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ALPETTE
11 agosto 1944
CINQUANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA
BATTAGLIA DI CERESOLE
... al Comandante Titala
i garibaldini della
77^ Brigata "Garibaldi"
A cura dell'A.N.P.I di Alpette
Il giorno 4 settembre 1994 commemoreremo
Goglio Battista (Titala) Alpettese. Comandante partigiano
medaglia d'argento al Valore Militare.
Nel ricordo di questo grande nostro
combattente non possiamo accomunare la 77^ Brigata partigiana
e tutta la gente della montagna che con i propri sacrifici
e con gravi rischi ha consentito la vittoria finale.
Non è tuttavia possibile comprendere
appieno l'epopea della lotta di liberazione senza rifarsi
alla lunga, travagliata e difficile resistenza nei vent'anni
di regime fascista.
Ed è qui che inizia l'opera
costante del Comandante Titala all'insegna di una sempre
maggiore affermazione di una nuova coscienza civile
e politica che promuoverà la Resistenza a presupposto
essenziale e cardine della Costituzione repubblicana
e quindi della Repubblica italiana.
IL SINDACO
(Ceretto C. Marino)

"Breve vita dalla natura ci è data: ma il
ricordo della vita bene spesa è perpetuo",
così scriveva tanti e tanti secoli fa Cicerone.
Ora, se vi fu una vita bene spesa,
è stata certamente quella di "Titala".
Una vita trascorsa dando tutto se stesso perchè
tutti potessero vivere in condizioni degne di una persona
umana, lottando perchè democrazia e giustizia
sociale non fossero parole vane, cadendo con le armi
in pugno perchè gli italiani ritorvassero la
libertà.
Per questo noi lo abbiamo sempre ricordato,
lo ricordiamo oggi e ne affidiamo il ricordo alle generazioni
future.
Un ricordo il nostro che non è
però semplice rievocazione del tempo che fu:
chè, se così fosse, sarebbe inutile, senza
senso.
"Titala" e con lui tutti
Coloro che caddero combattendo, che finirono i loro
giorni nei campi di internamento e di sterminio, che
furono torturati, uomini e donne, ci chiedono di continuare
la lotta, di essere ancora partigiani: partigiani della
libertà, della democrazia, della giustizia, della
pace, della pulizia, partigiani attivi ogni giorno,
in ogni luogo, con lo stesso entusiasmo con cui "resistemmo"
sino alla vittoriadel 25 Aprile.
Senza smettere un solo istante di stare in guardia:
il fascismo c'è ancora e tenta in ogni modo di
prendersi rivincite.
Ma non vincerà se. Tutti uniti.,
continueremo quotidianamente la battaglia antifascista
che fu di "Titala", che fu di tutti i Caduti
della Resistenza.
Vittorio Negro

In una fase politica così difficile come quella
che l'Italia sta attraversando, ricordare Titala non
è certo un rito privo di significato.
Mentre sono in atto tentaivi di destra
di bloccare vere riforme democratiche per far regredire
conquiste civili e sociali e per riesumare elementi
di autoritarismo, la vita di Titala offre a tutti un
esempio altissimo.
A 100 anni dalla sua nascita ricordiamo
l'uomo che non piegò la schiena al fascismo,
che seppe resistere ed affermare i grandi valori della
Resistenza: le libertà democratiche, il progresso
sociale, i diritti umani.
Titala era un operaio di Alpette che
divenne un leggendario comandante partigiano. Ma più
che nella leggenda egli è entrato nella storia.
Il suo grande merito fu quello di nutrire fiducia nel
popolo e soprattutto nei giovani, anche nei momenti
più oscuri e pericolosi.
Qui risiede, io credo, la grandezza
di Goglio Battista, l'eroico Titala.
Non perdersi d'animo, non lasciarsi sopraffare dalla
sfiducia, ma continuare a impegnarsi uniti e ad operare
per riconquistare alla causa del progresso e della democrazia
anche chi, in questi ultimi tempi, ha cercato risposte
sbagliate allo sfascio del vecchio regime di "Tangentopoli".
Seguendo il suo insegnamento morale e civile sarà
possibile far riprendere all'Italia il cammino aperto
dalla Resistenza.
Ugo Pecchioli


LA FINE D'UN EROE: "TITALA"
Undici Agosto:
Giorno nefasto in cui s'aggiunge un lutto
alla 77^: il più maturo frutto
cadde sul posto.
Un drappo nero
calò sulla bandiera e ve l'avvolse
d'ogni Garibaldin la mente accolse
triste un pensiero.
O Partigian impressa sia
ne' mente tua la fatal giornata
di Ceresole, in cui tal vita amata
ci fuggì via.
Fuggì da terra
e s'addentrò d'eroi nel mondo ignoto:
ma l'ideal di lui rimase immoto
e ogniun rinserra.
Sui monti il sangue
di lui vendetta grida: " O Partigiano:
nel vendicar non tremi la tua mano
poichè lui langue".
Alfredo Seren Rosso (Nevada)
" IL COMANDANTE TITALA"
GOGLIO BATTISTA TITALA (SPARTACO
1°) nacque ad Alpette, il 6 giugno 1894, da una
famiglia contadina. Fin da giovane si fece promotore
della nascita delle leghe dei Magni, di circoli ricreativi
e di cooperative ad Alpette e nel Canavese.
Nel 1920 si trovava a Torino quando fece parte delle
Guardie Rosse che occuparonole fabbriche e divenne guardia
de "L'Ordine Nuovo" (il quotidiano del P.C.I.).
Fu uno dei protagonisti della costruzione della Cooperativa
ad Alpette ngli anni precedenti la prima guerra mondiale.
Nel 1922, con l'avvento del fascismo, la cooperativas
venne bruciata; un primo tentativo era stato respinto
dai soci, tra cui lo stesso Titala, schieratisi davanti
al fabbricato. Successivamente i fascisti, approfittando
di un giorno feriale, giorno in cui la maggior parte
dei soci era al lavoro, salitono in buon numero da Pont
e Cuorgnè e riuscirono ad incendiare la Cooperativa.
Titala ed alcuni altri fuggirono dal tetto, ma furono
pronti ad organizzare un'imboscata in località
Fara; aspettarono i fascisti che scendevano verso Cuorgnè
con i camions e li presero a fucilate. Costoro, furibondi
per essere stati beffati, giunti a Cuorgnè, picchiarono
alcune persone che si trovavano presso la "Società
Operaia" e ne uccisero una.
Titala, di fronte ai relitti fumanti della Cooperativa,
pronunciò una frase diventata storica: "VOI
FASCISTI BRUCIATE LE CASE, MA L'IDEALE E' COME LA PIETRA
E LA PIETRA NON BRUCIA".
Il fabbricato fu ricostruito, ma in seguito la Cooperativa
si dovette sciogliere, e la stessa sorte subì
la vecchia Associazione dei Ramai, in conseguenza delle
leggi fasciste.
Titala fu per molto tempo uno dei maggiori dirigenti
del P.C.I. nel Canavese e per questo motivo fu perseguitato
e, come altri compagni di Alpette, non riuscì
più a trovare un lavoro stabile e dovette adattarsi
a cambiare spesso mestiere.
Un primo risultato della sua attività politica
fu che i fascisti, ad Alpette, non trovarono nessuno
che volesse assumere la carica di podestà, tanto
che fino al 1934, ne venne inviato uno da un altro paese.
Titala trovò poi lavoro a Torino, in piccole
officine. Abitava in una soffitta in corso Giulio Cesare,
un grande isolato di case confinanti con i corsi Napoli,
Emilia e Vercelli, con più portoni di uscita,
cosicchè quando i fascisti venivano per prelevarlo
egli o fuggiva per i tetti o per una delle numerose
uscite non controllate.
Trascorse anche un certo periodo in carcere e conobbe
il confino.
Nel periodo compreso tra il 25 luglio e l'8 settembre
1943 si trovava ad Alpette doe svolgeva il servizio
di noleggio.
Il 12 settembre organizzò una prima riunione
ad Alpette su un prato, con alcuni antifascisti di Alpette
e del Canavese e con i primi militari sbandati. Con
le poche armi nascoste nel 1922, si andò al recupero
di altre, dapprima presso la Caserma di Cuorgnè
e poi presso la polveriera di Lombardore. Nel frattempo
radunò gli sbandati dell'esercito italiano, andò
a Locana, dove erano concentrati ex prigionieri jugoslavi,
inglesi, ecc. e li convinse a fuggire. Nacquero così
le prime Brigate Partigiane.
Si formò un gruppo chiamato Aquila, che operò
immediatamente in pianura con Ratulin e Tardon il Diavolo
Nero, fra Feletto, San Benigno, Cuorgnè e che
aveva il compito di mantenere i contatti soprattutto
con Feletto che divenne un centro di arruolamento nelle
Formazioni Partigiane.
La guerriglia iniziò con assalti a Caserme dei
Carabinieri e a polveriere. Titala fu ancora arrestato
nei primi giorni del novembre 1943. Trascorse settanta
giorni nel carcere di Ivrea, dal quale riuscì
poi ad evadere con documenti falsi, procuratiglidai
parenti.
Ritornò in libertà nel febbraio 1944,
nello stesso giorno riprese il comando dei partigiani.
Organizzò innumerevoli azioni di sabotaggioe
intraprese importanti contatti politici. Intanto, molti
giovani che non avevano aderito alla chiamata della
Repubblica di Salò andavano ad ingrossare le
file dei partigiani: si formarono così le Brigate.
Anche ad Alpette le adesioni furono numerose tanto che
si diede vita ad un'altra Brigata, distaccando un gruppo
che operava in pianura, comandato da Trione Giuseppe
(Spartaco 2°).
Titala era un Comandante giusto e generoso. Molto severo
con i compagni, ma mai crudele, nei processi, con le
spie con i traditori. Quando si doveva decidere per
una fucilazione, non votava mai a favore, e tentava
di convincere gli altri alle sue idee; in genere preferiva
dare due schiaffi piuttosto che comminare altri tipi
di punizione.
Voglio citare un episodio accaduto a me e ad un gruppo
di partigiani: "Nel festeggiare il 1° Maggio
1944, a notte inoltrata, l'euforia ed un bicchiere di
vino in più, ci portarono a commettere un'imprudenza.
Il giorno successivo Titala, saputo il fatto, ci punì;
ma per quelli del suo partito la punizione fu più
dura: ci legò ad un palo per un'intera giornata!".
Titala possedeva una forte coscienza politica ed una
grande capacità organizzativa e strategica. Con
pervicacia condusse, per mesi e mesi, un lavoro di contatti
che portò i suoi frutti. Alla fine di maggio
del'44, un gruppo di soldati cecoslovacchi, di stanza
a Bardonetto, passò con i partigiani: 21 uomini
con tutto l'armamento. Ai primi di luglio, dopo numerosi
contatti avuti anche clandestinamente a Torino e dopo
un finto assalto e sparatoria alla Caserma dell'Aviazione
di Altessano, 33 avieri con il loro tenente, 3 camions
carichi di armi (fucili e mitragliatrici) e munizioni,
viveri e sigarette, fuggirono con i partigiani e si
arruolarono nella formazione di Titala.
Per Titala la Battaglia di Ceresole Reale fu l'ultima.
Iniziata il 29 luglio fra Valperga e Cuorgnè,
terminò l'11 agosto con la sua morte in combattimento.
Fu una battaglia che egli condusse con bravura e capacità,
al comando di circa 400 partigiani contro migliaia di
fascisti e tedeschi: li affrontò prima a Cuorgnè,
poi a Formiero e ad Alpette, al Trione e a Noasca ed
infine a Ceresole ed inflisse loro gravi perdite.
Lo ricordo quando, durante i primi giorni, nelle postazioni
di Ceresole ci fece posizionare enormi massi lungo i
pendii più ripidi e strategici che servirono
poi negli ultimi deu giorni della battaglia: li facemmo
rotolare contro i nemici, ostacolandone l'avanzata e
sopperendo così alle scarse munizioni che ci
erano rimaste.
Il giorno 11, per mancanza di munizioni e di viveri,
Titala aveva predisposto il ritiro non appena si fosse
fatta notte.
Ma mentre, appostato dietro una roccia, dirigeva le
operazioni e di tanto in tanto scrutava con l'unico
binocolo in possesso i movimenti del nemico e teneva
la posizione a colpi di fucile, una raffica di mitraglia
con pallottole esplosive lo colpì in piena fronte.
La sua morte lasciò in noi un grande vuoto; per
colmarlo occorsero molti mesi e si riuscì solo
continuando la lotta.
Renato Bazzarone (Bill)

LA BATTAGLIA DI CERESOLE
Nel pomeriggio del 29 luglio ebbe
inizio all'imbocco della Valle dell'Orco, dove le formazioni
partigiane confluirono per contrastare l'attacco delle
brigate nere e gruppi corazzati germanici.
Il primo scontro fu breve e violento (in particolare
tra Valperga e Cuorgnè).
Nella notte del 29 e 30 i partigiani
presero posizione; parte in Val Canischio, parte a Formiero
e Alpette, parte a Voira e Pont e parte nella Valle
Sacra.
Nei giorni 30 e 31 i luoghi citati
videro numerosi scontri tra i partigiani e le forze
avversarie, preponderanti di uomini e mezzi.
Le forze partigiane vista l'inutilità di una
resistenza prolungata per l'inferiorità nel numero
di uomini e di mezzi logistici si ritirarono nella notte
fra il 31/7 el'1/8 parte in Val Soana e Ribordone e
l'altra verso l'alta Valle Orco. Sopra Noasca i giorni
3 e 4 si trovarono a fronteggiare il nemico: la 77^
Brigata Garibaldi comandata da Goglio Battista (Titala)
con un gruppo di Jugoslavi, comandati dal Maresciallo
Popovic, la 49^ Brigata Garibaldi al comando di Trione
Giuseppe (Ciciolo), un gruppo di cecoslovacchi comandati
da un loro ufficiale ed infine una squadra di G.L.
I partigiani in tale posizione contrastarono
l'attacco nemico infliggendogli gravi perdite e perdendo
tre valorosi compagni.
Nella notte fra il 4 ed il 5 agosto i partigiani spostandosi
da Noasca si attestavano a difesa di Ceresole, mentre
i Nazifascisti inferociti dalle perdite subite si ritiravano
dando alle fiamme parecchie case di nOasca e della vallata.
Nei giorni successivi i partigiani
consolidavano la loro posizione sulle preminenze rocciose
al di sotto del paese di Ceresole sopre il tunnel della
strada ostruendo con delle rocce fatte saltare precedentemente
l'accesso al paese stesso.
A destra del torrente Orco presero
posizione la 49^ Brigata e il gruppo Cecoslovacco, alla
sinistra la 77 Brigata con il gruppo Jugoslavo e alcuni
Comandanti della IV divisione Garibaldi.
Fin dai primi momenti e per alcuni
giorni si ebbero alcuni piccoli scontri col nemico.
Come testimoniano i giornali dell'epoca
usciti l'11 - 12 - 13 agosto 1944, il quartier generale
della Repubblica di Salò si riunisce nella zona
di combattimento per prendere parte alla "distruzione
dei banditi"; di esso fanno parte: il segretartio
del partito fascista Pavolini, il col. Quagliatta, il
comandante della X Mas Principe Borghese, il col. Facdouelle,
i federali Solaro, Tealdi, Melega, con attorno truppe
scelte di tutta l'alta Italia, in tutto diverse migliaia
di uomini.
Il giorno 10 all'alba, le truppe nazifasciste
attaccavano in forze ed infuriò la battaglia
senza sosta. Cannoni, mortai, mitragliatrici, armi automatiche
e mezzi blindati dei nemici; pochi fucili, mitragliatrici,
un mortaio, armi automatiche e pochissime munizioni
dei partigiani; che supplivano alla mancanza di munizioni
facendo rotolare dalla montagna pesanti macigni che
infliggevano al nemico sempre più gravi perdite.
La battaglia ebbe il suo culmine il
giorno 11 agosto ed ebbbe il suo epilogo a tarda sera
con lo sganciamento delle forze partigiane, costrette
a ritirarsi per mancanza di munizioni e viveri.
Il nemico ebbe a lamentare ingenti
perdite in uomini e mezzi, fra le quali, la morte del
col. Quagliatta, il ferimento grave del segr. Fascista
Pavolini, del Principe Borghese, del vice federale Tealdi,
del federale di Brescia Melega e di circa 600 repubblichini
e tedeschi tra morti e feriti.
Tra i partigiani caddero eroicamente:
MARCHETTI ANDREA operaio di Alpette
ANDOLINA ANGELO artigiano di Enna
BREGA ANTONIO operaio di Milano
DELLACA' CESARE impiegato di Torino
VACLAV GIBULKA musicista di Brno (Cecoslovacchia)
Ed infine il leggendario
GOGLIO BATTISTA (TITALA) operaio di
Alpette
La battaglia di Ceresole senza essere
considerata "campale" è tuttavia una
delle poche che abbia conosciuto aspetti di un vero
e proprio scontro di linea.
Nonostante la ritirata, i superstiti
continuarono la lotta in ogni luogo; alla Crocetta a
Pian Audi e nelle Valli di Lanzo, nella valle d'Aosta
e Val Soana, in Francia coi "maquis" e nel
Canavese fin oa che coloro che i fascisti chiamavano
"banditi" diventando sempre più numerosi
giunsero alla gloriosa giornata del 25 aprile 1945.
La crus 'd Titala
Dall'elenco ufficiale dei Decorati
di Medaglia d'Argento al V.M.:
Goglio Battista fu Battista e fu Albretta
Antonia, da Alpette (Torino),
classe 1894, partigiano combattente (alla memoria).
Civile e senza obblighi militari,
si guadagnava i galloni di comandante per l'attività
di combattente iniziata sin dall'ottobre 1943. Durante
una manovra di ripiegamento sotto la pressione di forze
soverchianti, assumeva personalmente il comando dell'ultima
retroguardia e, nel generoso tentativo di guadagnare
il tempo necessario alla manovra, con un attacco, cadeva
sul campo. Esempio di generoso sacrificio e di profonda
valutazione del dovere di comandante.
Canavese, 10 settembre 1943 - 11 agosto
1944.
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