista,
Ronchetto geom. Virginio del Partito d'Azione ed Ellena
Defendente del Partito Liberale, delibera di trasformare
il Comitato di Liberazione Nazionale in Giunta comunale:
Sindaco: Savio Giuseppe
V.Sindaco: Savio Savino
Assessori : Pastore avv. Ferruccio, Ronchetto geom.
Virginio, Ellena Defendente.
26 agosto 1945: Il C.L.N. procede
alla nomina dell'Amministrazione comunale.
Sono tempi convulsi, le prime esperienze democratiche
hanno bisogno di fasi d'assestamento. Vengono rinominati
i componenti della Giunta comunale ed i rappresentanti
del C.L.N.:
Sindaco: Savio Giuseppe
V.Sindaco :Savio Savino
Assessori effettivi: geom. Cibrario Domenico, Bertotti
Enrico
Assessori supplenti: geom. Ronchetto Virginio, Ricca
Lorenzo fu Matteo
Il Comitato di Liberazione Nazionale è così
composto:
Bertotti Guido in rappresentanza della Democrazioa Cristiana,
Savio Savino del Partito Comunista, avv. Pastore Ferruccio
del Partito Socialista, Bergandi Giuseppe di Luigi del
Partito d'Azione ed Ellena Defendente senza partito
(contadini)
8 giugno 1945: Rinvenimento di due cadaveri
Alle Comunie vengono trovati i cadaveri di due sconosciuti,
uno in località Prella e l'altro in località
"Cave nuove di granito". Solito referto medico
del dott. Balocco e relativo riconoscimento delle salme
avvenuto nel mese di agosto successivo. Il primo cadavere
viene identificato come Costantino Pietro di Rivarolo
di anni 17, il secondo come Spina Sabino di anni 32
residente a Rivarolo. Anche in questo caso non si conoscono
le motivazioni dell'esecuzione e chi l'abbia eseguita.
17 ottobre 1945: Relazione del Sindaco
sull'ufficiale Fumai
La guerra è finita da sei mesi, ma le questioni
sono più vive che mai. Si tenta di rendere giustizia
ai molti che hanno subito, raccogliendo prove e testimonianze
sui misfatti compiuti dai nazifascisti. Il sindaco di
Valperga, Giuseppe Savio, primo sindaco della Liberazione
nominato dal C.L.N., invia al Comando dei Carabinieri
reali di Cuorgnè una relazione su un ufficiale
della X MAS comandante di un reparto nominato "Mai
morti" che si rese famoso per i crimini compiuti.
Questo ufficiale si chiamava Fumai:
Relazione su Fumai. Da informazioni assunte non risulta
che Fumai fosse presente a Valperga dopo la battaglia
del 30 luglio '44; mentre risulta che suoi ufficiali
inferiori gridassero di bruciare tutto il paese. Al
mattino sui muri abbiamo trovato scritto "W Fumai"
e perciò è da ritenersi che chi ha fatto
appiccare il fuoco fossero soldati ai suoi ordini dei
quali lui deve rispondere. I danni recati dopo tale
azione di rappresaglia a Valperga ammontano a diverse
milioni, incendi appiccati ad una ventina di case con
diverse distrutte ed altre danneggiate. Risulta inoltre
che quel vile abbia fatto fucilare a Pratiglione tre
partigiani dopo averli costretti a fare segnalazioni
agli aerei promettendo loro di graziarli, viceversa
dopo essersi servito di loro li ha fatti fucilare. Pratiglione
può spiegare meglio la viltà di quel delinquente.
Valperga 17 ottobre 1945 IL SINDACO
Giuseppe Savio
4 marzo 1946: Morte del Sindaco Giuseppe Savio
Sono passati appena dieci mesi dall'insediamento della
prima amministrazione democratica nominata dal C.L.N.,
i problemi sono tanti, bisogna ricostruire un paese
distrutto, sono necessarie molte energie.
In questo delicato frangente il Sindaco Giuseppe Savio,
muore improvvisamente all'età di 30 anni. Il
paese è costernato, l'A.N.P.I. ed C.L.N. fanno
affiggere un manifesto listato a lutto:
La vita saggia e operosa di
SAVIO GIUSEPPE
Il nostro giovane Sindaco designato dal Comitato di
Liberazione Nazionale, primo Sindaco della nuova democrazia
popolare Valperghese è stata troncata da morte
improvvisa.
Il C.L.N. che lo ebbe fra i suoi attivi rappresentanti
nella dura vigilia della Liberazione, lo ricorda con
commosso affetto e lo addita a tutti i Valperghesi,
che, con Lui, han perso un buon cittadino, un sincero
Patriota, un saggio e onesto amministratore.
L'A.N.P.I. e il Fronte della Gioventù, da Lui
potenziati, si uniscono al C.L.N., per tributare al
defunto Sindaco degne onoranze.
La Consulta Comunale, che ha perso il suo stimato ed
apprezzato Sindaco, invita la popolazione al funerale
che si svolgerà Martedì 5 corr. alle ore
16 a spese del C.L.N.
L'A.N.P.I Valperga 4 marzo 1946 La
Consulta Comunale
Il Fronte della Gioventù Il C.L.N.
Dopo la morte del Sindaco Savio, a
Valperga si insedia il Commissario Prefettizio che gestirà
l'Amministrazione comunale fino alle prime elezioni
amministrative del 24 ottobre 1948 quando un altro Savio,
Savio Savino, diventerà Sindaco. Ma questa è
già storia del dopoguerra.
Bibliografia e archivi consultati:
– A.Bellotto: "Acthung
Bandengefahr! - Castellamonte nella lotta di Liberazione"
Comune di Castellamonte - Comitato per le onoranze ai
Caduti della Resistenza 1961.
– AA.VV.: "Agliè nei giorni della
Resistenza" - Tipografia Ferraro, Ivrea 1995
– Archivio "Elio e Ezio Novascone - Cuorgnè.
– Archivio Storico Comune di Valperga
– M. Bertotti: "Appunti per una storia di
Cuorgnè"
– T. De Mayo e V. Viano: "Il prezzo della
Libertà" - Edizione A.N.P.I, Cuorgnè
1977.
– G. De Rosa: "Le ore più belle"
– L. Doglione: "Assalto alla Canavesana"
- Edizione A.N.P.I. Favria e Oglianico, 25 aprile 2000.
– L. Doglione: "Per la Libertà"
- Edizione A.N.P.I. Favria e Oglianico, 25 aprile 1998.
– A.Dovis: "Storia del plotone Gualtiero"
- Editrice Libreria dell'Orco, 1996
– A.Gobetti: "Diario partigiano" - Einaudi,
Torino 1956
– P. Rolando: "La Resistenza di Giustizia
e Libertà nel Canavese"
– G. Troglia: "Il mio angolo di Resistenza"
a cura di Ferdinando Prat - Editori F.lli Enrico, Ivrea
1976.
– G. Tuninetti: "Clero, guerra e Resistenza
nella diocesi di Torino - Nelle relazioni dei parroci
del 1945" Edizioni Piemme - Casale Monferrato 1996.
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