NOTE STORICHE SUL PARTIGIANO EDUC
PASQUALE
CADUTO IL 23.10.1944
Nato a Villa Castelnuovo il 17 Aprile 1927; domiciliato
nella frazione Filia di Castellamonte; operaio conciatore
a Torino; benché non ancora diciassettenne si
arruolò, come partigiano nella III^ Brigata "Matteotti"
(Comandante PIERO ROSSI e Vicecomandante ALDO LENZI)
assumendo il nome di battaglia "Bandiera";
cadde il 23 ottobre 1944 sotto il piombo nazi-fascista.
Venne insignito di medaglia d'oro al Valor militare
con la seguente motivazione:
"Giovanissimo partigiano animato
da indomita volontà di vincere, durante un violento
attacco in forze di formazioni russo-tedesche che costringevano
dopo alterne ed aspre vicende il ripiegamento dei reparti
partigiani, volontariamente rimaneva da solo sulla postazione
con un'arma automatica per mantenere impegnato il nemico
e dar modo di porre in salvo i feriti. Soverchiato da
forze superiori si difendeva a copli di bombe a mano,
finché esaurite le munizioni veniva catturato
e condannato alla fucilazione.
Rifiutava la possibile evasione per evitare la rappresaglia
del nemico contro la popolazione inerme che avrebbe
dovuto rispondere della sua fuga dicendo a chi gliela
proponeva: "Dite al mio comandante che sono fiero
di aver compiuto tutto il mio dovere". Affrontava
serenamente la morte e cadeva sotto il piombo nemico
gridando: "Viva l'Italia". Val Soana, ottobre
1944"
Dalla testimonianza della Prof.ssa
Luisa Monti Sturani, sfollata con due figli (Vittorio
ed Enrico) ed il marito Prof. Mario Strurani (futuro
commissario politico della III^ "Matteotti"):
"Nella frazione Berchiotto di
Frassinetto si rileva che, all'alba del 21 ottobre,
venne improvvisamente attaccato, da ingenti forze russo
-tedesche, un distaccamento della III^ Brigata di stanza
nella frazione stessa. Durante lo scontro venne ucciso
un giovane partigiano siciliano; furono catturati sei
partigiani dei quali tre furono portati a Ronco e fucilati
il giorno dopo e tre furono tenuti prigioniere sul posto,
tra i quali Educ Pasquale: magnifico figliolo, pieno
di forza, di salute, di allegria e voglia di vivere.....Rideva
e scherzava sempre, ma aveva negli occhi un non so ché
di serio, di risoluto. Dal momento in cui fu preso non
si illuse sulla sua sorte; portato sul posto dove era
il suo distaccamento perché indicasse la casa
in cui alloggiavamo (dietro stava pronto il tedesco
col lanciafiamme), egli indicò una misera casupola
tentando così di salvare la roba del gruppo e
la casa che apparteneva ad una povera vedova.
Nei due giorni di prigionia che precedettero la morte,
seppe entrare nel cuore persino del capitano tedesco
che tentò di salvarlo telefonando per un'ora
al comando, ma invano.
Era una di quelle creature che si fanno amare per la
loro bellezza, per la vitalità che da essa emana.
Affrontò sereno la sentenza di morte. Gli si
offrì ancora una possibilità di fuga che
egli scartò, dopo un attimo di esitazione, perché
la sua fuga sarebbe stata pagata dal parroco (Don Carlo
Bongera) con la vita e da tre villaggi che sarebbero
stati incendiati.
Al parroco, che gli somministrava i sacramenti, disse:
"Dica al mio comandante che ho fatto il mio dovere
fino all'ultimo, che muoio tranquillo e che il mio ultimo
pensiero è per lui e per i miei cari."
Al comandante tedesco, prima della morte disse: "Voi
uccidete il mio corpo, ma la mia anima, tra poco, si
ricongiungerà alle anime dei miei fratelli morti
come me per la Patria".
Il parroco disse che mai avrebbe supposto in un contadino
di diciotto anni una tale altezza d'animo, una tal profondità
e saldezza morale.
Il 23 ottobre 1944 venne fatto scendere
alla sottostante frazione Colletto e lì fucilato."
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